Extraprofitti. Meloni e Draghi: per chi suona la campana?

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare
“.  

Chi di voi non ha mai sentito questa citazione, alternativamente attribuita a Bertolt Brecht o al pastore Martin Niemöller, alzi la mano. Ma veniamo al dunque.
Tiene banco, in queste ore, la questione circa la tassazione sugli extraprofitti delle banche, inserita dal governo Meloni nel Decreto Asset. Non ci permettiamo di entrare nella boscaglia burocratica della materia che fa felici, invece, commercialisti e ragionieri, offrendo loro nuova linfa di consulenze e servizi per i propri clienti.  

Quello che invece ha attirato la nostra – sempre malevola – attenzione è stata la definizione del provvedimento: “imposta straordinaria”. Dunque, per definizione, simile alla costellazione di “una tantum” sulla quale si è scatenata la fantasia della nostra classe politica, nei secoli dei secoli.
Gli aggettivi qualificanti straordinaria e una tantum dovrebbero rassicurare noi contribuenti sulla episodicità (= la cosa non si ripeterà) di una simile misura. Ma qui ci vengono alcuni dubbi.  

Il primo riguarda il “chi paga”. È noto che le banche scaricano sempre sui clienti i loro costi: dunque, per ribassare i costi dei mutui e la tassazione sulle imprese si attiverà l’effetto di far rialzare commissioni e imposte negli estratti conto?  

Il secondo, più grave, è quello della sempre più invasiva deriva dirigista dello Stato italiano: e mi spiego. In barba alla “straordinarietà” sbandierata, questa imposta è molto simile a quella che fu ideata dal precedente governo Draghi sugli extraprofitti delle imprese energetiche, giustificata con un drenaggio da redistribuire a imprese e famiglie, contro il caro-energia.

Il terzo, infine, più articolato, riguarda il “chi stabilisce”  l’unità di misura o i parametri di un extraprofitto?!
E se lo Stato si sente autorizzato a mettere le mani sugli utili realizzati in un momento positivo per il profitto di un’azienda, allora deve intervenire economicamente (e non coi crediti d’imposta) anche quando quelle che sono in difficoltà rischiano di chiudere e licenziare i loro dipendenti?!  

Cosa c’entra la citazione in testa? Ecco qui, ci siamo. In molti si sono rallegrati, sia per la tassazione alle aziende energetiche di Draghi, sia per quella attuale della Meloni che colpirà le banche.
Attenti che – domani – la citazione di Brecht (nella foto a lato) potrebbe essere ancora una volta modificata, più o meno come segue:

“Quando vennero a prendere i profitti delle aziende energetiche fui contento, perché erano esose. Poi vennero a prendere quelli delle banche, e fui contento perché rubavano. Poi vennero a prendere quelli degli avvocati e dei commercialisti, ma non dissi nulla perché mi stavano antipatici.
Un giorno vennero a prendere i profitti della piccola bottega di mio figlio e la mia pensione, ma non c’erano più le banche, né avvocati o commercialisti a difendermi…”.

Gino Giammarino

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