La paura di perdere il potere!

Alcune volte non è il potere che domina ma, la paura.La paura di perdere il potere!
Non mi riferisco alla kryptonite, ai cristalli radioattivi verdi e ovviamente a Superman il più antico dei supereroi ma, a quegli individui che ritengono, una volta entrati in possesso di un potere, di non poterlo e doverlo cedere più.
In pratica come in Italia avviene per i diritti acquisiti, in ogni campo, questi diventano cosa personale che, nel caso, si può anche decidere sempre a proprio insidacabile giudizio, di trasferire in eredità o in successione sia a familiari che a persone appartenenti allo stesso proprio gruppo di pensiero.
La definizione afferma: il “potere” è la facoltà di fare qualcosa, secondo la propria volontà.Ancora più in generale, il termine viene usato per indicare la capacità vera o presunta di influenzare i comportamenti di singoli o di gruppi umani.
Il potere è la capacità, la possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa in grado di influire sul comportamento altrui, di influenzarne le opinioni, le decisioni, le azioni, i pensieri: di mettere in uno stato di soggezione e sudditanza psicologica.
Il potere è l’autorità conferita da una carica, un ufficio, una funzione; infatti lo ritroviamo in affermazioni del tipo: – gli hanno dato pieni poteri,- l’esercizio dei propri poteri, – potere di rappresentanza, – impadronirsi del potere, – aspirare al potere, – un uomo di potere.
In generale rappresenta, in termini assoluti, una posizione predominante, di supremazia, di dominio infatti “i poteri forti” sono quelle istituzioni economiche, finanziarie, giuridiche o culturali in grado di influenzare l’attività del Governo, o di ogni organismo che esercita l’autorità politica, giuridica, amministrativa o religiosa.
Alla luce di questo, possiamo affermare che l’esercizio del potere ha un ruolo fondamentale nei rapporti tra le persone, come anche tra queste e lo stesso Stato.
Gli studiosi, filosofi, sociologi ecc. si sono divisi su come considerare il potere, se esso sia un bene materiale (visione sostanziale) o una relazione tra individui? 
La seconda teoria è oggi sicuramente, almeno a mio parere, la più accettata, valida e concreta.
Secondo la classica definizione sociologica di Max Weber (il potere come forza): “Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà”.Weber per potere intende la ricchezza, il prestigio, lo status, la forza numerica e fisica, l’efficienza organizzativa, tutto ciò che offre un vantaggio. 
Dal punto di vista tecnico, spesso e purtroppo solo meramente ideale, è possibile definire il potere come l’autorità e autonomia decisionale, esercitata in aderenza a norme e regolamenti, e solo ed esaustivamente sulla base di questi, da un organo direttivo, nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità lavorative-gestionali. 
Cioè il “potere” dovrebbe essere esercitato in maniera scevra totalmente da preconcetti, modi di pensare, ideologie, prevenzioni e interessi. 
Perdere il potere di contro, significa rinunciare al controllo, alla capacità di influenzare eventi o persone.
Chiunque quando deve raggiungere il potere è molto critico verso di stesso, lo definisce spesso come un privilegio, come sopraffazione, salvo che una volta preso diventare a sua volta e nel concreto conservativo e reazionario. 
Ma non basta arrivare, per fare in modo che la situazione raggiunta si conservi più a lungo possibile nel tempo, cerca alleanze tra individui che hanno gli stessi interessi e quindi si creano: gli ordini, gli organismi associativi, i sindacati tutte aggregazioni nate per fini egregi e buone intenzioni, che nel tempo, perdono la loro missione iniziale tendendo e cercando, invece e in ogni modo, di irrobustire solo il loro peso specifico, il loro potere anche contrattuale, perdendo le loro caratteristiche democretiche e diventando praticamente delle “oligarchie”.
