Quanto è dignitoso il servizio postale in Italia?
Ti suona il citofono: “Scenda, c’è posta da firmare”!
Egregio/a postino/a, non sempre siamo nelle condizioni di scendere in strada istantaneamente.
Potremmo avere le mani bagnate o essere nel mentre di un’urgenza inderogabile.
Potremmo essere impegnati in una telefonata importante che non possiamo proprio interrompere oppure stare in mutande, nella calura della stagione estiva!
Raccogliamo l’appello dei malcapitati a cui è capitato (mal) di trovarsi in simile imbarazzo.
Perché non puoi salire tu gentile fattorino/a per consegnarmi la missiva da firmare, tanto ‘raccomandata’, dietro la porta di casa mia?
Riuscirei ad aprire l’uscio per quella minima ampiezza, delimitata dalla catenella, sufficiente ad apporre quella preziosa ‘ciappa’ sulla ricevuta, la cui assenza pregiudicherebbe la consegna.
Si, è vero, la ‘ciappa’ si chiamerebbe Firma, ma ci piace appellarla con quella buffa accezione gergale che, da un lato, ne deride la potenziale offensività a scopo scaramantico e, dall’altro, ne stigmatizza l’abuso, in svariati contesti di pretesa ‘Privacy’, violata frequentemente.
Quella firma a quali conseguenze ci espone, non potendo leggere preventivamente da chi proviene quella comunicazione formale?
Spesso le raccomandate contengono l’avviso di pagamento di una sanzione o di un tributo, in grado di rovinare la giornata.
E tu, latore di cotanta mestizia, ce l’hai il coraggio di farmi lasciare incompiutamente il mio trono delle meditazioni e obbligarmi ad abbigliarmi in tutta fretta per scapicollarmi giù per le scale allo scopo di recapitarmi una cattiva novella?
Nella formazione dei messaggeri delle Poste italiane e di quelli delle compagnie private di recapito si potrebbe proporre un corso di empatia.
Per ritirare le raccomandate dei servizi privati, poi, talvolta devi portarti dall’altra parte della città!
Loro hanno il merito di costare addirittura 1 Cent. in meno del corrispondente prodotto di Poste italiane!
Tanto valgono le due ore, perse dallo sfortunato destinatario della lettera, per raggiungere l’apposito Centro servizi con l’aggiunta di un litro di carburante, al costo di un ‘elisir per serbatoi di autovetture’.
Almeno, le Poste italiane una cosa buona ce l’hanno: la capillarità delle loro agenzie. Il tormento te lo possono porgere comodamente sotto casa.
Ma, veniamo al portalettere che ci sta aspettando giù e che sta già guardando l’orologio.
Tocca sbrigarsi, anche trascurando i normali accorgimenti che prenderemmo se non fossimo coartati a precipitarci fuori casa e stessimo decidendo di scendere al portone senza l’assillo di questo/a che ‘mi sta facendo la posta sotto casa’.
Anzi, siccome il lavoratore, che fa bene il suo lavoro, va sempre rispettato in ossequio alla dignità professionale, ci rivolgiamo all’azienda privata Poste italiane e ai suoi similari:
Tu, servizio postale, quando mi metti fretta presentandoti sotto casa mia senza preavviso, stai pensando bene ai ‘cavoli tuoi’, riguardo al costo della retribuzione oraria del dipendente.
Se, invece, il servizio pubblico, seppur espletato da azienda privata (già questo è un paradosso) lo facesse per me, cittadino, dovrebbe pensare anche ai ‘cavoli miei’ e alla mia dignità di utente!
Ovvero, dovrebbe lasciarmi il tempo di muovermi, con calma; soprattutto dopo congruo preavviso.
Ancora meglio: se ho già aderito al servizio di “Domicilio digitale” e te ne sei dimenticato, sei doppiamente importuno.
Questo contrattempo è accaduto a diverse persone.
In conclusione, tu ex Ente pubblico delle Poste, ora connotato giuridicamente come azienda privata Poste italiane S.p.A., dovresti ammettere che non è dignitoso farmi scendere in strada, in mutande o nelle condizioni adombrate con decenza, in epigrafe di questo sfogo giornalistico.
Il sospetto fondato è che chi redige i requisiti dei servizi di pubblica necessità non lo faccia sempre nell’interesse del pubblico ma di altro, non attinente al bene per la società.
Questa è la differenza tra i cittadini dignitosi e un servizio postale, che non lo è!
D’altronde, se l’azienda si occupasse soltanto del servizio postale, in termini di corrispondenza, invece di sbarcare il lunario anche con quelli bancari, probabilmente il risultato sarebbe più felice.
Ci sono già gli istituti di credito a fare da banca. Perché uno che fa un onorevole recapito della corrispondenza, per antonomasia, si mette pure a fare la banca con l’arduo compito di dimostrare di farle bene entrambe?
In verità Poste Italiane offre servizi finanziari e bancari, da passate epoche storiche:
Nel 1876 inizia la raccolta del risparmio postale con l’emissione dei primi libretti di risparmio (introdotti per legge nel 1875).
Nel 1917 nasce ufficialmente il servizio dei conti correnti postali che, in seguito, prenderà il nome di BancoPosta.
Nel 1999 viene formalmente costituito BancoPosta come divisione dedicata ai servizi finanziari, agli incassi, ai pagamenti e ai prodotti assicurativi.
Da dove eravamo partiti? Ah, sì: da quello che stavamo facendo prima di rispondere al fatidico squillo del citofono, ‘in odore’ di un adempimento quotidiano (per i più fortunati) ancora più raccomandato di quella che ci stanno recapitando, con tutto il contenuto nocivo che potrebbe avere!
