Riflettevo ma, sarà capitato a tutti di conoscere qualcuno che è sempre meglio di qualsiasi cosa, di più, di tutto ciò che tu puoi immaginare.
Mi spiego tu gli dici una qualsiasi cosa loro già la conoscono bene e meglio, o hanno di più e meglio, l’hanno già fatto ecc.
I social hanno enfatizzato e reso esponenziale questo fenomeno rendendolo pubblico: tutti sanno, hanno ricette per la vita di tutti, d’altronde sembrerebbe che la loro la riescano a gestire già perfettamente, anche se spesso, dall’esterno, proprio non si direbbe, ma contenti loro …e se si accontentano di questa piccola soddisfazione, quanto altrettanto grande menzogna allora contenti tutti!
Inutile parlare, discutere o cercare di comprendere e condividere si perde solo tempo e pazienza: è così è basta!
Allora partiamo dalla definizione: Il complesso di superiorità è una manifestazione psicologica in cui una persona crede di avere capacità e qualità superiori rispetto alla media, è un complesso psichico caratterizzato dalla convinzione pervasiva di essere migliori o superiori agli altri, è un insieme di pensieri e sentimenti che portano un individuo a credere fermamente di possedere specifiche qualità.
I soggetti con questo complesso tendono a valutarsi in modo esageratamente positivo, tendono a vantarsi e contemporaneamente a sminuire gli altri, a mostrare un atteggiamento di superiorità, caratterizzata da atteggiamenti e comportamenti di supponenza e presunzione, a essere sdegnosu o aggressivi, a imporre la propria visione, pervasi da fantasie e sogni di supremazia.
Il complesso di superiorità, ovviamente , può influenzare negativamente le relazioni personali e il benessere di una persona. Può determinare un atteggiamento che provoca tensioni nelle relazioni personali, derivanti dai comportamenti arroganti, dispregiativi e di sufficienza che il soggetto può mettere in atto.Questi comportamenti arrivano a far sentire gli altri, inferiori o umiliati, creando un clima di negatività e conflitto.
Le persone con un complesso di superiorità hanno difficoltà ad ascoltare e comprendere i punti di vista degli altri e questo può rendere difficile la comunicazione efficace e la risoluzione dei conflitti, sia nelle relazioni interpersonali che lavorative, a causa della scarsa empatia e della necessità di prevalere, le relazioni interpersonali diventano complicate, problematiche e disfunzionali.
Questi individui presentano un’immagine di sé distorta poco realistica, ponendosi costantemente al di sopra degli altri, con comportamenti presuntuosi e competitività estrema, con un bisogno costante di dimostrare il proprio valore, spesso trascurando gli altri aspetti della vita.
In generale, chi si crede superiore è anche egocentrico e arrogante, e di solito non è del tutto consapevole di quello che sono i suoi sentimenti di superiorità.
Cosa ne pensano gli esperti:
Alfred Adler, uno dei pionieri della psicodinamica, psicologo e allievo di Sigmund Freud, ha introdotto per primo il concetto e il termine “complesso di superiorità”, agli inizi del XX secolo, definendo e teorizzando il complesso di superiorità come: un meccanismo di difesa psicologico, in cui un individuo ostenta un’eccessiva fiducia in se stesso e arroganza per mascherare sentimenti inconsci di inferiorità o insicurezza.
Per Alfred Adler, quindi si tratta di un meccanismo di difesa, sviluppato per fronteggiare i sentimenti di inferiorità, egli sosteneva che derivasse essenzialmente dalla necessità di superare sentimenti di inferiorità latenti, che caratterizzano lo speculare “complesso di inferiorità”.
Il complesso di superiorità quindi, può essere una forma di compensazione per i sentimenti di inferiorità intrinseca e può essere considerato come l’altra faccia della medaglia del complesso di inferiorità, può installarsi come un bisogno di compensare, celare, nascondere, evitare a sé stessi un vissuto e una sensazione sottostante di senso di inadeguatezza (incapacità, inferiorità, etc.).
In tutte le sue opere Adler intreccia il verificarsi di un complesso di inferiorità e di un complesso di superiorità con un rapporto di causa ed effetto. Tra i suoi scritti che toccano l’argomento vi sono: Conoscenza dell’uomo del1927, e Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, una raccolta di ventuno articoli pubblicati postumi nel 1964.
Adler distingue il normale, logico e concepibile sforzo per raggiungere un obiettivo, o aspirazione alla superiorità, dal complesso di superiorità vero e proprio, definendo quest’ultimo come un tentativo di compensare il senso di inferiorità gonfiando in qualche modo il proprio senso di importanza personale.
Adler individua la natura reattiva di tale sforzo come determinata dai sogni di eroismo e da una falsa supposizione di successo, mentre ritiene che gli individui sani non aspirino alla superiorità personale sugli altri, ma piuttosto all’ambizione e al successo personale attraverso il lavoro.
Secondo Adler, il complesso di superiorità ha origine dall’infanzia, quando l’essere umano sperimenta un senso di inferiorità, le carenze educative e ambientali possono contribuire alla cristallizzazione di questa percezione negativa di sé, che può persistere nell’età adulta se non viene affrontata e risolta.
Per compensare tale senso di inferiorità, l’individuo sviluppa una ricerca smodata di superiorità e controllo, sognando l’onnipotenza e il dominio, Adler sostiene che questa aspirazione alla perfezione sia un’illusione, irraggiungibile nella realtà umana e oertanto, il complesso di superiorità può portare l’individuo a intraprendere una costante gara con sé stesso per raggiungere un ideale “inarrivabile”.
Nelle prime fasi di vita tutti i bambini sperimentano un sentimento di inferiorità provocato dal divario tra il proprio potenziale e quello delle figure adulte, il complesso può derivare da un ambiente familiare che ha alimentato un falso senso di grandiosità o, all’opposto, da umiliazioni e abusi infantili che hanno compromesso l’autostima.
Il padre della Psicologia Individuale considera l’uomo come elemento indivisibile dal contesto in cui vive, ed è proprio l’ambiente sociale a favorire o ostacolare l’interiorizzazione del sentimento di superiorità; crescendo, le componenti ereditarie e gli stimoli offerti dal proprio ambiente contribuiscono a configurare particolari stili di vita nei quali può prevalere un sistema o l’altro.
Il percorso di crescita secondo lo nsichiatraaustriaco, è accompagnato dal desiderio diappartenenza e, parallelamente, da una naturale tendenza a prevalere sull’altro, necessaria al superamento dell’impotenza che caratterizza le prime fasi dell’età infantile.
Come abbiamo visto il complesso di superiorità si basa su una credenza distorta che pone l’individuo al di sopra degli altri, spingendolo a credersi migliore.
Tale credenza può svilupparsi all’interno di un ambiente familiare che alimenta la visione del bambino come superiore aglialtri, valorizzandone le abilità proprie o presunte tali e ponendolo costantemente al di sopra dei pari.I comportamenti associati sono alimentati da una spinta aggressiva e da una scarsa sintonizzazione empatica che annienta gli stati altrui e mira esclusivamente al soddisfacimento dei propri bisogni.
In alcuni casi il complesso può emergere all’interno di un ambiente familiareopposto rispetto a quello descritto in precedenza, in un tale contesto il complesso di superiorità si configura come un vano tentativo di iper compensazione di una visione di sé basata sull’insicurezza e sul non valore.
Di contro un ambiente sicuro fornito da figure primarie che accolgono positivamente il potenziale e la vulnerabilità del bambino è in grado di favorire l’interiorizzazione di una visione tale da garantire un equilibrio e di incanalare correttamente gli impulsi legati ai due sistemi motivazionali predominanti: da un lato il sistema della competizione, che spinge l’individuo ad agire aggressivamente orientandolo verso l’autoaffermazione e dall’altro quello della cooperazione, che mira all’appartenenza al gruppo ed è sostenuto dall’innato bisogno di chiedere protezione all’altro.
Il complesso di superiorità include un vasto insieme di credenze e relative emozioni e comportamenti.che guidano le relazioni interpersonali sulla base di un sostanziale divario tra sé e l’altro. Tali credenze, però, sono fondate su un’immagine di sé poco realistica che, a differenza dell’autostima e dell’autentica fiducia nelle proprie abilità, puo limitare fortemente il potenziale di chi ne soffreintrappolandolo in una “bolla” che antepone il successo al benessere individuale.
Nella vita quotidiana ciò può portare le persone a pianificare la loro esistenza sulla base della ricerca del successo nei vari ambiti di vita, da quello relazionale a quello professionale, spesso portandole a ignorare i bisogni propri e altrui.
Malgrado le apparenze e l’ostentazione di una fiducia spropositata nelle proprie abilità, chi ne soffre di fatto indossa una maschera al solo scopo di nascondere le proprie vulnerabilità e profonde insicurezze.
In questo caso la maschera aiuta la persona a nascondere un’immagine di sé fragile e impotente, in realtà sorretta dal complesso di inferiorità interiorizzato nelle prime fasi di vita.
Il complesso di superiorità può.manifestarsi con diverse caratteristiche e sintomi, per esempio:1 – eccessiva fiducia in sé stessi, nelle proprie abilità, competenze e conoscenze2 – arroganza e presunzione: soggetti con un complesso di superiorità possono manifestare un atteggiamento arrogante, considerandosi superiori e guardando gli altri con disprezzo o superiorità3 – scarsa empatia verso gli altri, che sono considerati inferiori o poco meritevoli di attenzione4 – bisogno di dominio e di controllo: possono cercare di imporre le proprie opinioni e modi di fare5 – disprezzo per la debolezza e i fallimenti degli altri6 – svalutazione dei successi altrui7 – difficoltà ad accettare le critiche o i feedback negativi, percependoli come un attacco alla loro immagine8 – bisogno di confronto costante, con conseguenti tentativi di dimostrare che sono migliori sotto vari aspetti. Le cause alla base del complesso possono variare da persona a persona e sono influenzate da diversi fattori psicologici e sociali. Alcune possibili cause includono:1 – compensazione dell’insicurezza.
2 – esperienze passate, come il successo continuo o l’essere costantemente elogiati o adorati da altre persone, possono spingere un individuo a sviluppare un senso esagerato di superiorità. Queste esperienze positive possono portare a una visione distorta di sé stessi e degli altri.
3 – ambiente sociale: può influenzare la percezione di sé. Ad esempio, un ambiente familiare o sociale competitivo o che promuove un ideale di superiorità può contribuire alla formazione del complesso.
4 – bisogno di autoaffermazione e di sentirsi valorizzati. Il desiderio di sentirsi superiori agli altri può derivare da un senso di mancanza di valore personale o dal bisogno di accettazione.
Il complesso di superiorità può manifestarsi in vari disturbi psicologici, anche se è importante notare che non si tratta di una categoria diagnostica formale.
Tuttavia, alcuni disturbi della personalità possono essere associati alla sua manifestazione:1 – disturbo narcisistico di personalità: i narcisisti mostrano spesso un senso esagerato di importanza di sé, la necessità di ammirazione e mancanza di empatia.
2 – disturbo antisociale di personalità: le persone antisociali possono manifestare un senso grandioso del proprio valore e una mancanza di considerazione per i diritti e i sentimenti degli altri.
3 – disturbo borderline di personalità: le persone con questo disturbo di solito lottano con sentimenti di vuoto e instabilità nell’immagine di sé, possono anche sperimentare fluttuazioni tra sentimenti di superiorità e inferiorità.
4 – disturbo di personalità paranoica: la paranoia può determinare diffidenza e sospetto diffusi verso gli altri.
In estrema sintesi il complesso di superiorità è strettamente correlato al modo in cui si è stati educati, amati e su come si è imparato a vedere sé stessi, esso ha a che fare con l’autostima e dipende, inoltre, dall’osservazione e la valutazione da parte degli altri.
Si tratta comunque di un complesso processo intrapsichico e di una risposta relazionale correlata al modo in cui si è stati cresciuti e amati così come allo sviluppo emotivo.
Nello specifico, tuttavia, le cause sono varie e diversificate, ascrivibili appunto:1 – all’ambiente familiare.2 – al contesto socio culturale.3 – ad alcuni tratti individuali.4 – all’autostima.
Dunque, sia l’eccesso che la mancanza di autostima non sono indice di una buona e sana considerazione di sé, dal momento che entrambe le condizioni si configurano come modi rigidi e non adattivi per gestire la bassa fiducia in sé stessi.
Il complesso di superiorità può essere affrontato attraverso una combinazione di strategie di intervento e trattamento ma, è sempre l’individuo il soggetto principale e ogni individuo resta unico, in generale ciò che serve soprattutto è consapevolezza, riconoscimento e senso di realtà.
Occorre soprattutto lavorare sull’autostima, come già detto, spesso, il complesso di superiorità nasconde un’insicurezza profonda e una bassa considerazione di sé, attraverso il riconoscimento delle proprie qualità e punti di forza, così come accettando le proprie vulnerabilità, si può ridurre il bisogno di sentirsi superiori agli altri, si può sviluppare l’empatia e la capacità di mettersi nei panni degli altri può aiutare a superare l’atteggiamento arrogante e a comprendere che ogni persona ha il proprio valore e le proprie esperienze, che meritano tutte comunque rispetto.
Avere a che fare con le persone che si sentono superiori può essere un’esperienza spiacevole e implicare notevoli difficoltà.
In generale, comportarsi con le persone che si sentono superiori richiede pazienza, determinazione e abilità nel gestire le situazioni di tensione.
È importante ricordare che il comportamento di queste persone non riflette necessariamente la realtà e che non si dovrebbe mai accettare un atteggiamento di superiorità come giusto o necessario.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka
