Il patto di stabilità e crescita

43 Visite

Pedro Sànchez, il Premier spagnolo, nella qualità di Presidente di turno del Consiglio Europeo, ha annunciato l’intesa corale dei Paesi membri sul Patto di Stabilità e Crescita. Sànchez dice che il Patto è un accordo memorabile perché “assicura stabilità e crescita con regole equilibrate, realistiche e adatte alle sfide attuali e future”.

In Europa, sembrano tutti contenti.

In Italia, il Governo un po’ meno; la opposizione ancora meno.

Ma quest’ultima, ormai, è contro tutto e contro tutti; addirittura contro ogni logica; in verità, anche contro sé stessa.

L’opposizione chiede una Legge di Bilancio più “espansiva”, pur ben conoscendo i paletti della Europa; pur sapendo che soldi non ce ne sono; pur con la consapevolezza che non si possa accedere ulteriormente al prestito internazionale, visto l’alto debito; pur conoscendo il Patto all’esame in Parlamento.

E allora? La ricetta è sempre la solita, anche se sottaciuta: tassare ulteriormente i patrimoni (la casa, ovviamente) e le eredità.

Servisse a qualcosa! La verità è che l’attuale opposizione è famelica; ha sprecato tutte le occasioni, ha sperperato soldi a gogò, ha dimenticato le spending review, ha lasciato nel cassetto le riforme, ha fatto scempio delle tasche degli italiani, ha trasformato  quella che una volta si chiamava “res pubblica” in  “res privata”.

L’opposizione, ostinata, è sostenuta dai Sindacati che, stranamente, sono usciti da un letargo lungo un trentennio, in stato confusionale, perché non ricordano più che il loro interlocutore è l’Impresa e non il Governo.

Ma, tanto, la confusione paga!

Anzi, sembra proprio che la sua proposta politica sia proprio la confusione per garantire lo status quo.

Intanto, ci dobbiamo rendere conto, tutti, che con un debito stratosferico che non ha uguali in Europa e nel mondo, nessun Patto ci sarebbe andato bene. Ma, fuggire dalla Europa, con questo pesantissimo fardello, significherebbe andare a fondo in quattro e quattr’otto.

Quando assumeremo consapevolezza che l’attuale situazione, disperata e degenerata, dipende esclusivamente solo da noi?

Eppure, le spie di questa situazione sono evidenti: non esiste settore della Repubblica che non abbia bisogno di soldi!

Ma è un problema di soldi o di riforme ed etica?

Diamo una occhiata al Patto europeo, toccando i punti salienti.

I presupposti sono rimasti i famosi tre, quelli di Maastricht:

1. Deficit al di sotto del 3% del PIL;

2. Debito al di sotto del 60%;

3. Procedura di rientro in caso di sfondamento.

Ecco, il Patto è tutto lì, al punto 3, con i primi due parametri che la fanno da padrone.

Nel caso di sfondamento dei primi due parametri, è imperativo un sollecito rientro.

Cosa ha ottenuto l’Italia?

Ha ottenuto maggiori margini di flessibilità per evitare pericoli economici disastrosi come austerità, blocco degli investimenti e rallentamento della crescita; più gradualità rispetto alle regole originarie ma più velocità nel rientro; un periodo transitorio da qui al 2027 per tenere conto del forte aumento dei tassi d’interesse; un rientro pianificato a medio termine piuttosto che annuale.  

In sostanza è importate il risultato finale più che il percorso di rientro che, però, deve essere coerente e congruente con gli obiettivi.

Le nuove regole sono più “umane” rispetto a quelle originarie.

Ad esempio, nel caso di sfondamento del debito, le regole originarie imponevano un rientro dell’ordine di 1/20 di PIL all’anno.

    Ma erano altri tempi, quando lo scenario economico/finanziario non era così degradato.

Per l’Italia, con un debito di quasi € 3.000 Mld, le regole originarie sarebbero state un disastro per l’economia perché il rientro avrebbe dovuto attestarsi, con un PIL a € 2.000 Mld, a € 100 Mld all’anno!

In ogni caso, anche con le nuove regole, il Paese inadempiente, rispetto ai primi due parametri, va “sotto procedura”. Il che significa concordare, con la Commissione Europea, il programma di rientro e l’uso dei fondi pubblici.

L’Italia, dunque, è già sotto procedura con buona pace della politica nostrana (maggioranza e opposizione) abituata  a litigare su tutto come i polli del Renzo manzoniano che sono, peraltro, già cotti e mangiati!

Qualcuno parla ancora, sorprendentemente, di “credibilità” del Paese dopo averlo distrutto in ogni sua sfaccettatura: non si salva nulla.

Quel qualcuno dovrebbe chiudere bottega e ritirarsi a vita privata.

Facciamo una sintesi del punto 3.:

1. Se si sfonda il punto 1. (deficit eccessivo) si deve procedere con “interventi strutturali” che riducano il deficit dello 0,5% del PIL.

Questo significa che bisogna spendere di meno. Come? Eliminando gli sprechi: quello che non abbiamo fatto in trent’anni, ora ci impongono di farlo sotto il controllo della Commissione. Per la cronaca, il deficit 2023 dell’Italia è al 5,4%.

Per aggravare la situazione, poiché le economie europee sono ancora sotto shock, si è stabilito che il deficit, in maniera prudenziale, debba attestarsi al di sotto dello 1,5% in “termini strutturali” (non del 3%) per disporre di margini di sicurezza a fronte di eventuali ulteriori e imprevedibili eventi avversi.

2. Se si sfonda il punto 2. (in caso di debito superiore al 90% del PIL, vedi Italia) si deve procedere con “interventi strutturali” che riducano il debito dello 1% del PIL all’anno. Misure più leggere per un debito superiore al 60% ma inferiore al 90%. Nel caso dell’Italia il rientro dovrebbe essere di circa € 20 Mld all’anno: le prossime manovre finanziarie saranno un bel problema dovendo tener conto di un onere fisso come zoccolo duro di partenza.

Purtroppo tutti i nodi vengono al pettine.

Ci aspettano “lacrime e sangue”, come  diceva la politica nostrana negli anni passati: le abbiamo già versate quelle lacrime ma niente è cambiato.

Qualcuno ha sperperato il danaro pubblico! Tutto peggio di prima.

Vi ricordate i PIIGS, l’acronimo con cui si indicavano insieme i Paesi europei più deboli e cioè Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna,?

Ebbene, si registra una riscossa di tutti quei Paesi, perfino di Grecia e Portogallo: Italia, ultima in graduatoria, felicemente statica.

Qualcuno dei nostri politicanti potrebbe mai pensare che gli italiani non debbano essere visti come “discoli di nessuna credibilità”?

Questi politicanti vivono in un mondo tutto loro e mostrano di non avere attitudini ad amministrare, figuriamosi a governare.

Rinnoviamo il nostro invito a ritirarsi a vita privata.

Cosa c’è, nel Patto, di nuovo che è sfuggito ai più?

Gli interventi di rientro debbono essere “strutturali”.

Ma, cosa significa che gli interventi debbano essere strutturali?

Significa che non debbono essere “pezze a colore”.

Per essere certi di aver capito bene, facciamo l’esempio di un edificio.

Una “struttura” di edificio è una architettura, fatta di pilastri e architravi, che tiene in piedi l’edificio. Sembra chiaro a tutti che la struttura non si può semplificare. Bisogna abbattere e ricostruire.

L’edificio va rifatto ex novo.

Forse è per questo che in Italia, immobile e conservatrice, nonostante certe forze politiche si auto definiscano “progressiste”, non si fa una riforma vera da secoli.

Antonio Vox

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo