Il primo referendum della Storia. Quando il voto si decideva tra gli allori e la cicuta

Altro che schede elettorali e talk show: il primo vero “referendum” combattuto della storia si giocò ad Atene nel V secolo a.C. E il risultato non fu meno divisivo di quelli moderni.

Da una parte un uomo scomodo, capace di mettere in crisi le certezze di tutti. Dall’altra una città spaccata. L’uomo era Socrate. Il “quesito referendario”, per dirla con ironia, suonava così: colpevole di corrompere i giovani e di non rispettare gli dèi?

A decidere non furono pochi magistrati, ma una giuria popolare di circa 500 cittadini, estratti assorte, chiamati a votare con pietre e cocci. Un numero enorme per l’epoca, quasi un plebiscito.

Il risultato fu sul filo: circa 280 voti contro 220. Bastava pochissimo per cambiare la storia.

Ma il momento decisivo venne dopo. Ad Atene, una volta dichiarato colpevole, l’imputato poteva proporre una pena alternativa. Era una seconda votazione. E Socrate, invece di chiedere clemenza, scelse la provocazione: propose di essere mantenuto a spese dello Stato, come un benefattore della città.

Fu troppo.

A quel punto la scelta divenne simbolica e brutale insieme: tra gli allori e la cicuta, tra l’onore pubblico e la morte. Nel secondo voto la città si ricompattò. E scelse la condanna.

Niente appelli. Nessun ricorso. Solo una coppa di cicuta.

Così si consumò quello che possiamo definire, con una certa licenza narrativa, il primo referendum davvero polarizzato della storia: centinaia di cittadini, un voto tiratissimo, una decisione irreversibile.

Altro che “Sì” o “No”: ad Atene si votava tra gloria e morte.

Dalle ricerche storiche di L’opus

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