C’è destra e destra: Buttafuoco, un uomo per il Quirinale

Totò direbbe: «Siamo uomini o caporali?»

E, nel caso specifico, Pietrangelo Buttafuoco è senz’altro uno dei pochi uomini rimasti nella penisola italiana… E che uomo! E lo dico non con ammirazione sessuale – giacché, ahimè, sono uno dei pochi maschi del XXI secolo ancora visceralmente legati alla passione per la vecchia e cara patata – bensì come constatazione antropologica.

Un personaggio, Pietrangelo, capace di rimanere con la schiena dritta e saldo nei propri principi in un tempo in cui la maggioranza degli intellettuali non solo ha perso la Trebisonda, ma, pur di mantenere le proprie prebende, è disposta a fare il servo sciocco.

Invece no. Il presidente della Biennale rimane sempre coerente con se stesso: signorile ma rivoluzionario, tradizionalista ma eretico, conservatore ma modernissimo.

Un uomo che, mentre tutta la destra grida istericamente all’«’o sarracino», è capace di ricordare che non è sempre stato così. Volenti o nolenti, bisogna infatti rammentare che un tempo il fascismo fu la “spada dell’Islam”, tanto che Mussolini, negli anni Trenta, donò alcune colonne di marmo bianco alla moschea di al-Aqsa a seguito dei terremoti che avevano gravemente danneggiato l’edificio. Ed è forse anche in virtù di questo ricordo che, a un certo punto della propria vita, egli stesso si è fatto musulmano, non sunnita bensì sciita, in onore della civiltà persiana, di Dario il Grande e di tutto quel mondo antico che essa incarna.

E non è l’unica cosa che ha sottolineato, come si direbbe, con le “opere e le omissioni”… come dimostra la ben nota omissione di escludere la Federazione Russa dal proprio spazio espositivo alla Biennale di Venezia.

Ma si sa, tutto ha un prezzo in questo mondo. Così, ironia della sorte, dopo gli elogi del professor Cacciari – antico avversario dialettico ma oggi estimatore del suo operato e compagno nella mala sorte, visto che ha perso il proprio spazio di editorialista su La Stampa – e il giorno successivo all’apprezzamento di Peskov per il coraggio dimostrato dalla direzione della Biennale, è stata resa pubblica la chiusura dei “Dieci minuti” di Pietrangelo Buttafuoco su Radio1, dove, quotidianamente, alle sette del mattino, teneva la rubrica “Lupus in fabula”.

Certo, Pietrangelo, da signore qual è, si è subito prodigato a spiegare che la decisione gli era stata comunicata già un mese prima dal direttore di Radio1 in persona ma, ai fini della questione, poco cambia, perché rimane il fatto che Buttafuoco, pur avendo una moglie e due figli, uno dei quali affetto da una grave malattia rara, non si è esercitato nello sport nazionale del “tengo famiglia”, ma ha mostrato il petto al plotone d’esecuzione, rimanendo coerente con le proprie idee.

Ed allora, visto che sui giornali si comincia già a parlare dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, con la non remota possibilità che, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, sia la destra a eleggerlo, io ho la mia proposta: Buttafuoco for President!

Uno dei pochi uomini pensanti e viventi che, francamente, saprebbe essere davvero super partes, poiché non asservito ad alcuno, né in patria né all’estero.

Ma, ahimè, so già che il principale nemico di questa scelta non sarebbe tanto la cosiddetta sinistra quanto la destra, perché questa parte politica è la stessa che è stata capace di bruciare e tagliare la faccia a un’artista del calibro di Beatrice Venezi, la quale, a differenza di Buttafuoco, ha ammesso candidamente che, se potesse tornare indietro, non salirebbe mai più sul palco di Atreju, perché certa politica l’ha soltanto usata, mettendoci sopra il cappello e lasciandola poi sola nel guado.

La stessa parte politica che ha lasciato Marcello Veneziani e Franco Cardini a gridare come canne al vento, o come voci nel deserto, perché incapace di accettare le critiche costruttive di chi, come me, possiede tutti gli attributi dell’età, dell’esperienza e della militanza per poterle formulare.

Critiche da sollevare per crescere, migliorare e raddrizzare la rotta.

Ma tutto questo non è possibile perché, per dirla con Buttafuoco: «Il lavoro intellettuale presuppone dialettica e spirito critico, ormai materia assente della scena contemporanea. Oggi, invece, viene chiesta totale adesione, un binario obbligato tra “bene” e “male”. “Bene” e “male” vogliono soltanto propaganda e la possibilità di convincere qualcuno sull’onda del marketing.»

E dunque non vi è più spazio né cittadinanza per chi voglia indicare la verità o, se preferite, il Re nudo.

Peccato. Perché, tra le mille doti che Pietrangelo possiede, ve n’è una che, secondo me, oggi vale tanto oro quanto Buttafuoco pesa: sarebbe in grado di parlare anche ai tanti cittadini italiani di fede islamica.

Un fenomeno, quest’ultimo, che, a mio avviso, andrebbe compreso e canalizzato, onde evitare il caos e l’insicurezza in cui viviamo.

Lorenzo Valloreja

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