Antigone

 Quando Antigone protagonista di una tragedia debuttata -sembra- nel 442 avanti Cristo pretende di seppellire il fratello contro la legge scritta dall’allora Re Creonte, pone una questione modernissima e non risolta ancora oggi; pretendeva di avere il diritto incomprimibile di farlo perché così si è sempre fatto e quindi il Re non aveva il diritto di mettersi contro le usanze, cioè contro il popolo (o la divinità, per i credenti) in una regola di sempre e per sempre; la questione è aperta tutt’ora: può oggi il potere costituito con una o più leggi spossessare (magari velatamente o con ragioni apparentemente condivisibili) gli azionisti della banca barese della loro proprietà o delle loro prerogative? La risposta è certamente no, e non solo per rispettare il diritto specifico del risparmiatore ma principalmente perché l’intera società è fondata su un patto sociale ed economico non certo frutto del volere o di un algoritmo contabile imposto da un potente ma di una ben più complessa realtà. E questo diritto deve essere rispettato AUTOMATICAMENTE non certo attivando le costose ed incerte e lente vie legali.

 Ogni temperamento a questa norma è un danno per tutta la società presente e futura.

 Da allora non si è fatto neanche un passo avanti nel rapporto tra diritto scritto e Diritto vero, il quale ultimo dovrebbe essere rappresentato dal diritto scritto; la nostra civiltà è iniziata ed è rimasta ferma alla filosofia e teologia greco-latina perché la più avanzata e civile possibile ed è ancora assalita dalla arroganza barbarica del potente di turno; invero si è pensato di scrivere (per quello che si può) il Diritto vero in super leggi che si chiamano Costituzioni; che sono una specie di promemoria di un Diritto che sta sopra quello scritto (che è quello che viene creato giorno dopo giorno dalla politica) e contro il quale nessuno può mettersi neanche Governi e Parlamenti!! e anche il Presidente della Repubblica o la Corte Costituzionale esistono solo per garantirne la effettività e corretta e AUTOMATICA applicazione.

 Questa è civiltà giuridica da sempre ma non tutti se ne sono resi conto e molti credono che la Costituzione sia un diritto scritto dal politicante di turno, un po’ più forte delle altre norme, che si può riscrivere liberamente purché si rispettino modalità differenti. Non è così: la intangibilità della proprietà privata non si può deformare né con leggi normali (come si fa ormai liberamente e illegalmente danneggiando il presente e il futuro di tutti), né con leggi costituzionali.

 Quindi lo spossessamento a favore dello Stato degli azionisti della popolare di Bari dettato da ragioni contabili che solo il tempo potrà dire se erano più o meno corrette ha un senso e una spiegazione solo temporanei: sia che sia stato imposto da ragioni di ordine pubblico economico, sia che invece sia stato ritenuto opportuno per garantire agli azionisti una gestione più sana ed una banca più solida, sia per qualunque altra ragione, lo stato non può espropriare un privato senza indennizzo (pari agli attivi esistenti al momento del  passaggio della proprietà effettiva), né si può imporre l’idea che erano azzerati gli attivi senza contraddittorio, né si può evitare di restituire (con mille scuse per il ritardo) la banca ai legittimi proprietari per dimagrita che sia. Se la banca ha un valore questo è degli azionisti e se lo stato ha fatto qualcosa non l’ha fatto per se ma per gli azionisti storici cioè per la collettività dei risparmiatori-soci. È legge di sempre e per sempre ben scolpita in Costituzione all’art. 47. Non è pensabile che l’opera di salvataggio e il risparmio di decine di migliaia di persone vadano a favore di chicchessia.

 Creonte nella tragedia di cui sopra passa un guaio molto più grande di ogni sua immaginazione contro cui il suo potere non può nulla. Ed è quello che accade a chi viola il Diritto vero. Lo ribadirà mezzo millennio dopo Cicerone in de Repubblica e poi dopo, la cristianità da Sant’Agostino a san Tommaso d’Aquino con la Summa Teologica, ribadirà in vario modo questo limite al potere temporale; limite che esiste nell’interesse anche del despota di turno.

 Stiamo parlando dei maggiori pensatori dell’Umanità su cui si sono impiantate tutte le società avanzate.

 Quindi la Costituzione è una conquista di civiltà che va rispettata profondamente e meglio compresa e non certo strattonata da input sinceramente di basso livello come la politica più volte ha cercato di fare. Sapendo che sopra e dentro la Costituzione c’è lo Jus che ne è la autorità ultima.

 La proprietà è una componente di questo Jus come il diritto di lavorare e di utilizzare liberamente la proprietà stessa o di procreare o di accedere liberamente al cibo (pagandone il prezzo necessario alla sua produzione e nulla di più) e all’acqua alla sorgente, ecc. ecc.

 Ogni tanto gli operatori del Diritto se ne dimenticano come anche i politicanti, come anche l’intera finanza e il sistema grandindustriale planetario; oggi -forse- queste dimenticanze (ormai divenute sempre più frequenti) sono dettate da centri di potere che rispondono a interessi che, come Creonte, ritengono di essere sopra tali regole del Diritto vero che potremmo anche chiamare “saggezza”; forse perché detengono molti soldi, forse perché detengono molta tecnologia, forse perché pensano di avere le amicizie giuste o forse perché non hanno studiato bene le cose  … certo è che si scantona sempre più spesso con conseguenze terribili, anche per loro stessi.

 Cioè siamo in una società con sempre minore saggezza la cui mancanza fa sbandare la gente comune e i potenti: il ricorso a consumi eccessivi, l’uso di droghe, solitudini diffuse ed abissali, sensi di colpa e paure profonde, esclusioni di intere generazioni e continenti, politica priva di cultura ad ogni livello, erudizione confusa con la cultura, continui tentativi di azzerare le identità individuali e collettive, spopolamenti e denatalità,…sono fenomeni altissimamente pericolosi dovuti proprio alla mancanza di saggezza e al mancato rispetto del Diritto vero da parte dei potenti di oggi.

 Non è possibile continuare così.

 CANIO TRIONE

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