IL MONDO NON È UN VILLAGGIO VACANZE. GLI ITALIANI LO SCOPRONO SOLO ORA

Lo so, qualcuno mi chiamerà hater, qualcun altro sciacallo, altri mi daranno del verme, ma non importa. Perché, come disse Pier Paolo Pasolini: «Sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero».

Francamente, in questi giorni di fesserie ne ho sentite parecchie. Fesserie figlie non solo dell’ignoranza, ma anche della supponenza e del ventre pieno di chi vive nella parte opulenta del mondo. Ogni tanto occorre che qualcuno provi a rimettere ordine e a ristabilire il contatto tra la realtà e il nostro vivere quotidiano. Anche a costo di risultare antipatico.

Capita così di ascoltare sui social – o di leggere sui giornali – le testimonianze dei nostri sfortunati connazionali rimasti intrappolati a Dubai o in altre mete turistiche del Medio ed Estremo Oriente, spesso raggiunte tramite scali negli aeroporti del Golfo Persico, a causa della guerra scoppiata tra Israele, sostenuto dagli Stati Uniti, e l’Iran.

Ebbene, costoro – siano essi comuni mortali, influencer, pornostar o cantanti – accusano la Repubblica italiana, e in particolare la Farnesina, di aver abbandonato i propri cittadini in balia della guerra. Lo fanno postando stories a tutte le ore e rilasciando interviste come se il diritto, pur sacrosanto, di andare in vacanza quando e dove si vuole fosse un diritto fondamentale, garantito al pari di quello di vivere o respirare.

Ma la verità è un’altra. Tutto questo è stato un grande sogno. E anche un grande inganno.

Per decenni il credito facile e l’indebitamento hanno fatto credere a intere generazioni di poter vivere al di sopra della propria realtà: i figli degli operai con l’iPhone da mille euro in tasca, la chirurgia estetica a rate e la convinzione che il mondo intero fosse un’estensione del proprio diritto al divertimento.

È il tempo degli egocentrici, di una società egoriferita dove in un Paese come l’Italia – che si colloca tra gli ultimi al mondo per numero di lettori e tra i primi per numero di pubblicazioni – non interessa ascoltare o imparare, ma soltanto esternare e insegnare, sempre e solo a chi la pensa come noi.

Così ho sentito dire, con disarmante candore: «Sono in vacanza per venti giorni… certo, tutti vanno in vacanza, è normale. Ma non è normale che nel 2026 dei matti tirino le bombe. E non è normale che lo Stato italiano ci chieda di tornare a casa con i nostri soldi».

Ora, capisco la paura e capisco il disagio. Ma andare dall’altra parte del mondo con i soldi contati non è prudenza: è irresponsabilità. Ed è il prodotto perfetto della mentalità che sto descrivendo.

Un tempo, nell’Ottocento, a viaggiare erano i nobili e i veri ricchi, quelli del Gran Tour. Penso a Lord Byron. Viaggiavano senza illusioni, immergendosi nei luoghi, mangiando il cibo del posto e vivendo – per quanto possibile – come i locali.

Noi invece attraversiamo il pianeta per rinchiuderci in villaggi vacanza tutti uguali, da Capo Nord alle foreste amazzoniche, comprando ciarpame magnetico da appendere al frigorifero mentre fuori dai resort la gente spesso non ha neppure il cibo che dentro quegli stessi resort viene cucinato e poi buttato.

E poi ci indigniamo se qualcuno fa la guerra.

Davvero costoro pensano che la guerra sia più immorale dello spreco di cibo davanti agli affamati?

Io ritengo di no, perché la guerra, che causa sì la morte, ha per lo meno delle motivazioni ancestrali: la scarsità delle risorse, la lotta per il loro controllo e le incompatibilità culturali legate agli stili di vita e alla visione del mondo.

L’opulenza volgare, invece, unita al capriccio, può provocare più morti di una guerra – solo che lo fa in silenzio.

Ecco perché la frase «non è normale che nel 2026 dei matti tirino le bombe» è, a mio modesto parere, di una volgarità enorme: perché cancella tutte le morti che ci sono state, da una parte e dall’altra, prima che quella bomba venisse lanciata e le ragioni per cui ciò è accaduto.

La propria vacanza viene prima della storia.

Il proprio divertimento prima delle sofferenze altrui.

Sapete quanti sono gli italiani che viaggiano all’estero? Secondo i dati più recenti dell’Istat, riferiti al 2023, sono circa 10-11 milioni all’anno i nostri concittadini che viaggiano fuori dal Paese. Ciò significa che in media tra le 120 e le 140 mila persone si trovano quotidianamente all’estero. Nella sola Dubai si troverebbero tra i 20.000 e i 35.000 italiani tra residenti, turisti e lavoratori temporanei.

Avete idea di cosa significherebbe rimpatriarli tutti in un solo colpo? Altro che esodo istriano-dalmata.

La verità è più semplice: se vai in Thailandia perché costa meno della Sardegna devi avere una liquidità molto più alta di quella che pensi di spendere. Perché gli imprevisti esistono. E ciò che sta accadendo oggi non è un’anomalia.

È la normalità.

La pace, semmai, è l’anomalia. Ed è proprio per questo che è preziosa: perché è rara e difficile da mantenere. Questo lo capiscono Niccolò Machiavelli e Thomas Hobbes, non Jean?Jacques Rousseau.

Il sistema invece ci ha convinto che l’uomo sia buono, che la storia sia finita e che il mondo sia un’unica città dove tutti siamo cittadini globali con il diritto, se qui fa freddo, di andare a fare il bagno nelle lagune tropicali o, se qui fa caldo, di andare a sciare sulle Ande argentine.

Ma non è così. Ognuno dovrebbe ricordarsi ciò che è davvero, non ciò che immagina di essere. Altrimenti rischia di farsi male. Molto male.

E soprattutto, se proprio dovete spendere, spendete in Italia: costa qualcosa di più, ma almeno è più difficile che vi cadano le bombe sulla testa.

Perché il mondo non è un villaggio vacanze: non lo è mai stato e non ha mai accettato recensioni su TripAdvisor.


Lorenzo Valloreja

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