Il caso tragico e grottesco della famiglia del bosco

Un noto aforisma declama: “Le sentenze non si discutono, si appellano”. E’ attribuito a Giulio Andreotti. Se l’aforisma declina il principio che i provvedimenti giudiziari vanno rispettati ed eventualmente contestati secondo le procedure stabilite dalla Legge, siamo tutti d’accordo. 

Ma detto così, in quell’italiano, non c’è da essere d’accordo con Andreotti sia perché lui non è un oracolo; sia perché ogni cittadino ha la libertà costituzionale di esprimere le proprie opinioni. 

Su quanto avviene in merito all’evento che tutti conoscono come “caso della famiglia del bosco”, in quel di Palmoli, provincia di Chieti, c’è molto da discutere. E se poi i giudici del Tribunale de L’Aquila se la prendono a male, sono tutti casi loro. 

La sequenza degli eventi occorsi è quanto mai strabiliante perché si oppone al buonsenso.Distruggere una famiglia non è buonsenso; separare i figli dai genitori non è buonsenso; allontanare la madre dai figli non è buon senso. Nè ci si può nascondere dietro la legge. La legge non è così vincolante e rigida come la si vuol far credere. E’ proprio la giustizia italiana che lo ha insegnato alla opinione pubblica. Basti ricordare, per fare un esempio, che Silvio Berlusconi fu raggiunto da un avviso di garanzia il 21 novembre 1994 proprio nel mentre che si trovava a Napoli per presiedere la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità transnazionale. Altro che legge: fu uno schiaffo della Giustizia al Presidente del Consiglio e a tutta l’Italia. Ma, se poi, la legge dovesse produrre tali disastri abnormi, allora va cambiata. In ogni caso chiunque sia cittadino italiano può discutere le sentenze. 

Fra le tante modalità possibili, il Tribunale de L’Aquila ha scelto la peggiore.

A che punto è arrivato questo tragico percorso giudiziario che, se non ci fossero di mezzo dei bambini, sarebbe comico? 

Ecco: il Tribunale ha sentenziato di separare i tre bambini dalla madre per lasciarli soli in casa protetta sulla base di relazioni di assistenti sociali che sembra abbiano sentenziato sulla pericolosità della madre. 

In Italia, esiste una Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta da Marina Terragni. Che compito ha questa Autorità? 

Ecco, l’Art. 1 recita: “Al fine di assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone di minore età, in conformità a quanto previsto dalle convenzioni internazionali, con particolare riferimento alla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 … “.  Pertanto, Marina Terragni ha formalmente richiesto di incontrare i bambini della famiglia del bosco, con l’obiettivo di verificarne le condizioni e vigilare sui possibili danni derivanti dalla decisione dei giudici. Ovviamente, la Terragni sarebbe stata coadiuvata da esperti così come i Giudici si sono fatti coadiuvare da esperti. E’ di tutta ovvietà che la complessa natura dei bambini deve essere valutata da professionisti competenti di qualità. 

La giudice Cecilia Angrisano ha risposto, a fronte della richiesta, che i bambini possono essere visitati “previo, ovviamente, accordo con il tutore e il responsabile della casa-famiglia … non è invece possibile consentire l’accesso di consulenti o altre persone … poiché la Garante non riveste qualità di parte processuale ….sono in corso due accertamenti sui bambini demandati al competente servizio di neuropsichiatria infantile e al CTU … è facile comprendere gli effetti che ulteriori invadenze potrebbero avere sull’equilibrio emotivo dei minori, sottoposti peraltro a una costante sovraesposizione mediatica e a valutazione da parte di più soggetti processuali”.

Insomma, i bambini sono l’alibi per impedire interventi terzi; i bambini sono soggetti in gabbia a disposizione di non si sa quanti esperti del Tribunale; i bambini sono l’alibi per impedire che la Autorità espleti il proprio mandato istituzionale. Ma la chicca è che i bambini sono stati soggetti a costante sovraesposizione mediatica. Sono cioè bambini che leggono i giornali italiani e sanno di essere al centro di un dibattito nazionale quasi politico. 

Nel frattempo, i genitori sono trattati da extra terrestri perché anch’essi sottoposti ad esami psicologi da una psicologa, Valentina Garrapetta, che, secondo La Verità “pubblicava sui social post irridenti e insultanti verso la famiglia”. Se fosse vero, qualcuno dovrebbe provvedere!

La Morale? Bisogna assolutamente legiferare per impedire odiose interpretazioni della legge. La questione minorile è troppo delicata. 

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