LA VOCE PIU’ DELLE PAROLE

Tempo fa venivo raggiunto telefonicamente da una voce dolce, ferma, con gradite pause e priva di cadenze. La voce mi chiedeva di un articolo che avevo scritto ma, dopo meno di pochi minuti esordiva dicendo” sei una persona ……”. Con stupore le chiedevo come mai azzardasse giudizi che potevano essere affrettati non avendo avuto altro contatto se non con una voce. Non un volto, una foto e nemmeno uno scritto. La risposta lapidaria: “ho lavorato come doppiatrice per quaranta anni presso una emittente televisiva pubblica e ho imparato a conoscere le persone dalla loro voce. Raramente mi sbaglio”.

La voce con le sue vibrazioni può, più delle parole, comunicare con l’interlocutore ma soprattutto ha effetti dominanti sulla produzione ormonale del cortisolo (ormone dello stress) e della ossitocina (ormone della gratificazione). Ascoltare la voce di una persona che interviene con volume basso, con toni gravi, con pause giuste, in un diverbio dai toni accesi, significa comunicare al cervello di tutti che non c’è minaccia alcuna e si recupera la calma con un tono sereno ( Jurnal of Psychiatric Research 2016). Non vince chi alza di più il tono della voce! Quello che ormai vediamo nelle trasmissioni televisive ma anche nei pubblici incontri, dove ormai la ragione e la logica sono divenuti attributi orfani, di fronte a strategici accorgimenti di posizione, puntuali coinvolgimenti dei muscoli mimici, ammiccamenti e calibrate interruzioni di dialogo. L’argomento trattato posizionato in un desertificato territorio fatto di nulla e perimetrato dal nulla. Solo le urla!

C’è un motivo anatomico ma anche fisiologico del perché accade tanto disordine e confusione relazionale? Non solo problemi economici, salute fisica ma prevalenti, denunciano i giovani, sono quelli collegati alle  relazioni sociali. Sono i più incisivi nel rendere ognuno di noi, ma soprattutto loro i giovani, un “isolato”, immerso in un mare di incomprensione fatto da tantissime parti di inutili parole. Chi ci controlla conosce bene queste dinamiche relazionale, non solo l’aspetto sociale ma quello anatomico e fisiologico, consentono attacchi al nostro stato di benessere. Facendoci ammalare!

Proviamo a descrivere una piccola traccia anatomica che ci consente di comprendere il perché di quanto descritto. Alcuni studiosi del sistema nervoso, negli anni sessanta avevano individuato tre parti sovrapposte che rappresentano il nostro cervello e l’evoluzione della nostra mente: il cervello rettiliano, che regola gli automatismi, ritmo cardiaco, respiratorio. Sovrapposto il cervello limbico, sede di emozioni e dei ricordi, quindi la corteccia prefrontale che consente di assumere decisioni. Il sistema limbico riceve da una struttura vicina il talamo i segnali degli organi di senso attraverso una via preferenziale e più veloce di quella che collega il talamo alla neocorteccia ( centinaia di millesimi d secondi rispetto ai tre quattro secondi.) Quindi l’amigdala parte con un automatismo non controllato se non dopo tre secondi, il tempo necessario perché venga raggiunta la corteccia cerebrale. Innestando tutti i meccanismi di difesa e di attacco appena percepisce l’aggressione.

Una voce con toni alti, veloce, priva di pause, non viene distinta da una aggressione armata dal circuito limbico, per cui parte un automatismo consolidato. Si risponde con altrettanta aggressività, perché questi tre livelli non sempre dialogano fra loro. Una prolungata esposizione a comunicazioni aggressive, da qualunque fonte provenga, voce urlata, tv computer, ma anche una litigata percepita in lontananza, attiva il nostro sistema limbico che non sa fare le differenze, partono così le risposte di difesa e di offesa. Cortisone adrenalina, rigidità muscolare aggressività del tono della voce. Chi vive sempre in ambienti conflittuali con relazioni difficili mostra con il passare del tempo deterioramento fisico e mentale.

La voce calma. Come affermano esperti studiosi della psicobiologia, se l’obiettivo non è vincere ma capirsi. La voce è fatta di vibrazioni fisiche che raggiungono il corpo di chi ascolta e di chi parla a livello cellulare prima ancora che a livello cognitivo.

L’empatia è un necessario bisogno del corpo, come lo è il mangiare e il dormire, non una scelta o un accessorio comportamentale. (studi di John Cacioppo sulla solitudine pubblicati nel 2008). Questo studioso ha dimostrato che l’isolamento sociale e di relazione producono effetti dannosi per la salute. Gli esseri umani sono animali profondamente sociali e sono stati costruiti con un sistema nervoso che si regola attraverso le relazioni. I neuroni specchio inducono sofferenza uguale a quella che guardiamo.

Quindi è importante porre attenzione al modo in cui ci comportiamo con gli altri! Riguarda non solo loro ma anche noi. Se da persone consapevoli impariamo a trasmettere calma, diffonderemo calma in chi ci ascolta. Siamo connessi l’uno all’altro più di quanto pensiamo!  Parlare con la voce giusta rappresenta un evento fisiologico, di più, una azione terapeutica verso l’altro e verso se stessi perché l’aggressività che riceviamo e distribuiamo si deposita nel corpo. Esserne consapevoli aiuta a comprendere errori che possiamo emendare. Migliorando la qualità della nostra vita e di coloro che ci sono accanto. Ma anche, guastando i giochi di quelli che manovrano per creare una condizione sociale dominata da uno stato di nevrosi, di ansia, di disordine comportamentale.

UGO LOMBARDI

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