L’ipotesi dell’ingresso di Kyiv nella comunità europea apre due soli scenari: pace o guerra. Entrambi pieni di problemi enormi

Nel primo caso, cioè a conflitto concluso, resterebbe sul tavolo una realtà gigantesca: un paese devastato, con infrastrutture distrutte, economia crollata, debiti immensi e necessità finanziarie praticamente illimitate. L’ingresso dell’Ucraina cambierebbe radicalmente gli equilibri interni dell’Unione. Stati come Ungheria, Bulgaria, Romania, Polonia e diversi paesi baltici perderebbero una parte consistente dei fondi europei oggi destinati alla loro crescita. Da quel momento Bruxelles dovrebbe soprattutto dare a Kyiv e quasi nulla ricevere. Il nodo più esplosivo sarebbe però l’agricoltura. L’Ucraina dispone di immense superfici coltivabili e di una capacità produttiva enorme. L’ingresso nel mercato agricolo europeo rischierebbe di mettere in crisi agricoltori italiani, francesi, polacchi e spagnoli, sottraendo fondi, quote, sostegni e competitività. Per molti governi sarebbe un suicidio economico e sociale. Seconda ipotesi: ingresso durante la guerra. Scenario ancora più inquietante. Se Putin continuasse a bombardare mentre Kyiv entra nell’orbita europea, toccherebbe all’Europa sostenere quasi da sola il peso economico, militare e finanziario del conflitto, soprattutto davanti al progressivo disimpegno degli Stati Uniti. I debiti accumulati dall’Ucraina, ufficialmente definiti prestiti o aiuti, finirebbero inevitabilmente per gravare sull’intera comunità. Anche i nuovi pacchetti miliardari annunciati da Bruxelles diventerebbero un peso permanente per i contribuenti europei. Infine un dato di puro realismo: nessun leader europeo di buon senso può credere che la Russia, in caso di vittoria o di accordo favorevole, pagherà mai risarcimenti di guerra a Zelens’kyj. Putin penserà ai territori controllati e agli interessi russi, non certo a finanziare il paese nemico. L’opus

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