Riflettevo su una massima molto famosa del grande psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero, Carl Gustav Jung, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico, psicoanalitico e filosofico, vissuto a cavallo tra fine 1800 e buona parte del 1900:
“Non sei quello che ti è successo, sei quello che hai scelto di essere”
La frase di solo una decina di parole sembra apparentemente semplice, ma è la cosa più ingannevole di essa perché esprime un profondo concetto di responsabilità e rinascita personale, che contiene una distinzione radicale tra destino e scelta, tra quello che si è subito passivamente e quello che si è costruito attivamente.
Tutti, prima o poi, abbiamo vissuto o viviamo situazioni che non abbiamo scelto, eventi che ci scuotono, che ci mettono alla prova, che in qualche modo cicambiano, le parole di Jung toccano un punto delicato e potente della nostra vita: il rapporto che abbiamo con le esperienze che ci hanno segnato!
Analizziamo, in rapporto a questa frase come, quasi tutti, raccontiamo, la storia della nostra vita.
“Sono così perché mi è accaduto tutto questo”
- quella famiglia difficile,
- quell’esperienza,
- una perdita importante,
- un fallimento che ha fatto male,
- una malattia,
- un abbandono,
- quel momento che ha segnato tutto.
Sono così perché mi è capitato, mi è successo tutto questo, ed è una storia molto comune, sono accadimenti che hanno un peso reale, che non si possono assolutamente negare, e non si possono cancellare queste esperienze difficili con la sola forza di buona volontà.
Sono situazioni che in qualche modo formano, plasmano, lasciano tracce che si portano dentro per anni o anche addirittura per sempre.
Sono sicuramente meno coloro che invece affermano:
“Sono così perché ho scelto di essere così.”
Questa risposta è molto più rara, ed è forse molto più difficile, e va presa tutta così nel bene o nel male.
Entrambe comunque non mentono, entrambe contengono verità.
Il passato esiste ed è importante, perché può determinare tanto la realtà quanto la qualità del nostro presente e mi piace ribadire che il tempo, nonostante e contrariamente a quello che si dice, non cancella né cambia il dolore di ieri.
La psicologia, ha sempre lavorato molto e soprattutto sull”impatto del passato, è uno dei suoi pilastri, e ne riconosce pienamente questo peso; Carl Gustav Jung fa un passo in avanti, va oltre parlando anche del presente, di cosa accade nel frattempo.
Ha scelto di portare avanti consapevolmente la seconda risposta alla narrazione della vita, costruendo su questa scelta una delle psicologie più influenti, più moderne, e più durature del XX secolo. Da ricercatore, clinico e scienziato non nega che le cose accadano, che alcune di esse siano devastanti e che le ferite siano reali ma, porta avanti il discorso e dice che la loro influenza definitiva “su chi si è” dipende anche da qualcosa che si può controllare.
In questo Jung è molto definito e preciso:
“Il tuo passato è quello che ti è successo non è quello che sei!È quello che hai ricevuto nella tua storia, non quello che hai deciso di farne!”
Ci sta dicendo qualcosa di anche molto più utile: che qualunque cosa sia accaduta, c’è uno spazio forse piccolo e difficile da trovare, in cui si può scegliere la propria risposta a quello che ci è accaduto.
Il significato profondo è che il passato, accade fuori dal nostro controllo e ci segna ma, non comanda tutto, e lascia comunque uno spazio alla nostra libertà e diventa importante e essenziale: il potere della nostra volontà!
Il passato modella il nostro percorso e le nostre sfide, ma la risposta a quegli eventi è nel nostro potere e appartiene: al nostro libero arbitrio.
Scegliere “di essere” significa trasformare il dolore in consapevolezza e prospettiva affinché le ferite, i traumi o gli eventi dolorosi del passato non diventino la nostra prigione definitiva o l”unica definizione della nostra identità.
Al contrario, la nostra vera identità si costruisce, perche la trasformazione non è mai solo passiva, attraverso le scelte consapevoli che facciamo ogni giorno e la direzione che decidiamo di dare alla nostra vita.
La scelta non è una cosa di un istante, di un attimo e poi consolidata per sempre ma, è una scelta che si rinnova, anche nelle reazioni quotidiane, nel modo in cui si affronta quello che non funziona, in quello che si decide di fare anche e nonostante le ferite.
La trasformazione è un cammino quotidiano, la nostra vera essenza prende forma ogni giorno, diventare “se stessi” non è un evento improvviso, ma il risultato di “piccoli atti di coraggio” ripetuti nel tempo che compiamo ogni giorno per rialzarci, attraverso le nostre decisioni e le nostre azioni.
Non si può scegliere il proprio passato, e c’è una distinzione molto importante da fare Jung, infatti, non afferma che quello che ci è successo di brutto sia colpa nostra.
Ugualmente non dice che noi siamo vittime dei nostri problemi a causa della nostra debolezza o delle nostre scelte sbagliate, anzi crea una netta distinzione tra colpa e responsabilità, non abbiamo colpa ma, abbiamo responsabilità su come proseguire, su come procedere.
Quindi “responsabilità senza colpa” la differenza tra sentirsi prigionieri del proprio passato senza possibilità di uscita, e poter scegliere di sentirsi artefici di quello che abbiamo scelto di essere.
Ed è questa “scelta”, ripetuta ogni giorno, in modi piccoli e grandi che alla fine determina chi si è davvero, chi si diventa nel lungo termine.
In definitiva la piccola e apparentemente semplice frase di Jung esprime un forte messaggio di rinascita e libertà personale, che ci invita a passare dal ruolo di vittime degli eventi a protagonisti della nostra vita:
“il passato e le ferite non decidono per sempre chi siamo, ma è la nostra volontà e la direzione che prendiamo oggi a definire la nostra vera identità!”
Esprime un concetto fondamentale di rinascita e autodeterminazione, non come una semplice speranza nel destino, il caso o fortuna ma, un cambiamento concreto:
“Non siamo definiti in modo passivo dai traumi, dagli errori o dagli eventi del nostro passato. Il passato non è una condanna, ciò che si è vissuto o subito ci ha segnato, ma non è l”unico capitolo della nostra storia.”
È una “responsabilità adulta”, la la rinascita è una scelta forte e significa accettare il potere e anche la fatica di guidare il proprio futuro.
È un invito a riprendere il controllo del proprio destino, decidendo ogni giorno come reagire e quale direzione dare alle nostre azioni, trasformando l”esperienza in consapevolezza.
Senza dimenticare una grande verità che spesso dimentichiamo:
“Quello che ci accade non è tutta la nostra storia, ma solo una parte, quella decisiva è ciò che scegliamo di farne.”
Ogni scelta, ogni parola, ogni gesto con cui scegliamo diandare avanti è ciò che ci definisce davvero, può esserci stato dolore, e sarà ancora fatica, ma ogni passo che facciamo dopo è nostro.
L”unica forza che possiamo e, se vogliamo, dobbiamo coltivare ogni giorno, è quella di scegliere consapevolmente chi vogliamo realmente essere.
Jung ci spinge a non confondere ciò che ci è accaduto con ciò che siamo, non dobbiamo farci limitare e definire da un evento, un periodo, qualunque esso sia, e soprattutto: non da un giudizio altrui.
Se vogliamo siamo molto di più, nonostante tutto e grazie a tutto!
Buona riflessione.Roberto Kudlicka
