Mario Moretti, che nel 1993 ha dichiarato di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio Moro, ex capo delle brigate rosse, condannato a sei ergastoli, in semilibertà dal 1997, ora vive a Brescia. Gli è concesso di assentarsi dal carcere per farvi rientro alla sera.
Il brigatista non si è mai pentito e non ha mai “disonorato” l’attività terroristica, ma può uscire dal carcere. Polemico io? Ma no ma no figurarsi se sono polemico contro un brigatista convinto condannato a sei ergastoli. Poi mi vorranno spiegare come si sa ad arrestare un senzatetto per aver rubato 5 euro di cibo reato commesso 17 anni fa.
Signori ben sei ergastoli. Poi dicono che l’Italia deve modificare il carcere ostativo e la Comunità Europea ci pontifica pure. Sia chiaro, non è Moretti in quanto tale, ma l’ordinamento giudiziario e penitenziario che non assolvo. Non riesco a capacitarmi come un uomo che ha compiuto crimini efferati, che non si è mai dissociato che non si è mai pentito possa godere – in luogo di 6 ergastoli – la semilibertà.
L’ex Br, stando a pettegolezzi del Giornale di Brescia, ha festeggiato (mica glielo possiamo impedire) il capodanno a casa sua con gli amici e parenti, presso il suo appartamento in Brescia. Nulla di che.
Moretti, che ha compiuto 77 lustri, risulta associato al carcere di Verziano e dal 4 gennaio deve rispettare le prescrizioni firmate dal Dap sulla base del piano di trattamento approvato dal magistrato di sorveglianza di Brescia il 23 dicembre scorso. Moretti esce dal carcere al mattino per far rientro non dopo le 22, può muoversi con un’auto che è intestata alla compagna e “ha libertà di movimento nella provincia di Brescia, possibilità di recarsi nel comune di Milano per le esigenze lavorative o per far visita ai familiari”. Non solo, gli è concesso di svolgere attività di volontariato per un’associazione bresciana in modalità smart working presso la propria casa per tre giorni alla settimana, mentre per altri due è autorizzato a recarsi nella sede di una Rsa della città. Anche in questo caso il suo è lavoro di ufficio. Ha il divieto di percepire denaro per le attività che svolge come volontario e nemmeno può interrompere il percorso. E sempre come socio volontario collabora in maniera occasionale con una cooperativa di Milano e fornisce assistenza informatica a uno studio legale anche in questo caso di Milano. Insomma un detenuto modello.
Brescia non è nuova ad essere città preferita da criminali incalliti, uno su tutto Felice Maniero. L’ex boss del Brenta, con una nuova identità era andato a vivere in un quartiere a nord della città con la figlia e la storica compagna e aveva pure avviato un’azienda che si occupava di depurazione delle acque, poi fallita. L’esperienza bresciana di Maniero è terminata a ottobre 2019 quando è stato arrestato per maltrattamenti sulla compagna. Che gli sono costati una condanna a quattro anni di reclusione. E le porte del carcere si sono spalancate.
Ora permettetemi una riflessione senza demagogia, ma la faccenda prude per le ragioni storiche e soggettive di Moretti. Capo indiscusso delle Brigate storiche, coinvolto in diverse azioni terroristiche ( ricorderete il sanguinoso agguato di via Schievano a Milano dell’8 gennaio 1980 dove vennero uccisi tre agenti di polizia) non ha mai rinnegato il suo passato. Quale affidabilità può generare il sig. Moretti? Qual è il principio secondo cui il giudice gli ha concesso la semilibertà? Perché questa forma di riparazione? Perché è stato un detenuto modello? (Intanto sappiate che la legge lo consente). Tuttavia per contrappeso noi comuni mortali, dobbiamo ancora fare i conti con quel periodo – una pagina oscura che non si è mai chiusa – e allora sgorga impietosa la domanda: perché dunque la sofferenza deve restare solo dalla parte delle vittime? Perché non c’è una forma di riparazione per le vittime e i loro familiari? Questa è la vera domanda. Il terrorismo è una moneta dalla doppia faccia: una per le azioni criminali, l’altra per i posteri e i dotti, che gonfi di petto e sacerdoti di verità, vorranno inerpicarsi su riflessioni politiche che produrrà la solita verità, tinta di furberie dialettiche per confondere le idee, contraddittoria, esangue, immotivata. La storia ci insegna che si riesce molto bene a fare demagogia sulla pelle degli altri nei salotti, sparlando di un periodo storico su cui bisogna riflettere del perché. Ecco bravi, mentre riflettere sul perché cercate un modo di riparare al danno che questi signori hanno provocato.
Franco Marella
