Riciclo rifiuti tessili, in Campania il totale regionale è a 16.496 tonnellate

Gli scarti tessili sono entrati stabilmente tra le sfide ambientali e industriali più rilevanti degli ultimi anni: non si tratta solo di “moda” o di abbigliamento, perché i tessili attraversano la nostra quotidianità (capi, biancheria, accessori, tessuti tecnici) e, proprio per questa diffusione, generano un flusso di scarti crescente e complesso da gestire.

In Italia, dal 1° gennaio 2022 è obbligatoria la raccolta differenziata dei tessili, un passaggio importante che però ha messo in evidenza criticità operative e disomogeneità tra territori: regole comunali non uniformi, livelli di servizio variabili, comunicazione non sempre efficace, qualità dei conferimenti altalenante e capacità impiantistica ancora insufficiente rispetto ai fabbisogni reali.
    In occasione della Giornata Mondiale del Riciclo, Legambiente Campania presenta il dossier “Tessili, la vita oltre l’armadio”, che rientra in “Facciamo secco il sacco”, la campagna di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata promossa da Legambiente Campania.
    I dati ISPRA, aggiornati al 2024, elaborati da Legambiente Campania mostrano una tendenza chiara: i rifiuti tessili raccolti in Campania crescono nel medio periodo.
Dal 2020 al 2024, il totale regionale è passato da circa 10.704 a circa 16.496 tonnellate, con un incremento complessivo di circa il +54,1% e una crescita media annua nell’ordine del 6,4%. L’ultimo dato disponibile conferma il trend: tra 2023 e 2024 l’aumento è stato di circa il +6,8%.
    La quantità raccolta a livello territoriale nel 2024 è come immaginabile concentrata nelle aree più popolose. La provincia di Napoli pesa per oltre la metà del totale regionale, con circa 8.700 t (52,8%), seguita da Salerno con circa 3.000 t, (18,5%) Caserta con circa 2.800 t, (17,5%), Benevento con circa 970 t (5,9%) e Avellino con circa 870 t (5,3%).

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