L’ILVA

  L’ILVA non può lavorare se inquina e quindi se ammala e se uccide.Sembra ovvio ma non lo è. Per far valere una ovvietà del genere servono un manipolo di buoni avvocati e una nutrita dose di documenti che dimostrino l’esistenza di veleni nell’ aria.

Può un cittadino sentirsi al riparo da tali rischi? No, certamente e ancora più certamente potranno sentirsi al riparo prima di avere registrato i primi malati e morti.

Se gli operai che lavorano l’acciaio in una grande impresa di altrui proprietà si fossero dedicati alla raccolta delle olive o dell’ uva l’inquinamento sarebbe stato ben più modesto e controllabile se non nullo. In ogni caso l’inquinamento non viene dalla natura ma dall’ uomo e precisamente dell’ uomo tecnologico.

Il punto è questo che si tratti di fitofarmaci o di polveri sottili, di asfalto o di energia sporca o di plastiche o cemento armato o dì social o di IA il danno per l’ambiente viene dall’ uomo tecnologico che è una evidente degradazione dell’homo sapiens…

Che fare?

Difendersi caso per caso dagli effetti nefasti del “progresso” mi sembra evidente che è vano. Inoltre questa mitizzazione del “progresso” tecnologico legittima e motiva investimenti faraonici e l’impiego di milioni di menti altamente formate o deformate (a seconda delle opinioni) per raggiungere nuovi traguardi ancora più pericolosi. 

Quando un romano anche illustre come Giulio Cesare o un missionario come Metodio o un francese rivoluzionario andava da Roma o Parigi in Inghilterra o in Russia ci andava a piedi e nessuno pensava o oggi nessuno pensa che a quell’ epoca fosse impossibile. Ma nessuno dei miei lettori può pensare di essere in grado di andare a piedi in Russia!!! Cioè la nostra dotazione fisica e psichica è stata fortemente ridotta dalle tecnologie e comodità.

Non v’è chi non lo sappia ma nessuno ne ricava le conseguenze.

Quindi l’ilva deve chiudere con buona pace di chi su di essa ricava bei soldini? Producendo anche veleni? Se lo chiediamo alle vittime la risposta sarà che non doveva aprire. Ma a costoro va ricordato che a quel tempo i tecnici furono chiarissimi nel sostenere che tutto sarebbe andato per il meglio e che ci sarebbe stato un fiorire di altre imprese per creare quello che si voleva e cioè un polo industriale che avrebbe spazzato via ulivi e vigne coprendo vestigia latine e greche che non servono a nulla mentre la industrializzazione è cosa strepitosa grazie alla quale si sarebbe potuto andare al mare con la propria auto a Rimini o a Viareggio o in capo al mondo.

E invece quei tecnici hanno decretato inconsapevolmente centinaia di morti e oggi dovremmo fidarci dei tecnici se non scienziati che ci dicono che le loro tecnologie apriranno senza effetti collaterali nefasti le porte del paradiso o qualcosa di simile…

CANIO TRIONE

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