“È incomprensibile che le strutture sanitarie private accreditate senza scopo di lucro vengano escluse dall’incremento delle risorse destinato alla sanità privata accreditata”.
È quanto denuncia Aris Campania – l’Associazione degli istituti sociosanitari religiosi – dopo le determinazioni della Regione nell’ambito della programmazione dell’assistenza ospedaliera per il 2026.
“La Regione Campania ha definito i limiti di spesa delle case di cura private accreditate, prevedendo – secondo quanto comunicato dalla stessa amministrazione – 27 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2025”.
Un incremento che, denuncia Aris Campania, non avrebbe trovato analogo riconoscimento per le strutture a carattere religioso e non profit rappresentate dall’associazione.
“Si è determinato un evidente corto circuito – afferma il presidente di Aris Campania, Pasquale Accardo -. Le nostre strutture svolgono da decenni una funzione fondamentale a sostegno del Servizio sanitario regionale, garantendo prestazioni e assistenza ai cittadini senza finalità di lucro.
Non chiediamo privilegi, ma parità di considerazione a fronte di funzioni analoghe”.
Particolarmente significativo, secondo Aris, è il ruolo svolto da alcune strutture associate nell’ambito dell’emergenza-urgenza, attraverso la gestione del pronto soccorso. “È il paradosso che la Regione deve spiegare – sottolinea Accardo -. Siamo considerati parte integrante della rete sanitaria quando dobbiamo garantire l’apertura dei pronto soccorso, accogliere le emergenze e assicurare assistenza 24 ore su 24, ma veniamo esclusi quando si tratta di distribuire risorse aggiuntive”.
Per Aris Campania non può esistere una sanità accreditata a due velocità, nella quale le strutture non profit sono chiamate a contribuire alla tenuta del sistema sanitario regionale, anche nelle funzioni più delicate, senza ricevere un adeguato riconoscimento sul piano economico.
“Il carattere non profit – aggiunge Accardo – non può diventare un elemento di penalizzazione. Le risorse vengono reinvestite nella missione sanitaria, assistenziale e sociale e nella qualità dei servizi offerti alla comunità”.
Aris Campania chiede quindi alla Regione di chiarire i criteri alla base delle scelte adottate, correggere quella che considera una disparità di trattamento e aprire un confronto istituzionale con le strutture rappresentate dall’associazione.
“La nostra disponibilità al dialogo non è mai mancata – conclude Accardo – ma non possiamo accettare che realtà che garantiscono da decenni una funzione essenziale per la sanità campana vengano penalizzate proprio perché operano senza finalità di lucro”.
