Salario minimo, la solita ipocrisia all’italiana

57 Visite

La battaglia ideologica sul “Salario minimo” che si combatte in questi giorni è una dimostrazione, l’ennesima, dello scollamento tra la nostra classe politica e la vita reale del Paese.
In teoria, sembra una battaglia di sinistra e infatti “chi” la sta mettendo in campo proprio questo messaggio vorrebbe ipocritamente far passare. Torneremo alla fine sul “chi”, adesso concentriamoci sul “cosa” e sul “come” è successo: già, come siamo arrivati a dei salari così bassi da poter essere definiti, in alcuni casi, “scandalosi”? 
I colpevoli sono principalmente due.

Il primo è Romano Prodi, Presidente del Consiglio responsabile delle aperture e dei permessi di fare tutto alle imprese cinesi in Italia, e notoriamente uomo-FIAT.
Per fare alcuni brevissimi esempi dimostrativi,
1) a lui si deve la svendita dell’Alfa Romeo al gruppo automobilistico della famiglia Agnelli, attuata contro ogni logica di mercato mentre la Ford – interessata al motore “boxer” dell’Alfasud (due cilindri a destra e due a sinistra contrapposti, un gioiellino con poche a basso costo) – metteva sul piatto un’offerta molto più interessante.

2) la distruzione del mercato di Ribera, la città siciliana delle arance, grazie ad un contratto con il Marocco in virtù del quale noi avremmo acquistato le loro arance e noi gli avremmo venduto trattori: il Ministro dell’economia si chiamava Susanna Agnelli.
Esatto, la sorella dell’Avvocato e presidente della FIAT:
avete indovinato, vediamo se indovinate anche la marca dei trattori oggetto dello scambio?!

3) Il ponte sullo stretto di Messina con un contratto “monstre” che, se anche non si fosse fatto entro un certo lasso di tempo, sarebbe stato in ogni caso lautamente pagato alla IMPREGILO, pur senza che fosse realizzato: capolavoro!
Tra l’altro, tre operazioni contro gli interessi del Sud.

Passiamo agli altri artefici del disastro-salari. Non hanno un nome ma tre sigle: CGIL, CISL e UIL.
Il primo, ormai più che un sindacato dei lavoratori, una start up della politica; i suoi segretari generali finiscono puntualmente – dopo una lunga attività di fiancheggiamento – negli scranni del Parlamento e del Senato a rappresentare il Partito Democratico.
Gli altri due, come anche il primo, estremizzando richieste e paradiritti dei lavoratori (per lo più, statali) ben oltre un equilibrato livello di convenienze per tutti, hanno fatto in modo che le imprese italiane di oggi abbiano in gran parte pochissimi lavoratori (per lo più, amministrativi) nelle sedi nazionali, delocalizzando la mano d’opera dove convenga di più.
E cioè, ovunque tranne che in Italia.

Chiunque alza una saracinesca ogni mattina sa che l’impresa è una barca dove se si rema tutti dalla stessa parte il beneficio è per tutti. Dunque, benefit e incentivi sono un interesse comune per imprenditori e lavoratori, a patto che lavoro e utili ci siano: ad un imprenditore che sta facendo utili interessa avere collaboratori sereni e affidabili, che faranno i suoi interessi come se fossero i loro. Altro che qualche euro in più o in meno all’ora!

Ma questo non possono saperlo un Giuseppe Conte, avvocaticchio a 5 Stelle paracadutato dal Movimento a capo del proprio Governo dal nulla, tantomeno quella Elly Schlin, figlia di papà che, non avendo problemi economici o lavorativi, si diverte a far politica come spassatiempo.
Tra coloro che fingono di rappresentare le istanze dei lavoratori, aggiungiamoci il buon Maurizio Landini il quale, tra uno “siopero” e l’altro, si prepara al grande e prossimo salto in politica.

Ecco perché il “Salario minimo”, così per come e da chi viene proposto, sembra uno specchietto per le allodole, in realtà è una trappola per gli allocchi.
E allestita da chi, poi…

GINO GIAMMARINO

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo