Rabbia sentimento o emozione?

Riflettevo: in ogni dove osservo, leggo, percepisco solo “rabbia”, qualcosa che ormai è diventata tanto abituale, quasi da non farci più caso, tanto è diffusa e frequente, la si trova ovunque non c”è contesto ove non sia presente.
Ma cosӏ la rabbia?
La rabbia è definita come la risposta emotiva ad una reale o immaginata minaccia o provocazione.
La rabbia è un”emozione, non un sentimento!
Cos”è una “emozione”?Una emozione è una reazione istintiva, rapida, intensa, immediata, automatica, di breve durata, fisiologica e universale.L”emozione appare rapidamente ed è spesso inconscia, automatica in risposta a determinati eventi o stimoli, non dura a lungo è una “risposta adattiva” per la sopravvivenza immediata ed è legata a cambiamenti fisiologici.
Il sentimento, invece, è un”esperienza più complessa, stabile, duratura, soggettiva e consapevole, che nasce dalla consapevolezza, dall”elaborazione e interpretazione cognitiva di un”emozione nel tempo, integrando pensieri, ricordi e credenze (come ad esempio amore, odio, preoccupazione, rancore, gratitudine, speranza, nostalgia, gelosia, rassegnazione e perdono), influisce sull”identità e sul modo di vivere.
Secondo quanto teorizzato dallo psicoterapeuta statunitense Paul Ekman, le emozioni primarie sono 6: – gioia, tristezza, paura, sorpresa, disgusto e rabbia.
Queste emozioni, per lo studioso, sono innate e appartengono a qualsiasi cultura, sin dalla notte dei tempi, e sono presenti in tutti i mammiferi.
In sintesi, l”emozione è il “come reagisce il corpo”, mentre il sentimento è il passo successivo è “il modo in cui la mente interpreta e vive quella reazione nel tempo”.
Le emozioni sono “il sussulto”, i sentimenti sono “ciò che resta” e definiscono il nostro atteggiamento a lungo termine.
Completiamo quindi la nostra definizione: la rabbia è una risposta emotiva, non un sentimento complesso, fa parte dello spettro delle emozioni umane primarie, di base, cioè quelle innate e legate alla nostra natura biologica, è fondamentale e universale, condivisa da tutti gli esseri umani, e presente in tutte le culture.
La rabbia è una risposta naturale a situazioni percepite come minacciose o ingiuste, agisce e funziona come un campanello di allarme biologico e istintivo di fronte a minacce, ingiustizie o frustrazioni segnalando che qualcosa comunque non va, indicando la necessità di un cambiamento o di una difesa, e attivando una reazione.
La rabbia quindi gioca un ruolo importante nel nostro equilibrio emotivo: ci aiuta a riconoscere e affrontare situazioni di minaccia, iniquità, sopruso, torto, parzialità e arbitrio, abuso, prepotenza, vessazione, frustrazione, spingendoci alla difesa e alla sopravvivenza, 
Sebbene sia una risposta naturale è un”emozione intensa e spesso fraintesa, non è del tutto accettata nel contesto sociale il risultato è che spesso tendiamo a reprimerla, anche perché se gestita male può diventare distruttiva, pur restando fondamentale per il nostro benessere psicologico. 
Il comportamento di non accettazione di repressione, però, non ci aiuta sul medio e lungo periodo: un”emozione repressa non scompare, ma acquista forza e tende a presentarsi in maniera improvvisa e aggressiva, con esiti spesso imprevedibili e dannosi, una gestione inadeguata della rabbia può portare a problemi significativi sia sul piano fisico che psicologico. 
La rabbia è un’emozione potente e complessa che può influenzare profondamente la vita di una persona! 
Dal punto di vista fisiologico la rabbia come l”aggressività, è un processo neurofisiologico complesso che si sviluppa nel cervello, coinvolgendone molte aree, attraversando diverse zone dell’ipotalamo, dove viene elaborata dal sistema limbico, in particolare stimola l’amigdala, nella sua area mediale, una struttura cerebrale responsabile delle emozioni, questa invia segnali di emergenza al corpo, innescando una serie di reazioni fisiologiche. 
L”implicazione dei circuiti della rabbia a livello neuroanatomico non è ancora, del tutto chiara, di sicuro l”impulso che genera energia interna sollecita il rilascio di un quantitativo maggiore di vasopressina nell’ipotalamo e di prolattina dall”ipofisi anteriore.
Durante un episodio di rabbia, il sistema nervoso simpatico autonomo (SNS) si attiva, provocando una serie di cambiamenti fisiologici, delle reazioni fisiche, che non riusciamo a controllare, in pratica prepara il corpo all”azione fisica, rilascia ormoni dello stress come l’adrenalina e il cortisolo che aumentano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, dilatano i bronchi e ridistribuiscono il sangue verso i muscoli. 
Ma, è tutto il corpo che risulta coinvolto, non solo il battito cardiaco e la pressione sanguigna aumentano, le vene della fronte e del collo si fanno più evidenti e si gonfiano, si ha sensazione di calore e sudorazione, la postura è più eretta, il respiro si fa irregolare e i muscoli si tendono.
Secondo Paul Ekman psicologo statunitense, il volto della persona arrabbiata presenta delle micro-espressioni tipiche e riconoscibili: le palpebre sono tese, gli occhi fissi e duri, le labbra serrate o leggermente aperte in modo da mostrare i denti, le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate.
Il sistema nervoso simpatico autonomo (SNS) è la branca del sistema nervoso responsabile della risposta immediata “combatti o fuggi” (fight-or-flight), un meccanismo evolutivo che prepara il corpo a reagire a situazioni percepite come minacciose, del tipo situazioni di stress, pericolo o emergenza.
Questi sintomi sono spesso accompagnati da una maggiore vigilanza e da una diminuzione delle funzioni cognitive superiori, come il pensiero razionale; per cui la rabbia, sebbene utile in situazioni di reale pericolo, può diventare problematica se attivata troppo frequentemente o in modo inappropriato, in quanto può portare a reazioni impulsive o aggressive, che possono avere conseguenze negative sulle relazioni e anche sul benessere personale.
Oltre alla risposta corporea che come abbiamo appena esaminato è la modalità con cui il nostro corpo si attiva per attaccare o per difendersi da un pericolo, la rabbia è una reazione complessa, istintiva e istantanea in cui entrano altre tipologie di risposte quali: la cognitiva e la comportamentale.
La risposta cognitiva è invece strettamente legata al modo in cui interpretiamo le situazioni. Gli eventi che viviamo quotidianamente non hanno nessun valore dal punto di vista emotivo, ma è la nostra valutazione personale a dare significato a quello che accade.
La risposta comportamentale consiste, invece, negli atti fisici e verbali con cui rispondiamo allo stimolo. Nel caso della rabbia si tratta di risposte di frustrazione e aggressività, che tendono a ristabilire un senso di giustizia, difendere la propria immagine o la dignità personale.
La rabbia, come ho scritto, è un”emozione primordiale, un”eredità ancestrale legata all”istinto di sopravvivenza e di difesa, è quindi una funzione adattiva fondamentale: che ci dà l”energia per reagire a un pericolo o per affermare i nostri diritti.
L’impulso generato dalla rabbia fa scattare nel cervello una risposta ormonale che libera una energia fisiologica interna che che ha il compito di aiutarci ad affrontare le situazioni negative o percepite come pericolose.
Nei secoli i nostri nemici sono cambiati, non dobbiamo più cacciare né combattere contro tribù ostili, con la progressiva evoluzione e civilizzazione delle società umane abbiamo nuove paure e spesso ci sentiamo minacciati da nemici invisibili ma, altrettanto pericolosi o, almeno, così sono percepiti nella nostra mente.
Se ci sentiamo attaccati o minacciati proviamo l’impulso di difenderci e di combattere il nemico che sia fisico o anche, non tangibile, mentale e quindi, forse più difficile da descrivere e delimitare.
Le cause psicologiche della rabbia possono essere correlate a livelli elevati e costanti di stress, problemi concreti con i figli o di relazione, problemi di lavoro e professionali, ma anche di concetto contingenti come la solitudine, il rifiuto, la salute.
La rabbia sorge non solo in risposta a paure o minacce ma, anche quando, ad esempio, le cose o le situazioni non vanno come dovrebbero, qualcosa offende o urta i nostri valori o ideali, o riteniamo di aver ricevuto un trattamento ingiusto, offensivo o spiacevole.
In determinate situazioni però queste reazioni possono rivelarsi eccessive, inappropriate e persino dannose per noi stessi e per chi ci circonda.
Per questo motivo è importante conoscere fino in fondo la rabbia, per comprenderla e imparare a controllarla.
La rabbia quindi, è un’emozione forte e dirompente, complessa e naturale in risposta a percezioni di minaccia, ingiustizia o frustrazione, dal punto di vista psicologico, funge da segnale per difendere confini personali o bisogni non soddisfatti, agendo come una reazione adattiva.
La sua prima funzione è pertanto comunicativa e difensiva: la rabbia sana segnala che qualcosa nel nostro ambiente non va, che un bisogno non è stato soddisfatto o un limite è stato superato, ci spinge a difendere noi stessi e a risolvere conflitti.
La rabbia può nascere a seguito di una frustrazione, quando un bisogno — fisico o psicologico — non viene appagato, segnalando una ferita narcisistica o un danneggiamento del Sé; oppure, sempre a seguito della frustrazione, dovuta alla sensazione di non riuscire a raggiungere i propri obiettivi o di non avere controllo sulle situazioni. 
Wilhelm Reich, medico e psichiatra statunitense-austriaco, affermava che la rabbia è un”emozione conseguente alla frustrazione che nasce dal dolore, dal mancato soddisfacimento di un nostro desiderio, ovvero, nasce dall”impossibilità di raggiungere piacere.
Spesso è un”emozione secondaria, la rabbia fa sentire forti e potenti, per cui è utilizzata per nascondere e mascherare sentimenti più vulnerabili.- Tristezza e dolore derivanti da perdite, fallimenti o ingiustizie subite. – Senso di colpa e vergogna quando si percepisce di aver ferito altri o di aver agito contro i propri valori. – Senso di impotenza, di inadeguatezza, di fragilità sentirsi incapaci di gestire le circostanze. – Meccanismo di difesa, evitando di confrontarsi con la vulnerabilità che genera il dolore. Come può anche celare frustrazione, e la paura dell”abbandono. 
In generale, in tutti questi casi, la rabbia è un modo per sentirsi potenti di fronte al dolore sottostante provocato da frustrazione, svalutazione, tradimento, da ingiustizie e limiti violati. 
Può anche essere un modo particolare, seppure disfunzionale, di esprimere e comunicare le nostre emozioni. 
Riconoscere e affrontare questi sentimenti di base, anziché sfogare la rabbia, è cruciale per risolvere il problema alla radice e migliorare il proprio benessere emotivo e relazionale. 
Spesso si tende a sopprimere, a reprimere la rabbia, questo ovviamente non la elimina, e se gestita male, può essere la causa di una serie di problemi di salute fisica e mentale, può causare ansia, depressione e stress emotivo, ma anche malattie cardiovascolari e ipertensione. 
I sintomi della rabbia repressa sono:- irritabilità e frustrazione;- sbalzi d’umore;- depressione e ansia;- problemi di autostima;- difficoltà relazionali;- isolamento sociale;- diminuzione della soddisfazione nella vita;fino a comportamenti autolesionistici o distruttivi;
Questi sintomi si verificano perché la rabbia, non gestita, può mantenere il corpo in uno stato di costante eccitazione, che a lungo termine danneggia i sistemi fisiologici, e la rabbia da risposta naturale, può diventare “patologica”. 
In contesti clinici, la rabbia non gestita è spesso un fattore contributivo in disturbi mentali come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e i disturbi della personalità.
Inoltre, la rabbia patologica o disfunzionale, nota come “Anger Issues” può portare a comportamenti aggressivi e antisociali, impulsività e perdita di controllo, le persone che non riescono a gestire efficacemente la rabbia ad avere autocontrollo, possono manifestare episodi di violenza verbale o fisica, causare danni relazionali e fisici, che possono avere gravi conseguenze legali e sociali. 
Riconoscere e analizzare la rabbia è cruciale, sia per i nostri rapporti interpersonali, che anche per il nostro benessere mentale, sviluppa la capacità di controllarla per convertire reazioni istintive in comportamenti ponderati.
Essa può non essere solo distruttiva ma, può trasformarsi e può anche essere una forza propulsiva per il cambiamento.
La rabbia diffusa, frequente e ovunque nel contesto attuale, spesso non è più una risposta a stress cronico, paure, insicurezze o percezione di ingiustizie, non è più un mezzo di difesa ma, un segnale di un malessere personale profondo e mal gestito o completamente negato, e buttato fuori in comportamenti agressivi, come se non appartenesse più al singolo individuo ma, all”intera comunità, diventando così, a tutti gli effetti, uno strumento di attacco e di violenza da usare contro chi non ha le tue stesse idee.
Non si tratta solo di carattere, ma di un segnale di malessere interiore che può degenerare in comportamenti aggressivi, fisici o verbali, e richiede strumenti e soprattutto volontà e impegno personale per essere gestita.
Concludo con un pensiero tratto dal libro di Anna Maria Sepe e Anna De Simone “LASCIA CHE LA FELICITA” ACCADA” che mi ha molto colpito: SE LA TUA RABBIA POTESSE PARLARE….
Se la rabbia potesse parlare, non ti chiederebbe di reagire.Ti chiederebbe di restare.Restare nel corpo, nel respiro, nella verità che in quel momento si attiva dentro di te.Perché la rabbia non nasce per distruggere: nasce per proteggere un pezzo della tua storia che è stato ignorato troppo a lungo.Sul piano neurobiologico, la rabbia è una richiesta di sicurezza:un’attivazione dell’amigdala che segnala un confine violato,un ricordo associativo che si riaccende, un sistema nervoso che tenta — come può — di riportarti in equilibrio.Non è un capriccio.Non è “perdere il controllo”.È il corpo che dice: “Qui c’è qualcosa che fa male e che non posso più sopportare in silenzio.”Se la rabbia potesse spiegarsi, ti direbbe:“Mi accendo quando ti dimentichi di te.”“Mi accendo quando il tuo valore viene messo da parte per evitare il conflitto.”“Mi accendo quando rivivi quella stessa sensazione di ingiustizia che da piccolo non avevi il permesso di nominare.”La rabbia non è contro di te.È per te.È la traccia emotiva di una parte antica che non ha mai smesso di proteggerti, anche quando tu pensavi che fosse un tuo difetto.E, quando la reprimi, il sistema nervoso non si calma: passa allo stato di allerta, aumenta la tensione, trattiene, anticipa il pericolo.E tu senti stanchezza, ansia, irritabilità, confusione.Non perché sei “fatto così”,ma perché il corpo continua a combattere un confine che nessuno ha mai insegnato a difendere.Se la rabbia potesse abbracciarti, lo farebbe.Perché il suo messaggio non è violento, è profondamente umano:“Sono la tua dignità che chiede spazio.Sono ciò che resta della tua forza, anche quando ti senti piccolo.Non voglio farti esplodere: voglio riportarti a te.”E forse, per la prima volta, ascoltandola, scopriresti che dietro quella fiamma non c’è distruzione, ma il bisogno più antico di tutti:sentirti al sicuro dentro te stesso.
Buona riflessione.Roberto Kudlicka

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo