Le echo chambers (o “camere d’eco”) sono degli ambienti virtuali, tipicamente online, che si creano all’interno di una piattaforma di condivisione social ad esempio quelle mainstream: Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitter ma, anche motori di ricerca ad esempio: Google, tutti luoghi in cui un utente si trova a visualizzare prevalentemente contenuti coerenti con le sue convinzioni e ideologie, e ad interagire maggiormente con altri utenti che condividono le sue stesse opinioni.
La denominazione deriva dal fenomeno fisico dell’eco e il riferimento, del resto, è tutt’altro che casuale. Visivamente, l’echo chamber viene spesso raffigurata come una stanza fisica, in cui lo stesso tipo di contenuto rimbalza, al suo interno continuamente, da un punto a l’altro,
La camera d’eco è una descrizione metaforica di una situazione in cui le informazioni, le idee o le convinzioni vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito.
Quando ci informiamo su internet o navighiamo sul nostro social preferito, non ci stiamo muovendo nel “vuoto”, sotto di noi non c’è una “tabula rasa”!
Le nostre azioni e ricerche online sono mediate da informazioni e opinioni che già possediamo rispetto a un certo tema e le echo chamber, sono quei luoghi, in cui le nostre idee e opinioni vengono rafforzate e confermate.
Questo significa che, pur con l’idea di ampliare la nostra conoscenza, è molto probabile che, seppure involontariamente, siamo spinti a ricercare contenuti in linea con le nostre idee preesistenti, oppure in community e riviste online in linea con il nostro pensiero.
In sociologia e psicologia parliamo di “pregiudizio di conferma”, o “bias cognitivo di conferma” proprio ad indicare quel comportamento che mettiamo in atto nel ricercare, selezionare e interpretare informazioni che non differiscano dalla nostra visione del mondo ma che, anzi, la possano in un certo senso confermare.
Il “bias confermativo” è un fenomeno cognitivo, è una sorta di meccanismo psicologico alla base, una “scorciatoia mentale”, che porta a cercare, a porre maggiore attenzione, e quindi attribuire maggiore credibilità a informazioni che offrono solo conferme alle proprie convinzioni, e viceversa, ignorare o sminuire quelle che le contraddicono.
L’informazione digitale è caratterizzata, oggi, dalla sovrabbondanza – di fonti, notizie, contenuti, attori protagonisti, testimonial, personaggi più o meno famosi, ecc. – e se il numero di informazioni con cui il singolo individuo può interagire, da un lato potrebbe rappresentare una garanzia di pluralismo, ma dall’altro costringe e favorisce il mettere in atto meccanismi selettivi di diversa natura.
Il bias confermativo interviene a questo punto, cioè la predisposizione che ha l’individuo a interagire con link, informazioni, ecc. che provengono dal suo stesso background o che appoggiano e confermano le sue credenze o, meglio, che trovano una certa approvazione all’interno di un gruppo ben definito di persone dai gusti e le opinioni simili con la conseguente formazione, proprio delle echo chambers.
Oltre le nostre scelte e il comportamento di conferma entra in campo un altro componente importante gli “algoritmi di feed” che sottendono molti Social Media e non solo; ad esempio soprattutto le piattaforme mainstream come Twitter o Facebook mostrano contenuti coerenti con i “like” e le ricerche precedenti, restringendo la diversità delle informazioni.
L’algoritmo di feed è quello che seleziona ciò che effettivamente visualizziamo rispetto all’intera offerta dei contenuti della nostra rete sociale. Ad esempio Facebook funziona secondo un algoritmo chiamato “EdgeRank” che tiene conto delle similarità delle interazioni che un utente ha con i suoi amici e stabilisce delle “corsie preferenziali” per i contenuti postati da quelli con i quali interagisce di più.
Da recenti studi scientifici è emerso che l’algoritmo di feed ha un ruolo abbastanza importante nelle dinamiche di polarizzazione, inoltre su Fabeook e Twitter la segregazione all’interno di echo chambers è dominante, gli utenti all’interno di Gruppi Facebook o forum tematici tendono a discutere solo con chi la pensa allo stesso modo, scacciando o criticando le opinioni opposte e alimentando ulteriormente il fenomeno delle echo chamber.
All’interno delle cosiddette camere dell’eco, infatti, circolano nella maggioranza notizie e fonti con una natura confermativa appunto delle posizioni politiche, religiose, ecc.; l’utente in pratica si ritrova a frequentare inconsapevolmente sempre le stesse camere dell’eco, e finisce con l’interagire solo con chi condivide le loro stesse opinioni, creando un ambiente chiuso che amplifica, spesso estremizza, le proprie idee e riduce il contatto con prospettive diverse, le visioni diverse o concorrenti vengono censurate o non consentite.
Studi approfonditi hanno indagato il funzionamento delle echo chambers sui social per comprendere i meccanismi tramite i quali si forma l’opinione pubblica e il modo in cui circolano le credenze, le notizie e, purtroppo, anche la disinformazione.
All’inizio sembrava in effetti che le fake news si diffondessero più velocemente delle informazioni vere, ma allargando la base di dati sperimentale e tenuto conto anche dell’engagement degli utenti e della polarizzazione si è potuto dimostrare che il vero elemento capace di aumentare la diffusione di un’informazione fosse la sua “novità”, più che la sua veridicità o falsità.
La diffusione dell’informazione è molto articolata e complessa, ed è soggetta sia alle dinamiche di comportamento degli individui e sia ai meccanismi di funzionamento delle piattaforme, oltre che agli algoritmi sottostanti, in pratica, gli stessi elementi che portano alla formazione delle Echo Chambers. Gli individui, in generale, sono più propensi a manifestare le proprie idee se sanno di poterlo fare tra simili, tra persone cioè con cui condividono opinioni, tendenze di voto, credi, ecc., hanno anche meno remore a farlo con toni accesi e posizioni più estreme, proprio perché sanno di godere di un certo sostegno; in pratica le persone, sui social, dimostrano il loro “bisogno d’appartenza” la necessità di sentirsi parte di un gruppo.
Le echo chamber, piccole o grandi che siano, hanno la capacità di permettere alle persone di condividere con “i propri simili” le loro opinioni, sapendo che non verranno contraddette ma, anzi sostenute e accettate dagli altri membri del gruppo. Non di rado, una echo chamber dà vita a forti polarizzazioni delle opinioni e a “scontri” tra gruppi con credenze tra loro opposte, si creano estremizzazioni indesiderabili quando in gioco ci sono problemi importanti e delicati per la vita associata o questioni politiche, in definitiva, le camere dell’echo minano l’imparzialità dell’informazione e contribuiscono a creare una condizione di misinformazione.
È facile in un contesto simile convincersi, erroneamente, che le proprie opinioni e le proprie visioni del mondo siano le uniche che abbiano valore, se non addirittura le uniche esistenti.
La ripetizione costante di un’unica narrazione all’interno della “camera” rende i membri convinti di una verità assoluta, estremizzando le posizioni in una sorta di polarizzazione politica/sociale che, come mi capita di notare, può portare a atteggiamenti e comportamenti, che inaspriscono i toni del discorso pubblico diventando estremi, violenti, intransigenti, e fomentando il dilagare dell’HATE SPEECH, dell’odio sociale.
Le Echo chamber diventano il contesto e la condizione che, può portare alla creazione di uno stato di “isolamento ideologico” degli individui, e può trasformarsi in forme di vera e propria “spirale del silenzio” soprattutto per le minoranze sottorappresentate, o di chi per disabitudine, o per scelta personale evita di confrontarsi con idee e opinioni, diverse dalle proprie, e che provengono quasi esclusivamente da solo da pregiudizi e preconcetti esistenti.
In ultimo, non bisogna dimenticarsi che le echo chamber possono essere create appositamente per specifici scopi manipolatori, dalle società che traggono enormi benefici economici, per il semplice fatto che così noi restiamo più tempo possibile sulle varie piattaforme.
Catturare la nostra attenzione, come se avessimo dei paraocchi, è per loro il bene più prezioso che esista oggi!
Come fare per tutelarci?Innanzitutto, essere consapevoli dell’eventuale rischio, perché sulla rete e nel web esistono, sono presenti e attive queste possibilità e questi strumenti.
Prendere coscienza delle nostre convinzioni e dei nostri pregiudizi e preconcetti, perché spesso siamo noi, con le nostre scelte, a creare e successivamente ad auto-ingabbiarci nelle camere dell’eco.
Mettere in discussione le nostre idee o aprirci a nuove prospettive, non limitare l’esposizione alla diversità di opinioni, non ostacolare il confronto e il dibattito costruttivo per culture, idee e comportamenti diversi dai nostri.
Sapere che le bolle informative e le Echo Chambers sono il terreno ideale per la diffusione della disinformazione, fake news e di contenuti potenzialmente dannosi, oltre ad essere vere e proprie celle in cui le nostre difese si abbassano e dove diventiamo più facilmente manipolabili.
Diversificare le fonti, leggere o ascoltare fatti, notizie e opinioni da fonti diverse, cioè da siti, account social, podcast, canali televisivi, media e stampa anche quelli non mainstream, perché troppo finanziati, invischiati e collusi, siti stranieri perché meno coinvolti e interessati nella politica nazionale, anche quelli locali, più piccoli.
Utilizzare motori di ricerca e AI differenti, così ci imbatteremo in punti di vista diversi, e ti abitueremo a guardare uno stesso fatto da più prospettive.
E infine, non smettiamo mai di formarci, alimentiamo sempre la nostra crescita personale e culturale
Sviluppare e mantenere una capacità di pensiero critico è essenziale per analizzare e valutare le informazioni in maniera obiettiva, identificando pregiudizi e bias, oltre le possibili manipolazioni nei contenuti che ci propinano e consumiamo.
Il fenomeno della camere di risonanza (in inglese echo chambers) è un tema complesso e multidiscinplinare, che abbraccia la sociologia, l’economia comportamentale e la fisica, tanto che all’interno della comunità scientifica assistiamo ad un accanito dibattito riguardo alla loro esistenza e alla loro natura.
Buona riflessione
Roberto Kudlicka
