Egoismo Vs. Egoismo sano

Riflettevo su un tema molto sensibile e diffuso l’egoismo, di cui si parla poco o per nulla, perché ormai si preferisce evitare, argomenti sensibili, intimi, personali per concentrarsi su temi piacevoli ma, anche vacui e che ci lasciano ancora più tristemente vuoti.
Per egoismo si intende un insieme di atteggiamenti e comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata,al conseguimento del proprio interesse personale, anteponendo il proprio benessere e utilità a quelli altrui.e concentrandosi esclusivamente su se stesso.
Spesso il soggetto che ne è autore, persegue i suoi fini, tralasciando pervasivamente quelli degli altri, andando a discapito del prossimo, arrivando a danneggiarne, o comunque limitarne, gli interessi. 
La parola egoismo ha radice latina, deriva da “ego”, pronome personale di prima persona singolare “io”, con l’aggiunta del suffisso “ismo” per indicare dottrine, atteggiamenti o comportamentiL’origine linguistica invece, è di derivazione francese “égoïsme” utizzata all’inizio del XIX secolo.
Il termine egoismo indica un atteggiamento di maggior preoccupazione verso sé stessi ed i propri interessi a discapito dei problemi, delle esigenze, dei bisogni e delle emozioni altrui di cui non ha rispetto né attenzione.
L’egoismo è un tratto caratteriale, o comportamentale negativo, dove l’individuo considera la propria persona e i propri bisogni l’elemento principale della propria vita, antepone costantemente il proprio interesse, senza riguardo per il prossimo, mettendo in secondo piano e squalificando gli altri, senza accorgersi che questo porta ad una percezione negativa dell’individuo, con conseguenze nella sfera emotiva e psicologica. 
Condurre uno stile di vita basato principalmente solo sui propri interessi, svalutando o non interessandosi a quelli delle altre persone, è spesso collegato a personalità di stampo narcisistico ed egocentrico. 
L’egoista fondamentalmente coltiva un legame di amore esclusivo con il proprio Ego, i suoi orizzonti affettivi comprendono unicamente il proprio benessere e il proprio utile, spesso ama le cose più delle persone e tratta, anche queste ultime, come cose nel senso in cui possono servire soltanto a gratificare i suoi bisogni.
L’egoista non si priva mai di nulla per l’altro, non è generoso, e non gode del benessere dell’altro infatti, è incline piuttosto a sentimenti di invidia e di rivalità per il possesso di un oggetto o di uno status, che considera nei termini di un vantaggio personale.
Questa sua incapacità di interessarsi gratuitamente e senza secondi fini all’altro, lo porta ad una grave “aridità affettiva”, questo, ovviamente, ha un’influenza negativa sulle relazioni e sulla qualità della vita sociale e personale, spesso creando soltanto relazioni superficiali e basate sull’opportunità. 
Un atteggiamento egoista pervasivo e persistente può quindi, portare a difficoltà nella propria vita sociale ed affettiva, a conseguenze nel mantenere legami sociali saldi, a causa anche della mancanza completa di empatia.
In letteratura psicologica si parla di “Dark Core”, ovvero un insieme tratti della personalità correlati a comportamenti negativi e dannosi per gli altri nella vita sociale ed affettiva.
Le uniche relazioni sono strumentali, vede gli altri, non come individui con bisogni propri, ma solo come mezzi per raggiungere i propri scopi, per soddisfare le proprie necessità, per ottenere vantaggi e tornaconto personali. 
Questa pratica è il “machiavellismo”, ovvero la strumentalizzazione degli altri per ottenere i propri interessi valicando i principi sani della fiducia, della decenza e dell’onore restando nell’ambiguità morale, ovvero senza dimostrare chiaramente la genuinità e l’intento delle proprie azioni.
Anche quando sembra genuinamente interessato e coinvolto affettivamente, l’egoista rivela se stesso nel momento in cui l’altro mostra dei bisogni non in linea con i propri e che presumerebbero una qualche sua rinuncia, in quanto non condivide mai le sue risorse.
Cos’è l’egoismo patologico?È una tipologia ancora più pesante in cui vengono attuati comportamenti che oltre a concentrarsi sul proprio tornaconto, mirano ad innalzare se stessi a discapito delle altre persone, spesso con manipolazione e sfruttamento tutto per la propria gratificazione.
Si tratta di un comportamento tossico, manipolatorio e privo completamente di empatia verso gli altri, li esclude, riesce ad ignorarli completamente.
