Esordio in libreria della giornalista Sonia Sodano

Sonia Sodano parla della sua ultima pubblicazione, un libro che è un atto di coraggio.

Un libro che vuole essere soprattutto uno slogan per la libertà di informazione e della verità come fondamento imprescindibile della democrazia.

È “La libera informazione – Le origini, la cultura pop e la storia di Assange” edito da La Valle del Tempo.
    Una copertina che colpisce subito: il volto di Julian Assange con la scritta Redacted sugli occhi, cancellato, oscurato, come si fa con i documenti scomodi. Chi ha il potere di decidere cosa possiamo sapere? È questa la domanda che apre la quarta di copertina. Da Ipazia a Masaniello, dalla caccia alle streghe a T.J. Detweiler, dalla parrhesia greca alla cultura pop contemporanea, questo pamphlet attraversa secoli di storia fino ai giorni nostri, affiancando l’analisi con l’esperienza giornalistica diretta dell’autrice. Un percorso che indaga il rapporto tra verità, potere e libertà di informazione, mostrando come il diritto di parola sia sempre stato una conquista fragile, spesso pagata a caro prezzo. Al centro della riflessione c’è proprio lui, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks e sinonimo di frattura epocale. Come scrive Sonia, tralasciando celebrazioni e demonizzazioni moderne, la sua è una vicenda che fa sorgere interrogativi cruciali sul futuro dell’informazione. Con WikiLeaks, infatti, la trasparenza è diventata azione concreta e la disobbedienza strumento di conoscenza. Un testo scritto con un linguaggio semplice e diretto, adatto anche a chi non ha competenze specifiche in ambito giornalistico. L’obiettivo? Interrogare chi legge: “Quanto siamo davvero liberi di sapere?” L’autrice, come si legge nelle note biografiche, è giornalista professionista e laureata in Giurisprudenza. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerose emittenti radiotelevisive, tra cui Canale 21, Teleclub Italia, Radio CRC e Radio Club 91, e ha scritto per il quotidiano Il Roma. Ha preso parte a progetti editoriali trasmessi da Rai Cultura. Ha frequentato la Scuola Holden. È autrice di Memorie di un padre, Le forme dell’amore, Note di Strauss e O’ prufessore d’o pallone. Attualmente dirige il giornale Cultura Colori e collabora con IlMediano e Centrosud24. È co-fondatrice del festival Castello di Carta e della rassegna Una Somma di Libri. Ma la forza più grande di questo libro è il suo cuore umano. Il libro si apre con una dedica molto bella dedicata ai suoi due figli, Mirko e Aurora: “Per Mirko e Aurora, che ogni giorno possiate coltivare il coraggio di pensare con la vostra testa, crescere liberi, capaci di mettere in discussione ciò che vi viene imposto e di scegliere sempre la strada della ribellione intelligente. “Un augurio che è già una lezione di libertà.” Nelle prime pagine, Sonia si racconta: “Nel 2013 sono diventata ufficialmente giornalista, dopo anni di gavetta e sudore. Ho sempre creduto nella libera informazione e nei principi della verità come fondamento imprescindibile della democrazia. Per questo, quando ho conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza non ho avuto dubbi e ho chiesto la tesi in «Diritto dei mezzi di comunicazione».” E poi le domande che l’hanno spinta a scrivere, domande che sentiva sulla pelle, nelle notizie taciute, nei silenzi imposti o accettati: “Esiste davvero la libertà di parola e di espressione? Esiste un diritto pieno e sostanziale all’informazione? E dove si colloca il limite oltre il quale non è più possibile spingersi?” L’autrice entra nel vivo dell’attualità: “Assange è stato ridotto a simbolo divisivo, più che analizzato per ciò che ha realmente rappresentato: una figura capace di intercettare uno dei passaggi più delicati della storia della comunicazione, scardinando il modello tradizionale e proiettandoci nell’era della digitalizzazione, della trasparenza radicale e della disintermediazione dell’informazione.” E aggiunge un fatto recentissimo che rende il libro ancora più urgente: dopo anni di detenzione nel Regno Unito, trascorsi nell’indifferenza di gran parte dell’informazione occidentale, il fondatore di WikiLeaks riemerge con un atto che ne conferma metodo e coerenza: una denuncia formale depositata in Svezia contro la Fondazione Nobel. Accuse pesanti: appropriazione indebita aggravata di fondi, facilitazione di crimini di guerra e contro l’umanità, finanziamento del crimine di aggressione. Al centro, l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado, figura di primo piano dell’opposizione venezuelana.
    Secondo Assange, questa scelta costituirebbe una violazione diretta del testamento di Alfred Nobel. E il libro si chiude con una pagina di ringraziamenti sentiti e tutti uniti al cuore, che l’autrice stessa definisce la parte più importante di un libro.
    “Un ringraziamento sincero va al collega giornalista Daniele Naddei, che mi ha spronata a studiare, approfondire e dare voce a questo argomento. Grazie alle amiche di sempre, anche loro colleghe stimatissime, Tania Sabatino e Adele Monaco. Alla famiglia, alla madre, al marito e ai suoi bambini, che con la loro vicinanza rendono possibile ogni cosa. Un pensiero speciale al padre. Un ringraziamento particolare alla casa editrice La Valle del Tempo, che ha creduto nel progetto, in particolare al direttore editoriale, il professor Mario Rovinello. Un pensiero speciale e affettuoso a Barbara, una cara amica, una persona davvero speciale con cui ha da subito instaurato un’intesa profonda e naturale. E infine a tutto lo staff de La Valle del Tempo.
    Un libro necessario, presentato in un festival necessario”, dice Sodano.

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