La Regione Campania interviene sulla vertenza ma la soluzione individuata dalla Giunta non chiude il confronto con i centri privati accreditati, che assicurano una quota decisiva dell’assistenza regionale e chiedono ora di affrontare alla radice il problema della sostenibilità economica del sistema.
Con la delibera n.
461 del 6 agosto 2026 la Giunta regionale ha infatti confermato per quest’anno i limiti di spesa già fissati per il 2025, mantenendo però il meccanismo che consente, dopo controlli e compensazioni, di remunerare anche parte delle prestazioni effettuate oltre i tetti assegnati alle singole strutture.
L’obiettivo dichiarato è esplicito: evitare «interruzioni e/o ritardi» nell’erogazione di prestazioni che la stessa Regione definisce indifferibili e “salvavita”.
Il problema è diventato particolarmente rilevante con l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario nazionale (LEA). I numeri contenuti nella stessa delibera spiegano la dimensione della questione: tra il 2024 e il 2025 la spesa regionale per la radioterapia è aumentata dell’82,6%, passando da 68,2 a 124,6 milioni di euro per effetto delke nuove prestazioni introdotto con l applicazionedei nuovi LEA, mentre il numero degli assistiti trattati è rimasto pressoché stabile, passando da 13.736 a 13.864, appena lo 0,9% in più. Secondo la Regione, quindi, l’aumento della spesa non deriva da una crescita dell’accesso alle cure, ma essenzialmente dalla variazione delle tariffe introdotta dal nuovo nomenclatore.
È in questo quadro che assume un peso particolare il ruolo del privato accreditato. La stessa amministrazione regionale certifica che queste strutture assorbono il 69% della spesa per la radioterapia e che le Asl vi fanno ricorso in maniera pressoché esclusiva sui rispettivi territori. Per il 2025, inoltre, dopo le compensazioni era rimasto uno sforamento regionale di oltre 38 milioni di euro, riconoscibile secondo le precedenti regole imposte dall Regione nella misura del 65%.
La delibera prova ad alleggerire questa situazione. Sugli sforamenti residui viene ridotta progressivamente la cosiddetta regressione tariffaria, che nel precedente sistema era fissata al 35%: passa al 25% per agosto e settembre, al 20% per ottobre e al 15% per novembre e dicembre. Per le prestazioni erogate e rendicontate è inoltre previsto, dal primo luglio, un acconto mensile pari all’80% della produzione, con un unico saldo annuale.
Una soluzione che consente dunque di guadagnare tempo e soprattutto di mantenere aperti i percorsi terapeutici, ma che non soddisfa affatto gli erogatori.
«La recente delibera regionale sui tetti di spesa della radioterapia rappresenta un pallido tentativo di approcciare il problema della sottostima del finanziamento destinato alle cure per i malati oncologici, senza risolverlo in maniera organica e definitiva», afferma Bruno Accarino dell’SNR, associazione di categoria impegnata nella vertenza.
Il giudizio è particolarmente severo: «Di fatto la montagna ha partorito un topolino al solo scopo di disinnescare il blocco immediato dell’erogazione della radioterapia, intervenendo a metà agosto, ma solo a seguito del grido di dolore lanciato almeno due mesi fa dagli erogatori accreditati».
Accarino sottolinea soprattutto il peso che i centri privati hanno assunto nella rete oncologica campana. Si tratta di strutture che, come confermano sostanzialmente anche i dati della Regione, coprono circa il 70% dell’attività e che, secondo SNR, avrebbero continuato a garantire le prestazioni anche quando la copertura finanziaria risultava ormai esaurita.
Gli erogatori, sostiene Accarino, «hanno già erogato senza alcuna certezza e per solo senso di responsabilità nei confronti di una popolazione particolarmente fragile». Il punto centrale della vertenza diventa quindi la distanza tra i tetti programmati e il costo effettivo delle prestazioni necessarie per assicurare continuità ai pazienti oncologici.
Ed è proprio su questo aspetto che SNR considera insufficiente il provvedimento. «Questo atto non risolve la questione di fondo e impone unilateralmente l’ennesimo sacrificio non giustificato agli erogatori», sostiene Accarino, ricordando che la delibera è arrivata dopo un confronto serrato tra strutture, associazioni di categoria e funzionari regionali.
La critica assume anche un carattere politico. Secondo Accarino, il titolare della sanità regionale non ha partecipato personalmente al confronto su una vicenda che gli erogatori considerano strategica per la continuità delle cure oncologiche, mentre esponenti regionali appartenenti a diverse aree politiche hanno mostrato attenzione e sensibilità alla criticità.
SNR riconosce invece il lavoro svolto sul piano tecnico-amministrativo. Accarino cita «l’impegno e lo spirito di servizio» del responsabile della programmazione sanitaria Ugo Trama, del capo di Gabinetto Francesco Comparone e del vicecapo di Gabinetto Domenico De Falco, che hanno seguito il confronto con le strutture.
Il vero passaggio successivo potrebbe quindi essere quello previsto dalla stessa delibera regionale. Entro il 31 agosto dovrà essere istituito un tavolo tecnico permanente con rappresentanti della Regione e delle strutture private accreditate e delle associazioni maggiormente rappresentative, chiamate a valutare mensilmente l’andamento delle prestazioni e l’organizzazione del settore.
Per Accarino, tuttavia, quel tavolo dovrà essere qualcosa di più di uno strumento di monitoraggio: «Questo atto deve intendersi solo come l’inizio di un percorso virtuoso di confronto per la definitiva risoluzione delle criticità della sanità in Campania», con la richiesta di «un preciso impegno personale dell’attuale titolare della sanità, fin qui assente».
La vertenza, dunque, cambia fase ma non può considerarsi conclusa. Il problema strutturale resta invece quello di costruire per il 2027 una programmazione capace di far coincidere maggiormente risorse disponibili, nuove tariffe e fabbisogno reale dei pazienti.
Una questione particolarmente delicata perché, in questo settore, la discussione sui tetti di spesa non riguarda soltanto i bilanci delle strutture. Riguarda innanzitutto la possibilità di assicurare senza interruzioni una terapia che la stessa Regione Campania definisce indifferibile e salvavita.
