Meloni: “Il 2024 sarà complesso”. Il Mes? “Obsoleto, nessuno ci farà pagare il no”

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 “Innanzitutto voglio fare a tutti gli auguri di buon anno, anno che sarà molto complesso per tutti, tra varie scadenze” tra cui “le elezioni europee e la presidenza del G7”. Questo l’esordio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella introduzione della conferenza stampa di fine anno, posticipata al 4 gennaio a causa di un’indisposizione. “Farò la mia parte, mi aspetto rispetto ma certo non sconti”, ha promesso la premier.

Ecco i principali punti toccati nella conferenza stampa: 

“Candidarmi alle Europee? Non ho ancora deciso”

Un candidatura alle europee “non sarebbe una presa in giro dei cittadini, come dice qualcuno, i cittadini lo sanno che non andrai in Europa, ma è un modo per dare un giudizio”, ha dichiarato Meloni, “la mia candidatura potrebbe portare altri leader a fare la mia scelta, nell’opposizione, e anche questo sarebbe interessante. Ma devo capire se una mia candidatura personale toglierebbe tempo al mio lavoro di presidente del consiglio e penso che sia una decisione da prendere con gli altri leader della maggioranza”.

“Sul Mes nessuno ce la farà pagare”

 “L’Italia ha gli stessi diritti degli altri Paesi”, nessuno “ce la farà pagare e francamente nessuno in Europa lo dice”, è la risposta di Meloni a una domanda sul no dell’Italia alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.  “Il Mes è strumento che esiste da tempo e che è obsoleto, nella reazione dei mercati dopo la mancata ratifica” da parte del Parlamento “si legge un consapevolezza di questo. Quindi se vogliamo guardare al bicchiere mezzo pieno forse” la mancata ratifica “può diventare un’occasione per trasformarlo in qualcosa di più efficace e secondo me questa è la strada su cui lavorare perché il Mes ha delle problematicità”.

“Sarebbe stato molto difficile per me impormi sul Parlamento in nome di un superiore interesse, quello che ho fatto è stato rimettermi all’Aula, il governo si è rimesso all’Aula ed é stato bocciato” il Mes “perché non c’è mai stata una maggioranza in Parlamento per ratificare un trattato che è stato ratificato da governo Conte, perché se sapeva che non c’era una maggioranza per il via libera? Il Movimento 5 stelle ha sempre dichiarato di essere stato contrario infatti ha votato contro. Io penso sia stato un errore dire sì” al Mes in Europa “sapendo che non c’era una maggioranza in Parlamento”, ha proseguito.

conferenza stampa fine anno giorgia meloni© Francesco Fotia/ AGFLa conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni

“Nessuna legge bavaglio, è norma di equilibrio”

“L’emendamento Costa si aggancia a una normativa europea, riporta in buona sostanza l’articolo 114 del Codice di procedura penale al suo perimetro originale. Voi sapete che dalla riforma Orlando venne fatta un’eccezione consentendo la pubblicazione in toto o in parte di questo atto relativo alla carcerazione. L’emendamento non toglie il diritto del giornalista a informare, il giornalista può conoscere gli atti e riportarli ai cittadini. Si può infatti riferire chi è l’arrestato. Non vedo bavagli a meno che non si dica che c’è stato il bavaglio fino al 2017. A me pare una inziativa di equilibrio tra il diritto di informare e il diritto del cittadino, prima della condanna, a non ritrovare sui giornali particolari infamanti”, ha detto Meloni.

“Gli extraprofitti? C’è chi alle banche ha fatto regali”

“Sul tema della tassa sugli exraprofitti delle banche, vorrei fare chiarezza: mi fa sorridere che i primi a criticare il primo governo che ha avuto il coraggio di fare questa tassazione, siano quelli che alle banche hanno fatto regali miliardari: il Pd, il M5s che è stato cintura nera degli aiuti alle banche, con 5 miliardi per trasformare i prestiti delle banche in prestiti allo stato italiano, l’obbligo dei pos con le commissioni scaricate sulle imprese, il superbonus e i crediti acquistati dalle banche con gli socnti. Poi ci criticano perché abbiamo avuto il coraggio di mettere la tassazione”, ha affermato Meloni. 

