Le radici non hanno invidia dell”albero

Riflettevo: oggigiorno è tutto un sembrare, un apparire, “essere” è diventato secondario, una cosa a cui si può rinunciare, della quale si può fare tranquillamente a meno.
I social.per primi ma, i reality e tutti i media in generale, sono pieni di questi esempi, li definisco così enfatizzando parecchio, anche se seguitissimi e spesso assunti come “modello” di vita.
Di qui è sorta la mia associazione mentale: l’importanza di ciò che non si vede. 
Quando guardiamo un albero tendiamo a considerare solo la parte visibile, quella fuori dalla terra. 
Nel regno vegetale non esistono piante prive di radici. Più o meno profonde, più o meno robuste e vistose, le radici sono parte integrante di tutto ciò che ha rami, foglie, fiori e frutti, di qualsiasi genere essi siano. 
L”albero, con la sua chioma alta e maestosa, non rinnega la parte nascosta, sotterranea e spesso oscura (le radici) da cui trae linfa vitale:
“Le radici non hanno invidia dell”albero” 
è una metafora profonda che evidenzia l”importanza dell”invisibile rispetto al visibile, suggerendo che le radici, pur restando nascoste sottoterra, sono fondamentali per la vita dell”albero stesso. 
Le radici rappresentano l”identità, la storia e la terra d”origine, senza di esse, l”albero non potrebbe esistere, crescere, elevarsi verso il cielo, sono il suo fondamento e la sua stabilità, rendendolo capace di resistere a tempeste, temporali e terremoti.
Hanno un ruolo vitale, finché le radici sono vive, la pianta può rinascere, senza di esse, la pianta muore, indipendentemente dalla bellezza di foglie e rami.
Nonostante le radici siano spesso descritte come brutte o deformi, in contrasto con la magnificenza di fiori e frutti che possono riuscire a produrre.
Come negli alberi, la cui importanza risiede nelle loro radici, ovvero in ciò che non si vede, nella persona umana accade lo stesso.
Le radici simboleggiano le origini, la storia personale, l”appartenenza, la cultura e il lavoro nascosto che sostengono la crescita e la memoria, un legame indissolubile con l”identità e stabilità.
Non sono le apparenze ad assicurare la serenità e la fecondità spirituale, ma le motivazioni ed emozioni profonde, la nostra storia che sa di famiglia, di studio e di educazione.
In sintesi, il successo o la bellezza esterna (l”albero) dipendono totalmente dalle fondamenta nascoste (le radici) e quindi, verso di esse, serve gratitudine e connessione.
L”albero “intelligente” sa che non c”è divisione tra la bellezza che mostra e la profondità da cui proviene; ciò che sta nascosto, vale a dire le radici, è altrettanto importante, perché è proprio lì che risiede la sua intelligenza primaria.
In senso lato, la riflessione è una potente metafora sull”identità, la crescita e l”accettazione delle proprie origin, ci insegna che per crescere ed evolversi non bisogna vergognarsi del proprio passato, ma onorarlo, poiché è la base di ogni successo futuro.
Anche lo psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero, Carl Gustav Jung ha espresso una famosa metafora psicologica sull”albero:
“Nessun albero può crescere fino al cielo se le sue radici non scendono fino all”inferno”. 
Questo pensiero profondo indica che per raggiungere il massimo sviluppo personale (crescita verso l”alto/cielo) è necessario integrare i propri lati oscuri, compreso sofferenze e istinti inconsci (radici nell”inferno). 
Per Jung la Crescita rappresenta l”individuazione, ovvero il percorso di realizzazione del Sé.
Mentre le Radici simboleggiano l”inconscio, le zone d”ombra, i traumi e gli istinti più primitivi.
Infine l”Inferno non è inteso come punizione, ma come la necessità di affrontare il proprio dolore e la propria complessità interiore.
Secondo Jung, tentare di essere solo “buoni” o “luminosi” senza accettare (accettazione del sé), la propria parte “infera” rende la crescita superficiale e fragile al contrario, l”importanza delle origini dà stabilità e solidità.
L”Equilibrio della natura nelle sue origini, insegna che il successo o l”altezza raggiunti nella vita non devono portare a dimenticare o disprezzare il proprio passato o le proprie basi (famiglia, terra d”origine).
L”albero, nella sua maestosità (rami, foglie, frutti), non è “invidioso” delle sue radici, che si trovano nascoste e “nell”ombra”, non è separato da esse, al contrario, riconosce che la sua identità, crescita, forza interiore e bellezza dipendono interamente o anche da loro, da quell”oscurità sotterranea, che nutre la chioma. 
Per ultimo e non ultimo il “Rispetto per l”invisibile”, spesso si ammira solo ciò che è visibile (il tronco, i frutti), dimenticando la fatica silenziosa delle radici che si allungano nel buio per nutrire l”intero organismo. 
In sintesi, è un invito a coltivare la consapevolezza delle proprie origini, riconoscendo in esse la fonte della propria forza vitale.
Ciò che ci mantiene fermi, nei tempi difficili non è il nostro aspetto, ma ciò che è nascosto nelle nostre radici, nei nostri cuori.
Prendiamoci cura delle nostre radici, salgono su dalla terra, come se fossero morte, e poi all’improvviso danno il fiore, il frutto, non dimentichiamoci e non tagliamole, non ci conviene! 
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka 

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