Sembra che ci avessero preso gusto a scendere in piazza. Il clamore mediatico, suscitato dai moti e dalle devastazioni del 17 ottobre, avrà fatto gridare di entusiasmo i manifestanti, per l’80% minorenni, come dicono le cronache. Avranno preso le città come luna park dove era possibile dare sfogo alla voglia di spaccare tutto. Ci hanno riprovato la settimana successiva ma l’intero apparato dello Stato, di indagine e sicurezza, si è messo in moto, sembra in modo efficace. Infatti, l’indagine coordinata dell’Antiterrorismo e della Polizia Postale, della Pubblica Sicurezza, dei Servizi, dei Carabinieri della Digos, coadiuvata dai gestori delle piattaforme social come Meta, pare abbia individuato il primo promotore dei disordini: un certo Youssef Siher, già segnalato dai servizi AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) nel 2024. Quindi, non c’è stata la baldoria del 17 ottobre; tuttavia ci sono stati ben 5.000 identificati, 371 fermati di cui 110 minorenni, 9 arresti. Meno minorenni questa volta, forse perché le famiglie hanno reagito e controllato meglio i figli; forse perché quel Siher, che i media hanno definito, sbrigativamente, “la mente dei moti”, non è riuscito a completare la sua attività organizzativa. Sembra di tutta ovvietà quanto ha detto Giorgia Meloni: “Il diritto di manifestare va sempre garantito così come il diritto dei cittadini di vivere le proprie città in sicurezza … Perché la sicurezza va garantita a tutti. A chi vuole manifestare pacificamente, a chi lavora e a chi vuole vivere la propria città senza paura. Senza lasciare spazio a chi cerca soltanto lo scontro e la violenza“.
Eppure, anche su questa banalità di civiltà c’è polemica.
Chi è questo Youssef Siher? La sorpresa viene dal suo curriculum di tutto rispetto. Trentenne, italiano di seconda generazione di origini marocchine, residente in provincia di Brescia. Studi di geopolitica, dottorato di ricerca, giornalista freelance, stage presso l’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), già collaboratore della Al Mayadeen English (TV satellitare Libanese Pan Arabica di Beirut) e della Mercor (start up statunitense tecnologica di valutazione e addestramento di sistemi IA). Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico e di partecipazione violenta alle manifestazioni pubbliche. Così denuncia la PM Francesca Crupi al Gip Tiziana Landoni chiedendo la conferma del fermo giudiziario. Siher aveva costituito il profilo Instagram “17 Ottobre” e l’organizzazione “Alba nascente”, per coordinare la propaganda di Hamas e del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina; per organizzare le manifestazioni proPal; per gestire i rapporti con l’arcipelago anti sistema. Pure la moglie, Sagia Hammoud, mediatrice culturale, libanese, palestinese e araba di appartenenza, esponente di spicco del gruppo dei Giovani Palestinesi di Milano, risulta indagata per gli stessi reati, a piede libero. Ce n’è per tutti i gusti per costruire storie e per generare una bagarre, nei media, nei talk show e nel sistema partitico italiano.
Al dibattito, non manca certo la partecipazione della nutrita schiera degli aficionados da tastiera social, quasi tutti esperti di Costituzione, di Stato di Diritto, di psicologia da strada, giustizialisti d’avventura nel pro e nel contro, inclini ad usare, a proprio uso e consumo, le informazioni già masticate provenienti dai citati media, per tranciare sentenze senza appello.
Ebbene, poi, che è accaduto? E’ accaduto che
Tiziana Landoni, ha scarcerato Youssef Siher. E scrive: “… non sono ravvisabili gravi indizi di colpevolezza … non prospetta mai il ricorso ad azioni violente … né risulta aver evocato le gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026 (da lui neppure menzionate) quale modello di attuazione delle forme di protesta e di mobilitazione collettiva da lui proposte … né può dirsi che l’indagato abbia incitato o istigato la commissione di condotte del genere … ha invitato alla ‘disobbedienza civile’ … come espressione della ferma volontà … di avviare una stabile forma di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che, secondo il suo pensiero, non trovano risposta nelle attuali politiche governative”. Disobbedienza civile! Che vuoi che sia! Anche il più sprovveduto sa che una manifestazione di “disobbedienza civile” ha altissime probabilità di degenerare. Da notare: nessun commento sul plagio di minorenni, il cui oggettivo disagio è stato cavalcato con consumata maestria.
Ora, però, è successo che la GIP, nella sostanza, non ha scritto che gli indizi presentati dalla PM erano inadeguati e insufficienti per confermare il fermo; ha scritto che quegli indizi era stati interpretati male.
Quindi da un lato, c’è la PM che, con l’intero sopracitato apparato dei professionisti di Stato per l’ordine e la sicurezza della Repubblica, ha vissuto direttamente il fenomeno sociale; dall’altro, la GIP, in solitaria, sulle carte. Due donne in confronto; due interpretazioni divergenti sui medesimi indizi.
Tuttavia, l’iter procedurale dice che l’ultima parola spetta alla seconda.
Appare del tutto lecito che nasca qualche interrogativo dubitativo.
E, allora, ecco Giorgia Meloni che dichiara: “Considero vergognosa la decisione del gip di Milano … penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero dell’Interno e di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente ….”
Apriti cielo! La ANM (Associazione Nazionale dei Magistrati) immediatamente tuona: “ … attacco scomposto … delegittimazione dei colleghi … intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”.
E la Elly Schlein: “ … Allora sa cosa faremo, presidente? … La rimanderemo a casa. Così potrà fare il concorso in magistratura realizzare il suo sogno di sostituirsi ai giudici ..“. E, poi, i media e i talk show; e, poi, sul WEB, la solita parata di indegne violenze verbali. Insomma, i soliti due fronti in una guerra sociale irriducibile, senza vinti né vincitori, che sa di nulla, figuriamoci di politica. Non ci interessa entrare in un conflitto simile, inutile e dannoso, né riportare le cronache della battaglia.
E’ invece opportuno notare che un Paese così non ha futuro.
Le manifestazioni tracimano sempre nella violenza, coinvolgendo anche i minori. Pensate che qualcuno si dedichi a fare una analisi, asettica e razionale, del fenomeno? Macché! Il pensiero socio politico vaga nelle praterie del nulla e non si avventura nella concretezza della realtà sociale. Anzi, la rifugge; non si avventura in terreni inesplorati ma esistenti; evidentemente non locali ma continentali; specificatamente di timbro europeo e occidentale.
Guerre infinite, economia al disastro, discriminazioni selvagge, globalizzazione imperante, burocrazia invadente e asfissiante … il nuovo totalitarismo del XXI secolo, più infame e insidioso della dittatura storica che conosciamo perché è “di sistema”.
E’ crisi della Centralità della Persona; è crisi delle cosiddette democrazie liberali che sono né democratiche né libere: è crisi del futuro.
La gente, privata anche della propria Identità e del senso di appartenenza, si ribella, a qualunque età, nella spasmodica ricerca di un altro sé stesso e diventa aggressiva verso gli altri e verso sé stessi.
E’ crisi della cultura del Sistema Occidentale.
ANTONIO VOX