“C’è stata una differenza tra i tassi di interesse per i mutui e quelli dei depositi e dei conti correnti. La differenza è stata oggetto della tassazione per il 40 per cento. La tassa c’è, quello che è cambiato è stata l’aggiunta della possibilità di accantonare un importo par a due volte e mezzo l’ammontare della tassazione in una riserva non distribuibile”, spiega ancora la premier.

“Questo comporta che aumentando le riserve aumenterà anche il credito erogato ai cittadini. Nel caso in cui si optasse per il non versamento immediato della tassazione, questo comporterebbe un aumento del credito erogato e questo comporta nel medio periodo che molte banche pagheranno più tasse di quelle previste dalla tassa sugli extraprofitti. È una operazione win win, da una parte c’è l’ipotesi di pagare subito la tassa l’altra ipotesi è il rafforzamento del capitale. Dobbiamo riconoscere il coraggio e finora i cittadini italiani hanno mostrato di capire”. 

Sulle tasse l’obiettivo è confermare i tagli

Capitolo fisco. “Il mio obettivo è confermare le misure” contenute nella manovra di quest’anno, ha detto la premier, “e se riesco addirittura migliorale ma lo valuteremo in corso d’anno. Io preferisco tagliare la spesa pubblica che aumentare le tasse, non le ho aumentate e non lo farò, e penso si possa fare un lavoro anche più preciso il prossimo anno”.

“La crescita italiana è stimata, ed è un dato buono, superiore alla media europea. Io non sono per aumentare le tasse quindi se devo lavorare lavoro prevalentemente sul taglio della spesa, come fatto quest’anno, con tagli lineari alla spesa pubblica che ci hanno consentito il rinnovo del taglio del cuneo contributivo. Poi vediamo quale sarà l’andamento dell’anno” prossimo per la manovra del 2025, ha proseguito, “bisogna sapere quali sono le risorse che si hanno, io confido che quest’anno si possa essere ragionevoli e immaginare un taglio degli interessi”. 

RIforma di burocrazia e giustizia priorità del 2024

Quello degli investimenti esteri in Italia “è un tema che è figlio di stratificazione di problemi che abbiamo da anni: dalle lungaggini burocratiche ai tempi della giustizia. Molti investirebbero volentieri in Italia se avessero certezze. La riforma della burocrazia e la riforma della giustizia sono due mie priorità per il prossimo anno”, ha aggiunto Meloni.

“Andando in giro per il mondo, mi rendo conto di quanta voglia di Italia ci sia. In questa nazione, quando si cerca di mettere mano in alcuni ambiti, le opposizioni si fanno sentire, ma se non ci prova un governo con la nostra maggioranza e la nostra stabilità ci sarà davvero poca speranza di fare di più. Ci sono diversi investimenti sui quali lavoriamo, sui semiconduttori ad esempio, per dare segnali al mondo della produzione. Qui non c’è un governo ostile a chi produce. Non disturbare chi vuole fare è un nostro slogan. Io la penso davvero così. Spesso abbiamo dato l’immagine di essere uno stato ostile a chi creava ricchezza e posti di lavoro, ma questa non è la mia mentalità. C’è però da fare di più. Vorrei mettere le mani, vorrei riformare in maniera seria giustizia e burocrazia”. 

Il premierato non lede le prerogative del Capo dello Stato

“Sul tema della riforma costituzionale, quando ho presentato la riforma costituzionale la prima cosa che ho detto è che non tocchiamo i poteri del Presidente della Repubblica, è giusto cosi’, perchè il presidente è una figura di assoluta garanzia. Io non vedo in come l’elezione diretta del capo del governo significhi togliere potere al capo dello Stato”. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa. “Si crea secondo me un equilibrio che è assolutamente buono e si rafforza la stabilità dei governi. Non vedo come questo possa ledere le prerogative del Capo dello Stato. Abbiamo avuto in Italia un problema di stabilità dei governi e governi che non rispondevano a nessuno e che non erano stati votati da nessuno”, sottolinea Meloni. “La democrazia rappresentativa si sostanzia in ‘voto per te perchè tu possa fare questo in mia vecè. Abbiamo pagato pesantemente questa l’instabilità, in termini di debito pubblico e di credibilità internazionale. Ha significato anche la debolezza della politica sul tema economico, con l’impossibilità di fare riforme di grande respiro”.

agi

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