Le elezioni americane

I risultati delle elezioni di midterm hanno dato un segnale inequivocabile riguardo al gradimento del popolo americano sul suo Presidente e sulle politiche del suo governo.

Tuttavia il voto merita di essere analizzato con particolare attenzione, per meglio comprendere le dinamiche che hanno portato a questa debacle dei repubblicani. Prima di tutto, la percentuale di affluenza al voto; che non sorpassa il 50% degli aventi diritto, impedendo una esaustiva comprensione del fenomeno.


Da diversi anni oramai, nella più antica democrazia del mondo  laddove si consideri che dal giorno della sua indipendenza, 4 luglio 1776, questo paese non è mai stato governato da un monarca o da un dittatore, gli elettori vengono  raggruppati in due gruppi opposti: i “far – left ” e i ” far – right “; ovvero, la  sinistra più estrema e la destra più estrema, a differenza dei cosiddetti “center left ” e “center right ” che per varie cause hanno maturato una profonda disaffezione verso la politica “politicante”, per usare un termine entrato nel gergo di alcuni esponenti politici italiani.


Gli elettori “center” tradizionalmente i più indipendenti e non fanaticamente schierati al punto di non cambiare mai opinione e quindi decisione di voto in considerazione del programma elettorale proposto, non si sono recati alle urne, secondo i principali analisti politici statunitensi, rendendo il voto espresso  non rappresentativo del comune sentire del popolo americano nel suo complesso.


Le ragioni della sconfitta di Trump, piuttosto che della vittoria dei “dem”, a sentire l’elettorato americano sono il carovita, conseguenza dell’aumento del costo di energia e carburanti che come in Europa incide sul prezzo di ogni merce prodotta o trasportata, i nuovi conflitti di cui la popolazione è “tired” non vedendone l’interesse per il proprio paese e in contrasto rispetto a quanto promesso nella campagna elettorale presidenziale da Donald Trump e, non da ultimo, il comportamento spregiudicato dell’ICE che piuttosto che arginare il fenomeno migratorio ha perseguitato coloro i quali, in un modo o nell’altro, sul suolo statunitense ci erano già, così alienadosi le simpatie ed il voto delle minoranze etniche, molto diffuse in una nazione di emigrati.


Un ulteriore addebito alla classe politica repubblicana è stato la supponenza nel ritenere di conoscere le esigenze della popolazione e le relative soluzioni, rispetto ai democratici che, invece, quelle esigenze  le hanno apprese recandosi tra la gente per sentire dal vivo le richieste e necessità.Uno strano paradosso se confrontato con l’Italia in cui  si accusa  la sinistra di essere l’espressione dell’apparato e il raggruppamento politico che ha smesso di parlare con la gente. 


Prof. Avv. Stelio Campanale 

Docente di Diritto Internazionale 

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