Il tribunale di Napoli Nord ha condannato a tre anni di carcere Vittorio De Luca, il 75enne che il 28 settembre dello scorso anno consegnò al parroco della chiesa di San Paolo Apostolo a Caivano (Napoli) Don Maurizio Patriciello un proiettile avvolto nella carta mentre il prete distribuiva l’Eucaristia.
De Luca, attualmente agli arresti domiciliari, è stato condannato per stalking con l’aggravante del metodo mafioso, quest’ultima riconosciuta dai giudici in quanto il 75enne è il suocero del boss di Caivano Domenico Ciccarelli.
Una sentenza arrivata al termine di un processo velocissimo, considerato il tempo trascorso dal fatto e nonostante si sia svolto con rito ordinario.
Gabriele Roberto Cerbo, avvocato di De Luca, preannuncia appello, dicendosi perplesso per “l’applicazione dell’aggravante mafiosa” e il fatto che “il tribunale non abbia tenuto conto delle cinque perizie, relative ad altri processi affrontati da De Luca, che dichiaravano il 75enne incapace di intendere e di volere”. Determinante invece è stata la perizia commissionata dal tribunale per quest’ultimo processo, da cui è emersa la capacità di intendere e di volere e di stare in giudizio di De Luca, che è stato quindi condannato a tre anni (il pm aveva chiesto 4 anni e 8 mesi).
Il 75enne era stato assolto in un altro processo instaurato per aver minacciato don Maurizio con un coltello e ha altri due processi in corso. Il fatto avvenne domenica 28 settembre di un anno fa mentre era in corso la Santa Messa alla parrocchia di Caivano situata a fianco di Parco Verde; De Luca si avvicinò al prete e gli consegnò la busta, quindi si allontanò ma poco dopo fu bloccato e arrestato. Dopo il fatto fu rafforzata la scorta a don Maurizio, che spiegò che “Vittorio è una persona cui voglio bene, non ha mai dato problemi, ma è il suocero di Mimmo Ciccarelli, colui che con i suoi fratelli ha messo in piedi il clan Ciccarelli Sautto”. Il parroco anticamorra svelò poi che il 75enne era andato in chiesa il giorno prima. “Viene da me e mi dice una cosa strana del tipo ‘tanto a me nessuno mi fa niente perché mi hanno riconosciuto incapace di intendere’.
