Diritto internazionale ed evanescenza del Diritto

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Su uno degli ultimi numeri de “Il fatto quotidiano”, Elena Basile, arguta e perspicace come sempre, con un articolo lucido e pungente ha sostenuto che “molti dimenticano che c’è un diritto internazionale”. 

E’ vero, ma la domanda da rivolgere alla preparatissima ambasciatrice è questa: può parlarsi, ancora, dopo la “bufera Netanyahu” , di un diritto internazionale capace di risolvere problemi e conflitti? 

Proseguo con le domande:

Non sembra all’autrice che, giorno dopo giorno, il leader ebreo, capo di uno Stato che pure fa parte dell’ONU ma, prepotente, aggressivo, arrogante e del tutto incurante dell’immagine internazionale che sta dando del suo Paese, sta demolendo, anche con violazioni quotidiane dei diritti umani (anche future, considerato il proposito annunciato di radere al suolo l’intera striscia di Gaza) le sue più profonde e radicate fondamenta? E non le sembra che di fronte al tracotante rifiuto di dare motivi che legittimino il suo operato, la generale impotenza altrui di fermarne l’opera deleteria sia un segnale chiaro che delle varie branche del diritto, quella che regola i rapporti internazionali, sia certamente la più “evanescente”?

La constatazione è persino datata: che il diritto internazionale costituisca, addirittura in termini generali, il punto di “evanescenza” della stessa idea di “diritto”, incapace, com’è, di resistere alla sua frantumazione quando subentra il diritto bellico non è affermazione inedita nella letteratura dei maggiori “internazionalisti” (non solo del Novecento). 

Lo afferma, a chiare lettere, Hersch Lauterpacht e di evanescenza del diritto internazionale ha parlato di recente anche un giudice della Corte Penale internazionale, Cuno Tarfusser. 

Anche le strutture organizzative create per dare una certa consistenza pratica a principi meramente teorici e astratti hanno fatto registrare fallimenti eclatanti. 

Le potenze vincitrici di conflitti mondiali per farsi perdonare le distruzioni causate all’umanità, istituiscono sempre strutture di rilievo internazionale che dovrebbero garantire la pace e la coesistenza tra i popoli della Terra ma la Storia registra solo loro fallimenti.

E’ stato così con la Società delle Nazioni creata dopo la prima guerra mondiale. Sta per essere così per l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) della cui inutilità, dopo le iniziative di Netanyahu, sembra essere sempre più convinto il suo stesso segretario generale Guterres.

La guerra che continua a imperversare a Gaza segna anche il fallimento della diplomazia.

Il problema, nell’evanescenza dei diritto internazionale, è quello di capire se e chi potrà ancora svolgere utilmente un ruolo per ricondurre alla ragione un capo di governo che nel suo Paese sembra fuori controllo.

C’è da chiedersi che cosa faranno gli Stati Uniti d’America (dei loro “servi sciocchi Europei”, meglio non parlare: il vecchio Continente è stato sinora pressoché assente e, comunque, ininfluente) di fronte all’aggravarsi delle conseguenze economiche disastrose dell’attuale crisi mediorientale? 

Faranno, in termini di fatti concreti, da baluardo alla prepotenza di un uomo che non s’arresta neppure di fronte all’accusa di genocidio o lasceranno che i buoi scappino dal recinto dei normali rapporti tra Paesi civili, favorendo altre economie concorrenti?

In soldoni: all’evanescenza del diritto internazionale farà da contrappeso la concretezza dei conti di bilancio per indurre a rapporti che possano ritenersi veramente risolutivi e conclusivi ? E la lobby ebraica delle banche di New York, di fronte a problemi economici crescenti, fino a quando continuerà a sentirsi solidale con Netanyahu? 

 LUIGI MAZZELLA

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