Sinistra Addio. Coloro che si sentono le neo élite culturali e politiche antifasciste e di maniera, nel “mitizzare” il fascismo morto 80 anni fa, lo reincarnano e lo interpretano; un processo catartico della “religione” dell’antifascismo che sublimandolo confonde, poveretti, senza meta, vagano alla ricerca del “se”.
La forma scelta per il contorto congresso del PD, un esempio plastico, la corsa per la segreteria del partito è priva di analisi, visione e prospettiva politica d’insieme, una mera operazione di riassetto interno al potere di rappresentanza del partito.
L’alibi del fascismo, (da cui io naturalmente sono agli antipodi antropologicamente, prima ancora che per genia, cultura e visione politica) è utile perché distrae e sposta l’obiettivo, mascherando così il nihil rappresentato dagli aristocratici cultori neo antifascisti che, di tutta evidenza non sono in grado di costruire un dibattito autentico e aperto, per poter elaborare e narrare la costruzione di una nuova visione della società e dei suoi modelli economici e del lavoro, per fissarne orizzonti e indirizzi utili a contrastare l’autoritarismo del mercato selvaggio e le sue nuove forme fameliche e globali, finanziarie e delle lobby internazionali.
In sintesi al di là dei moderni populismi, i neofascisti radical chic e i loro amici giornalisti e scrittori, sono parte di un sistema autoritario vellutato, che ha cancellato i confini tra destra e sinistra, tra capitalismo e lavoro, tra privato e pubblico. La questione meridionale è occultata perché il sud è povero e non ha grandi capitali, meglio assecondare la questione settentrionale.
Entrambe le culture antagoniste del secolo scorso, sono contaminate e non più autentiche, l’eutanasia dolce della cultura politica dei partiti del 900’ è stata molto più efficace di qualsiasi polizia morale iraniana.
La stella polare delle nuove élite della piccola borghesia della sinistra politica italiana è la conservazione delle proprie posizioni individuali, aspetto prioritario rispetto alla lettura delle esigenze del popolo e dei tempi che viviamo, ove le persone sono considerate una merce utile per consumare i prodotti imposti dalla brutalità del capitalismo internazionale. Ciò nonostante, quelli che impropriamente continuano a ritenersi di sinistra, (quale sinistra? cos’è la sinistra?) nonostante presupposti oggettivi, ancora blaterano di collettivo e aperture del partito all’esterno.
Dunque, affermano di essere una élite chiusa, a tratti nepotistica e strumentale ai nuovi poteri che hanno scelto di servire, attraverso una rappresentanza del partito di tipo oligarchico, necessaria per governare un sistema partitico chiuso e reazionario, svuotando sempre più il senso autentico della democrazia parlamentare e popolare, che affonda le sue radici nel sacrificio della nobile cultura e passione civile della nostra resistenza.
I populismi dell’uomo qualunque, dell’uno vale uno e del mito arcaico della democrazia diretta, sono simmetrici a detta logica con forme diverse e camaleontiche, ma l’agire nella gestione interposta del potere, identica. Realizza, dunque, una forma priva di contenuti che attraverso le suadenti e tecnologiche culture autoritarie del profitto valica i confini degli Stati sovrani e, deridendoli, creano nuovi bisogni per nuovi inconsapevoli schiavi, l’uso delle forme (omologazione esteriore del corpo priva di coscienza individuale e capacità critica) e utile, perché plasmabile e mutevole all’occorrenza, come l’acqua che assume la forma del contenitore in cui alloggia.
f.to Harcheta Megàl? Hellás
