Le grandi imprese nelle pesti

 La questione Natuzzi come la questione Ilva non sembrano avvicinarsi alla soluzione. Non si tratta di avventurieri finanziati dalla Zes di turno, ma di imprese italiane da sempre radicate nel territorio di cui una pubblica costruita con i soldi del contribuente…pure entrambe stanno nelle pesti. Si arriva ad ipotizzare di venderle in modo da scaricare ad altri la patata bollente! quasi quasi gli altri siano fessi. Le imprese sono solide ed affidabili quando sono familiari; come diventano troppo grandi, accade che il padrone non coincide più con una persona precisa ma con un azionariato di fatto estraneo alla gestione che allontana il vero padrone dall’azienda, pur essendo tutto regolato e previsto. Nessuno è o si sente più padrone e quindi l’impresa viene lasciata alle cure della legge fiscale e burocratica cioè a se stessa. Questa è la dura realtà. La politica accorre al capezzale della moribonda azienda e dispensa cure di ogni tipo per “salvaguardare la occupazione” cioè mettendo soldi, e poi soldi, e poi soldi … targati nei modi più vari ma sempre provenienti dalle tasche del docile ed ignaro contribuente! laddove è di tutta evidenza che esiste occupazione stabile solo se esistono dei padroni facoltosi e numerosi. È difficile quest’ultimo concetto? Possibile che nessuno lo comprenda e lo riconosca? Addirittura si arriva a negare il diritto all’esistenza del “padrone”? sostituito da “manager”, “presidente”, “ceo”, e altre figure tutte dipendenti e salariate dell’azienda grande e quindi destinatarie di diritti e mai di doveri mentre il padrone che dovrebbe garantire quei diritti non esiste!!! fino a non esistere ormai più il suo ruolo e la stessa parola! e senza padrone prima o poi tutto si sfascia.   Quando, in era democristiana, si inventò la formula di dare soldi per favorire la occupazione e la lotta alla disoccupazione (cosa che sapevano essere anticostituzionale) tutti sapevano che si trattava di un metodo cattocomunista per favorire gli amici in barba alla uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. A furia di dire questa baggianata i politici hanno cominciato a crederci veramente e la gente a pensare che distribuire soldi del contribuente a imprese anche estere e anche in via di delocalizzazione fosse cosa buona fino a dare soldi e stipendi per le ragioni più fantasiose. Siamo in un periodo di matti e quindi anche questo modo di pensare dobbiamo tenercelo ma fa danni. E fa danni proprio ai lavoratori. Quale è il vero interesse dei lavoratori? Che lo stato si faccia carico del rispetto dei “diritti” a spese dell’impresa e del contribuente (che poi è lo stesso lavoratore) oppure che i datori di lavoro siano: a) padroni dell’impresa e quindi interessati direttamente a che le cose vadano per il meglio, b) ricchi e solvibili, c) numerosi in modo da dare al lavoratore la possibilità di poter scegliere quello migliore, d) piccoli in modo da essere raggiungibili facilmente. Cioè tutto serve tranne le grandi imprese che essendo “troppo grandi per fallire” come recitato da un Presidente statunitense di sinistra, hanno un ruolo sistemico (sociale, culturale, economica troppo grande per essere affidato ad un azionariato e ad un management che non rispondono a nessuno) e quindi vanno nazionalizzate!!! Non certo sussidiate!! è ovvio! ma tutti sono dalla parte delle grandi imprese, destra, sinistra, pensatori, università, economisti che hanno creato un diffuso senso di sufficienza verso la piccola impresa laddove essa è efficiente e crea valore mentre la grande per lo più assorbe valore dal mercato o dallo stato… Ma se siamo in un mondo di matti tutto è possibile. Poi ci si meraviglia che non va niente bene e che servono sempre altri soldi… anche se già abbiamo un fisco vorace come pochi, laddove proprio il fisco e la burocrazia sono le cause del dissesto sistemico che abbiamo! CANIO TRIONE

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