Seconda serata di Sanremo: giovani in finale e lampi d’autore senza scosse

La seconda serata del Festival di Sanremo scorre via senza scosse telluriche, ma con qualche vibrazione capace di rompere la superficie levigata di un appuntamento che, ancora una volta, fatica a scegliere tra celebrazione e spettacolo. È una serata che non fa gridare al miracolo, che non regala il momento “WAO” destinato a rimanere negli annali, ma che trova comunque i suoi picchi emotivi e artistici.

Nella categoria Giovani, la sfida si restringe a due nomi: Bove con “Mattone” e Nicolò Filippucci con “Laguna”. Due visioni diverse, due scritture che parlano linguaggi distinti ma ugualmente contemporanei. “Mattone” è ruvida, concreta, quasi urbana; “Laguna” invece si muove con una delicatezza evocativa che avvolge e conquista. Se c’è un nome destinato a emergere con forza è proprio quello di Nicolò Filippucci, che sembra avere dalla sua non solo il brano più compiuto, ma anche una presenza scenica capace di lasciare il segno. La sensazione è che la vittoria sia già scritta nelle pieghe della sua interpretazione.

Per buona parte della serata, però, il Festival sembra camminare su un filo sottile, senza mai correre davvero. A fare la differenza sono alcuni artisti che riescono a imprimere una sterzata al ritmo. Patty Pravo con “Opera” porta in scena il peso e il fascino della sua storia: magnetica, algida, padrona del palco. È una presenza che non ha bisogno di effetti speciali per imporsi.

Interessante anche l’energia condivisa di LDA e Aka 7even in “Poesie Clandestine”: una performance che unisce immediatezza pop e complicità generazionale, tanto da guadagnarsi un posto nella top five della serata. Insieme a loro figurano Ermal Meta con “Stellina”, sempre elegante e misurato; la coppia inedita formata da Marco Masini e Fedez con Male necessario”, che mescola esperienza e contemporaneità; Tommaso Paradiso con “I romantici”, capace di restituire immagini nostalgiche ma accessibili; e Nayt, che con “Prima che” conferma una scrittura personale e introspettiva.

Tra le esibizioni che alzano l’asticella c’è anche Levante con “Sei tu”, intensa e centrata, e l’irruenza delle Bambole di Pezza con “Resta con me”, che portano sul palco una scossa rock necessaria.

Ma il momento che lascia davvero senza fiato arriva con Achille Lauro insieme alla soprano Valentina Gargano in “Perdutamente”: un’esibizione sospesa, teatrale, capace di fondere lirica e pop in un abbraccio potente. Qui il Festival ritrova per qualche minuto quella dimensione spettacolare che altrove sembra smarrita.

Commovente e doveroso il premio alla carriera a Fausto Leali, omaggio a una voce che ha attraversato epoche e generazioni. Tuttavia, ancora una volta, la serata è costellata di ricordi e tributi ad artisti che non ci sono più. Momenti legittimi, carichi di rispetto e memoria, ma che finiscono per appesantire il ritmo generale, accentuando una malinconia che rischia di trasformare la celebrazione in nostalgia permanente.

Questa seconda serata non verrà ricordata per un colpo di scena clamoroso, ma per una serie di tasselli che, messi insieme, raccontano un Festival in equilibrio precario tra passato e presente. Manca il guizzo capace di accendere davvero la miccia, ma non mancano gli artisti che, con personalità e visione, provano a riscrivere la narrazione. E forse, in fondo, la vera sfida di Sanremo è proprio questa: smettere di guardarsi indietro e trovare finalmente il coraggio di sorprendere.

Savino Sarno

 

 

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo