Remigrazione

 Se si decidesse di rimandare a casa loro i malfattori extracomunitari che frequentano le nostre città e di confermare la presenza dei lavoratori migranti integrati o assimilati nessuno troverebbe da ridire. È certamente una questione di giustizia e quindi è condivisa istintivamente da tutti; né per proporre una idea del genere servono grandi esperti di sociologia o economia o diritto: già nei retropensieri della gente comune una reazione del genere al caos attuale alberga da tempo.
 Nessuno però dice che asserire una cosa del genere significa attribuire alla burocrazia nostrana il compito e il potere di regolare una materia così vasta e complessa: siamo sicuri che la magistratura possa in breve tempo esprimersi caso per caso senza errori? E i vari gradi di giudizio si possono superare in un attimo? E a casa loro questi malfattori saranno puniti per un reato consumato in Italia oppure mandarli lì significa graziarli? E i permessi di soggiorno potranno essere assegnati in tempi brevi e certi ai meritevoli? Se questo non fosse possibile che succede rimangono qui o no? E come si vede che si sono integrati se sono appena arrivati? E magari non conoscono la lingua? Possiamo continuare a lungo con questi dubbi per accorgerci che tale ricetta è stata tagliata con il machete e non certo scritta con la sufficiente aderenza alla realtà.
 Nel frattempo l’apertura delle frontiere continua a fare strage di imprese. Dopo la distruzione di interi settori merceologici, dopo la fuga di industrie di primaria importanza, dopo la vendita delle principali aziende di ogni settore (acquisizioni che vanno sotto il nome di afflusso di capitali di cui la politica appare gioiosamente radiosa), adesso quello che resta della nostra economia sta per essere espugnato dai barbari organizzati nelle multinazionali. Le mega organizzazioni alberghiere scendono in Italia e comperano o edificano alberghi che annichiliscono le piccole e medie aziende italiane del settore; l’intera agroindustria è in mano alla grade distribuzione nazionale ed internazionale; la ristorazione è vittima dei grandi conglomerati mondiali e degli appetiti della nostra politica specie locale…; visto che i partiti che albergano in Parlamento hanno fallito e comunque non dimostrano di avere una idea qualunque, la politica “nuova” cosa intende proporre sulla questione sovranismo economico così pressante ormai?
 Questa non è una cosa da poco anche in considerazione della dualità dello sviluppo italiano che ha subito una forte accelerazione nel ventennio appena trascorso che è stato ad esclusiva trazione settentrionale che non ha risolto le questioni a Nord (basti citare il maggior accentramento della ricchezza e corrispondente impoverimento di crescenti masse) e ha accentuato le questioni a sud (progressivo saccheggio del risparmio, di braccia e menti, del gettito fiscale rastrellato al sud e speso al nord, dell’energia, del petrolio, delle materie prime agricole,…un disastro ancora maggiore di quello garibaldino perpetrato a danno del sud a fine ottocento). Per dirla in breve: fino ad oggi la concezione “nazionale” della politica in realtà è stata una concezione settentrionale e romana (centralista e burocratica) se non truffaldina. 
Ma c’è un’altra questione mai posta da nessuno. Abbiamo visto nelle guerre odierne che una certa concezione mondialista dell’economia è andata a frantumarsi miseramente: basta chiudere o minare uno qualunque degli stretti strategici per mandare in buca ogni aspetto della economia di un qualunque stato. Frantumazione del mondialismo che già il Covid aveva evidenziato anche ai ciechi e sordi. Quindi diviene essenziale dotarsi di una notevole dose di autosufficienza …cominciando dall’alimentazione ma proseguendo in ogni settore. Si chiama sovranismo. Quindi MAI si deve punire qualcuno perché sorpreso a lavorare, MAI assistere inermi alla chiusura di una impresa per piccola che sia; è interesse nazionale difendere gli imprenditori quanto meno dai nemici interni quali burocrazia e fisco e credito….ne va della esistenza stessa della nostra economia.
 Se ne sono accorti i politici e i media di questa emergenza?
 CANIO TRIONE

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