Andando un po’ più in profondità, un egoismo che non serve solo per il reale soddisfacimento dei propri bisogni, ma è caratterizzato da atteggiamenti volti a dimostrare e ad affermare la propria superiorità.
Ama essere al centro dell’attenzione e può infastidirsi se lo sono gli altri, può anche tentare di camuffarsi con atti di finto altruismo, ma con il solo fine egoistico di farsi ben volere, mentre l’esito della eventuale buona azione è del tutto involontario.
L’egoista spesso è cosciente e consapevole di questa sua caratteristica, ammette il proprio individualismo e la propria tirchieria sentimentale, sa in cuor suo di questo suo mettere se stesso al primo posto sempre e comunque, e comunque non intende rinunciarci.
Abbiamo detto che l’egoismo indica l’atteggiamento di chi coltiva un eccessivo amore per se stesso, chi ha difficoltà a comprendere o a preoccuparsi delle emozioni e delle esigenze altrui, chi esclude spesso gli altri ma, vediamo però cosa pensano gli psicologi.
Chi studia il fenomeno afferma che gli egoisti hanno una grande difficoltà non soltanto ad amare gli altri, ma anche ad amare se stessi.
L’egoismo può essere costituzionale oppure acquisito come una forma di difesa dopo ripetute delusioni e ferite importanti, più la presenza intermittente dell’altro (il suo essere sfuggente, ambivalente, inaffidabile o abbandonico) è stata precoce nella vita dell’egoista, più il tratto risulta marcato e pervasivo.
La mancanza di empatia può essere un sintomo, che tende a mascherare una profonda insicurezza interiore;  l’egoista  può separare le emozioni per proteggersi, risultando così emotivamente distante. 
I comportamenti egoistici possono essere una conseguenza della depressione, che restringe la prospettiva della sua vita e rende questo atteggiamento una priorità non negoziabile, in quanto una strategia di sopravvivenza emotiva. 
I comportamenti possono assumere forme diametralmente opposte, una è quando il vero egoista ama le sue difese e se le tiene strette come fossero un bene salvavita. Un’altra è quando cerca di sbloccare la sua affettività sterile e inibita della sua vita che gli va stretta, cercando qualcuno che gli voglia bene ma, amare per lui è un atto comunque impossibile.
Ultimamente esperti dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dell’Università Statale di Milano, hanno scoperto che tra le cause che regolano lo sviluppo di atteggiamenti di altruismo e di egoismo ci sono anche fattori cerebrali fisisi, e che non è solo una questione di esperienze vissute e carattere. 
Per la prima volta i ricercatori, i cui risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Neuroscience, hanno dimostrato il coinvolgimento delle connessioni fra l’amigdala, che rappresenta il nostro centro emotivo, e la corteccia prefrontale del cervello. L’attivazione fisiologica o meno di questi collegamenti, infatti, influenza il manifestarsi di comportamenti egoistici o altruistici. 
Lo studio ha evidenziato che negli altruisti, i neuroni dell’amigdala si attivano molto di più rispetto a quelli degli egoisti. Negli egoisti la diminuzione dell’attività dell’amigdala è legata alla mancata comunicazione con la corteccia prefrontale, l’area che svolge un ruolo di controllo su molte altre funzioni cognitive, anche in ambito sociale. Pertanto, alla base delle scelte egoistiche ci potrebbe essere un diverso funzionamento del cervello a livello di queste strutture.
I risultati dello studio gettano le basi per conoscere più approfonditamente malattie psichiatriche e del neurosviluppo che manifestano comportamenti sociali specifici come un’eccessiva socialità (altruismo) o al contrario un’estrema chiusura e assenza di empatia (egoismo).
Egoismo ed “egocentrismo” sono termini che spesso vengono utilizzati come sinonimi ma, in realtà è una imprecisione, perché non è così.
Entrambi presentano un rapporto non equilibrato con l’Io e hanno un impatto simile sulla vita personale e di relazione, inoltre l’egoista può essere anche egocentrico e viceversa ma, non esiste un rapporto di correlazione fra i due modi di essere, e i due comportamenti si collegano ad atteggiamenti psicologici non sovrapponibili.
La differenza sostanziale è che, come abbiamo visto, l’egoista si concentra sui propri interessi affettivi/materiali e il problema limitante dato dal suo Ego si pone sul piano dell’affettività: non amare nessuno al di fuori del proprio Ego.