Così si osservano vere e proprie classi, ceti, ranghi, élite, corporazioni, “caste” di persone che ergono barriere, seppur legittime e legali ma, al solo scopo di rendersi “intoccabili”.Sono gruppi e categorie abbastanza eterogee che vanno dal mondo economico, bancario, industriale, al mondo giudiziario, al mondo dell’istruzione e della cultura sino al mondo accademico e universitario.
Il problema è quando questi gruppi queste associazioni assumono vesti di organizzazioni quasi istituzionali, volendosi sostituire o pilotare loro dal esterno e dal basso gli enti riconosciuti e preposti.
Nel corso del loro sviluppo, alcuni di questi aggregati sociali divengono veri e propri gruppi di potere, dotati di apparati ben organizzati, protetti e tutelati. 
Ralph Waldo Emerson un filosofo e scrittore statunitense, nel suo celebre saggio sul “Potere” (in Condotta di vita) afferma:”La vita è una ricerca del potere; e questo è un elemento di cui il mondo è talmente saturo – non c’è crepa o fenditura in cui non si trovi – che nessuna onesta ricerca è senza ricompense.” 
Da questa affermazione facile ricavare il suo risvolto etico: Il potere è talvolta percepito come una forza che corrompe ed è corruttibile.
Ai nostri giorni il potere è visto in modo più generale, quasi identificandolo con la vita stessa, dai più piccoli ai più grandi, dai più insignificanti ai più potenti.
Ciò porta a definire anche il potere come la capacità di ottenere obbedienza!
Un’ulteriore distinzione viene fatta tra il potere inteso come forza o potenza ed il potere inteso come consenso, il sociologo tedesco Max Weber usa le due parole tedesche Macht (potenza) e di Herrschaft (potere legittimo) per distinguere i due concetti e individua tre principali forme di potere: politico, economico, ideologico. 
La forza è la capacità di far valere, la propria volontà.Il consenso è l’abilità di trovare obbedienza questa definizione è più vicina al punto di vista dell’antropologia del potere.
Questa distinzione era già stata anticipata da Machiavelli quando parlava di leoni e volpi; i primi userebbero la sola forza per ottenere il potere (e alla lunga sono sconfitti), i secondi il consenso (la persuasione). 
Questa era una visione anche extrapolitica del potere, che influenzò fortemente la teoria nietzschiana della volontà di potenza.
Sempre Max Weber, nel suo libro Economia e società, definisce il potere come la capacità di un attore sociale di esercitare un controllo sul comportamento degli altri attori, anche senza il consenso di questi ultimi, condizionando le loro decisioni. 
Ma cosa succede quando qualcosa o qualcuno cerca di minare questa situazione di potere: comoda, salda, consolidata nel tempo?Accade che si perdono di vista tutti gli obiettivi legati al proprio incarico, o attività che sia, privata o istituzionale e la principale e unica attenzione viene rivolta alla difesa di questo “suo” potere. 
Perché l’unica grande “paura del potere” è la perdita del potere!
E quindi vediamo individui che fuoriescono dalle loro posizioni di terzietà e imparzialità, si spogliano delle loro vesti ufficiali, formali, istituzionali da arbitro, per indossare quella della propria squadra del cuore, fino ad arrivare a vestire i guantoni e scendere personalmente sul ring.
Una volta sul ring, questi individui sono uniti da un patto reciproco di “autoconservazione” dimenticano il loro stato, il loro ruolo, emerge tutta la loro aggressività rimossa e nascosta, e sono pronti ad ogni tipo di colpo, anche basso e proibito, pur di stendere al tappeto, chi vuole tentare, almeno a suo parere, a ridurre una parte del loro potere.
In questi casi il potere ovvero la capacità, la facoltà, l’autorità di agire, viene esercitata –  seppure abilmente celata dietro eterei alibi progettati e architettati perfettamente, almeno a mio parere – esclusivamente per fini personali e sicuramente non collettivi.
Perdere il potere significa per queste persone, solo la fine dell’autorità o della capacità di influenzare comportamenti e decisioni.
Buona riflessione.Roberto Kudlicka 

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