Un Pil, meglio due

Da molti decenni l’insipienza di governo ha imposto la cronicizzazione della politica degli “aiuti”. Cioè lo stato mette le mani nelle tasche dei contribuenti non solo per pagare gli stipendi, le tasse, la previdenza e tutti i “diritti” dei dipendenti pubblici ma anche per favorire questa o quella impresa.

 Ma se i dipendenti pubblici sono i percettori di tasse… chi le paga se non le imprese? E se le imprese divengono anch’esse percettrici di tasse non si fa che aumentare il debito!!! come si mantiene in piedi la baracca? fino a quando questo giochetto può durare? e alla fine che succede?

 La cosa non è astratta ma drammaticamente concreta. Certi nobili intenti “sociali” (di destra o di sinistra che siano) chi li pagherà e come si pagano? Ma v’è di più: se tutte le imprese pagano le tasse ma poche fanno le “domande” per averne indietro una parte significativa sottoforma di “aiuti” come si può giustificare che alcune imprese siano percettrici di tasse mentre altre no??!!?? non sono tutte uguali davanti alla legge, specie quella fiscale?

 È evidente che siamo in questa situazione per via della eccessiva fiscalità; per esempio: se non v’è l’incentivo della rottamazione o altro le auto non si vendono e quindi che senso ha mantenere una fiscalità elevata? Anziché inventarsi continuamente le rottamazioni basta ridurre le tasse che aumentano il prezzo finale del bene. Se non si può fare a meno di quel gettito conviene rassegnarsi alla riduzione drastica e cronica delle vendite (con grande sollievo dell’ambiente) e ricorrere ad una maggiore durata della vita delle auto. Oppure se si vuole che le auto e ogni altro prodotto si vendano maggiormente si riducano, come detto, le tasse con i risparmi ottenuti dalla fine della politica degli aiuti.

 Non è credibile che nei Ministeri non si siano già più volte posti una questione così elementare; come mai la decisione è stata così stupida? almeno tre ragioni: A) il clientelismo è la prima e maggiore risposta. La politica degli aiuti e più in generale la spesa pubblica conferisce a coloro che distribuiscono gli aiuti un bel potere. B) la tassazione -specie attraverso l’IVA- delle importazioni in sostituzione dei dazi -che non sono di moda ma rendono molto- procura un significativo gettito sul lavoro degli stranieri che è assolutamente rilevante. C) la riduzione degli stipendi è la terza ragione; questo punto è enorme specie per i dipendenti pubblici per i quali lo stato non da e non prende nulla in termini di tasse ma se i beni che costoro comperano sono più cari per via della fiscalità il loro stipendio perde potere di acquisto a favore dell’erario che colpendo i produttori di beni e servizi prendono una parte crescente dei soldi che i clienti -tra i quali i dipendenti pubblici- danno loro.

 Macchiavelli non avrebbe saputo fare meglio; pochissimi si rendono conto di questo imbroglio che però c’è ed è enorme. 

Molta fiscalità getta le imprese nei guai quindi si tolgono soldi alle altre imprese e ai dipendenti per darli alle imprese amiche che ne fanno richiesta. Questo è in sintesi estrema l’intento non raccontabile!! C’è molto marcio in tutto questo!

 Il governo di destra si è accorto facilmente che la politica dei bonus facciate e dei redditi di cittadinanza non può essere coerente con una sana gestione dei soldi pubblici. Per similitudine dovevano accorgersi che per ridurre le tasse come dicono di volere fare si deve procedere oltre che a risparmiare sugli sprechi e magari sulle pensioni e stipendi pubblici elevati (magari con una super tassa) ad una drastica riduzione della politica degli aiuti cominciando dalle imprese maggiori; invece non se ne sono accorti probabilmente proprio perchè le compagnie maggiori vivono di aiuti (come i grandi dipendenti dello stato) e non si possono scontentare né farseli nemici.

 Molto tempo fa fu lo strapotere di un dittatore ad avere la capacità di mettere a posto anche i potenti; era un tempo in cui quel dittatore spaccava la lira non tanto perché era una lira del contribuente, ma perché una volta incassata era avvertita come fosse la sua e quindi se la teneva stretta.

 Oggi serve puntare ad una idealità totalmente nuova. Gli “economisti” dei giorni nostri che si ammantano di tale qualifica solo perché si sanno muovere agevolmente nei meandri della Pubblica Amministrazione si sono accorti di tutto ciò? Certamente, ma a loro le cose vanno bene così perché credono che l’economia stia interamente all’interno del cerchio tracciato dalla Pubblica Amministrazione. Fuori da quel cerchio per loro è meglio la politica dello struzzo.

 Non vogliamo qui entrare nei dettagli dei mille e mille suggerimenti necessari ma cominciamo a proporre una semplice innovazione contabile statistica: facciamo calcolare dall’Istat e dalla Banca d’Italia il Pil dividendolo in due parti: da un lato la spesa pubblica e quindi la somma dei redditi dei prenditori di tasse; e dall’altro la somma dei redditi dei pagatori di tasse. Non è molto difficile da fare ma sarebbe l’innesco di una rivoluzione copernicana per fare la quale non serve un Duce o un Generale de Gaulle (ammesso che gliela facciano fare) ma basta un po’ di onestà intellettuale.

 CANIO TRIONE

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