Di contro l’egocentrico non riesce neppure immaginare punti di vista diversi dal proprio, per cui il problema limitante dato dal suo Ego si posiziona su quello del pensiero: il limite della sua visione del mondo è non concepire minimamente il punto di vista dell’altro.
Per gli psicologi l’onnipotenza dell’individuo egocentrico, è una compensazione che rovescia un sostanziale senso di nullità, dato da un fallimento nel rispecchiamento e nella relazione primaria con l’altro.
A volte l’egoismo viene confuso anche con l”‘individualismo”, ma il primo implica un costo per gli altri, mentre l’individualismo si concentra maggiormente sull’indipendenza e sull’autonomia. 
Altro sinonimo può essere è anche “menefreghismo” che sostanzialmente è l’atteggiamento di ostentata indifferenza, disinteresse cinico o noncuranza verso le persone, le regole o i propri doveri. Nel corso del tempo questo l’atteggiamento egoista, è stato  criticato e giudicato, a tal punto, da diventare quasi immorale a livello sociale. 
La conseguenza è stata quindi la costruzione di un atteggiamento che metta invece al centro gli altri ed i loro bisogni cioè l’esatto opposto dell’egoismo: “l’altruismo”.Sebbene  l’altruismo sia un elemento prosociale positivo e sia portatore di benefici psicosociali alle persone che lo ricevono e che lo attuano, se attuato in maniera rigida ed inflessibile può portare effetti negativi e può anche essere correlato a sintomi psicopatologici.
Un caso particolare di altruismo è “l’egoismo psicologico”, questo è una concezione per cui gli esseri umani sono sempre motivati solo dai propri interessi legittimi, ovvero dalla convenienza, anche in azioni che sembrano mostrarsi come atti di altruismo. 
L’egoismo psicologico afferma che, quando le persone decidono di aiutare gli altri, lo fanno semplicemente per ricavarne dei benefici personali, e che gli individui si aspettano di ottenere, direttamente o indirettamente, dal fare ciò.
Secondo alcuni psicologi e sociologi, ad esempio, non esiste un altruismo totalmente disinteressato e gratuito, in quanto un beneficio (non materiale) del donatore potrebbe sempre essere individuato: si pensi alla gratificazione, all’autorealizzazione e all’appagamento del senso di giustizia, alla visibilità. 
Sebbene l’egoismo, come abbiamo esaminato, implichi conseguenze negative per sé stessi e per gli altri e sia considerato un fattore sfavorevole, nella psicologia della vita sociale ed affettiva esso, in misura ponderata e bilanciata, è in realtà necessario per un equilibrio sano della propria vita quotidiana. 
Alcune volte infatti, per stare bene, per dare senso alla propria vita bisogna essere egoisti; l’invito di psicologi, psicoterapeuti, medici o di qualsiasi professionista che si occupa di benessere, è quello di pensare a sé, di ascoltare i propri bisogni, le proprie emozioni mettendo se stessi al centro della propria vita anziché gli altri.
Questo è il concetto di “egoismo sano”, ovvero il dare priorità ai propri confini, bisogni, interessi ed obiettivi ed essere al contempo presente positivamente nella vita sociale con i pari, cioè raggiungere una realizzazione personale indipendentemente dagli altri, senza ignorare i bisogni altrui, senza calpestare o ignorare quelli di chi ci circonda, mantenendo invece un buon livello di empatia.
L’egoismo sano è caratterizzato da:- limiti e confini adeguati e funzionali,- cura di sé e attenzione ai propri bisogni,- capacità di prendere decisioni allineate ai – – propri valori e obiettivi,- riconoscimento del proprio valore- presa di responsabilità delle proprie azioni.
Al centro c’è sempre il proprio sé, ma l’egoismo nella sua eccezione sana, si differenzia molto da quello patologico ed è un elemento fondamentale per il proprio benessere psicologico.Tra i benefici e gli effetti positivi dell’egoismo sano troviamo:- una maggior cura nei confronti di sé stessi,- una adeguata autostima, – il rispetto verso sé stessi, – una gestione realistica e sana dei limiti di azione verso le necessità altrui e proprie,- la capacità di richiedere i propri spazi,- si riduce il rischio di burnout, – si ha la possibilità di creare relazioni sane prive di sensi del dovere, di colpa e risentimento.
Troppo spesso si confonde l’egoismo con amor proprio, ma colui che ama e prova un interesse reale verso SÉ stesso, lo avrà anche verso le persone con cui si relaziona, perché ha maturato una capacità di amare SÉ stesso e gli altri, perché ha imparato a:- conoscersi;- ascoltarsi;- accogliere ogni parte di sé con i propri limiti e le proprie risorse.
Per molto tempo, e ancora oggi, nella nostra cultura, è stato primario il mito del sacrificio che prevede la dedizione incondizionata agli altri, senza riflettere come sia difficile e a volte impossibile, poter aiutare ed essere di sostegno agli altri se, non si hanno le risorse mentali ed economiche necessarie. 
Ad oggi è chiaro come un atteggiamento di quest’ultimo tipo, non sia realmente funzionale per entrambe le parti, generando malessere psicofisico e rotture nelle relazioni. 
Il sano egoismo, non è quindi la strada per l’individualismo, non si tratta di un atteggiamento che va a danneggiare gli altri, ma, costituisce una strategia funzionale per crescere in modo sano, costruire risorse solide, ed avere le energie necessarie per sostenere chi ci circonda, in caso di necessità, senza metterci in secondo piano.
L’egoismo sano non è sempre facile, soprattutto per chi ha alle spalle storie in cui la cura verso l’altro è stata necessaria e obbligata, o per chi non ha mai imparato a riconoscere e rispondere ai propri bisogni. 
Non esiste una ricetta per costruire un egoismo sano, resta essenziale prendere consapevolezza della propria situazione per capire come apprendere strategie più sane e funzionali, per metterci nella condizione di soddisfare i nostri bisogni e prenderci cura di noi, per poter crescere e mantenerci mentalmente e fisicamente sani. 
“Le interazioni sociali sono il fulcro delle nostre vite quotidiane e la maggior parte delle nostre azioni hanno una ricaduta su chi ci circonda”. Come hanno indicato luminari della psicologia come Erich Fromm e Abraham Maslow, l’egoismo viene considerato tabù a prescindere; mentre, nella forma sana, è fondamentale ed è una forma di amore verso la propria persona.
Coltiviamo un sano egoismo che poi è il prendere cura di noi stessi, ascoltarci e accogliere i nostri bisogni, mettendo dei confini gentili che ci permettono di ritornare ad essere i protagonisti della nostra vita senza sensi di colpa, ricordandoci che amare se stessi è la condizione necessaria per amare gli altri e ritornare ad essere liberi di scegliere.
Bisogna riconoscere e accettare senza giudizio l’egoismo come parte di noi, avere una maggiore consapevolezza di sé e ritornare a mettersi al centro della propria vita, creando uno spazio individuale dove soddisfare i propri desideri e ad autorealizzarsi senza sensi di colpa.
Concludo con il pensiero a riguardo del poeta Giacomo Leopardi tratto da Zibaldone dei pensieri, 1817-1832 (stampato postumo).
L’egoismo è sempre stata la peste della società, e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società ….L’egoismo è inseparabile dall’uomo, cioè l’amor proprio, ma per egoismo, s’intende più propriamente un amor proprio mal diretto, male impiegato, rivolto ai propri vantaggi reali, e non a quelli che derivano dall’eroismo, dai sacrifizi, dalle virtù, dall’onore, dall’amicizia ecc.Quando dunque questo egoismo è giunto al colmo, per intensità, e per universalità; e quando a motivo e dell’intensità, e massime dell’universalità si è levata la maschera (la quale non serve più a nasconderlo, perchè troppo vivo, e perchè tutti sono animati dallo stesso sentimento), allora la natura del commercio sociale (sia relativo alla conversazione, sia generalmente alla vita) cangia quasi intieramente.
Perchè ciascuno pensando per se (tanto per sua propria inclinazione, quanto perchè nessun altro vi pensa più, e perchè il bene di ciascheduno è confidato a lui solo), si superano tutti i riguardi, l’uno toglie la preda dalla bocca e dalle unghie dell’altro; gl’individui di quella che si chiama società, sono ciascuno in guerra più o meno aperta, con ciascun altro, e con tutti insieme; il più forte sotto qualunque riguardo, la vince; il cedere agli altri qualsivoglia cosa, o per creanza, o per virtù, onore ecc. è inutile, dannoso e pazzo, perchè gli altri non ti son grati, non ti rendono nulla, e di quanto tu cedi loro, o di quella minore resistenza che opponi loro, profittano in loro vantaggio solamente, e quindi in danno tuo.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka 

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