Calderoli – Meloni: Bene, Bravi, Bis…anzio!

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Le vicende del Palazzo di questi giorni riguardo il Decreto Calderoli, manifesto di quell’Autonomia Differenziata capace di scontentare tutti, dagli italiani del Sud, destinatari di un danno e una beffa, ai leghisti stessi, segnatamente quelli della prima ora i quali si muovevano nel solco dell’indipendentismo.
Per l’ideologo Gianfranco Miglio, infatti, che nasce democristiano ma poi – affascinato dalle teorie sul medioevo del professore austriaco Otto Brunner e constatate le difficoltà di realizzare l’indipendenza dei territori del Nord – cominciò a pensare ad un “travestimento verbale” che vagheggiasse un’Italia ridisegnata sul modello della Svizzera. 

Progettualità che, ben prima di lui, aveva avuto – purtroppo inascoltato – quel Carlo Cattaneo (foto a sinistra) il quale, al contrario di quel re Vittorio Emanuele (volutamente secondo e non “Primo d’Italia” – ma questa è un’altra storia) e del suo Primo ministro, conte di Cavour, all’alba della fallita “unità d’Italia”, imposta con la forza da questi due “personaggetti” dopo il 1861, aveva ben salda l’idea costituzionale di un Bel Paese immaginato come una “Confederazione degli Stati” preunitari.  

Oggi, dopo vent’anni di ipocrisia e di impotenza da parte di centrodestra e centrosinistra, ormai si è fatta chiarezza: le “ulteriori autonomie”, ipotizzate dalla riforma del Titolo V del 2001, sono state ribattezzate dal leghismo “autonomia differenziata” perché il loro destino era quello di finire nel cestino dei rifiuti.  

La legge-quadro Calderoli-Meloni crea un percorso a ostacoli che consentirà all’attuale maggioranza di non attuare alcuna reale autonomia in questa legislatura. Nella prossima, poi, si vedrà. Intanto, oltre al danno storico per tutti gli autonomismi, ovviamente la beffa: le norme prevedono che se anche una regione ottenesse l’autonomia su qualche materia, essa potrà essere sempre revocata dal governo centrale e in ogni caso, la concessione non potrà durare più di 10 anni.
L’azzeccagarbugli in capo del leghismo, il senatore Calderoli, ha confermato la sua fama di autore di porcate. 

Il “bipolarismo” all’italiana si conferma una competizione a chi è più ignorante, ipocrita e spesso opportunista. Vengono aggirati i problemi di attuazione delle autonomie, che sono ovviamente enormi in uno Stato centralista come quello italiano. Vengono calpestate le richieste di autogoverno, che pure sono state confortate dal massiccio voto popolare del 2017 in Veneto e Lombardia, e che sono presenti in tutti i territori.  

Per reagire a questo degrado tutto italiano, non resta che guardare direttamente, senza intermediari “romani”, al Parlamento europeo, aprendo lo sguardo verso una scelta diversa e possibile per gli elettori: la possibilità di un voto per la Repubblica delle autonomie personali, sociali, territoriali; per l’Europa dei popoli, delle regioni e dei territori; per la sussidiarietà e per la solidarietà interterritoriale; per la giustizia e la pace nella vita internazionale.

Questa scelta in più è il nostro Patto Autonomie Ambiente, espressione italiana della famiglia politica europea European Free Alliance – EFA (che raccoglie istanze di autonomia e di autogoverno di popoli, regioni, territori oppressi dal centralismo autoritario degli stati, degli aspiranti napoleoni d’Europa, dei tiranni della globalizzazione). 

In pratica si tratta di un’ampia sorellanza di forze storiche dell’autonomismo, nuove realtà civiche e territorialiste, gruppi ambientalisti localisti, che partecipa alle elezioni europee del prossimo giugno 2024 con un programma di radicale decentralismo da portare avanti in Europa e in Italia, ispirati dai valori della Carta di Chivasso e allargata alla Carta di Melfi per i territori meridionali, a debita distanza dagli attuali schieramenti di centrosinistra e centrodestra, entrambi malati di centralismo.

Fanno sorridere, ma anche risentire i sinceri autonomisti, le dichiarazioni del Ministro Calderoli rivolte ad un Primo Ministro unitarista, centralista e immobilista:
“Bene ha fatto il presidente Meloni a rimarcare che l’autonomia non toglie niente a nessuno, non toglie ad una Regione per dare ad un’altra, ma permetterà alle Regioni virtuose nel gestire le proprie competenze di ottenerne di ulteriori, innescando un meccanismo di responsabilizzazione e potrà rappresentare un volano di crescita e sviluppo per il Mezzogiorno”.

Viene in mente quel termine “bizantino” che oggi vuole indicare situazioni o processi che sono complicati, labirintici o caratterizzati da una grande quantità di dettagli e formalità, proprio come fu l’Impero Bizantino, costituito da una struttura politica e amministrativa molto complessa, sempre intenta a spaccare il capello mentre i problemi intanto si aggravavano. 
Ecco perché, rifacendomi allo stesso concetto, al Calderoli che in questi giorni plaude alla Meloni mi sento di gridare dalla platea: “Bene, Bravi, Bis…anzio!”.  

GINO GIAMMARINO

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