Piccolo promemoria per l”attuale governo della città di Partenope

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All’inizio del ‘900 un meridionalista di grande spessore, quale Francesco Saverio Nitti, aveva individuato, nel nodo dello sviluppo economico e civile di Napoli, la chiave per la rinascita dell’intero Mezzogiorno. 

“Napoli, la grande città che era ancora qualche secolo fa la seconda in Europa per popolazione, che nel 1860 soverchiava per importanza tutte le città italiane; Napoli, la città che Sella chiamava cospicua e che avea almeno fino a poco tempo fa alcune apparenze di ricchezza, Napoli muore lentamente sulle sponde del Tirreno.
Tra tanto 
cielo e tanto mare, tutto un grande dramma umano si svolge”. 

Capitale, insieme a Palermo, del glorioso Regno delle due Sicilie e, fino agli anni venti del Novecento, la più grande città italiana, Napoli resiste, nonostante limiti endogeni ed esogeni, anche al di fuori dei confini regionali con istituzioni museali e teatrali, centri culturali e patrimoni dell”umanità,
“…una città composta da strati di storia con una forma urbana densa, complessa e difficile da modificare nei suoi caratteri strutturali. Sede strategica del potere amministrativo, delle funzioni produttive e pubbliche, delle grandi infrastrutture e attrezzature di un territorio vasto e complesso, nel quale ha sempre svolto un ruolo fortemente concentrato nell’area centrale e lungo i principali tracciati di connessione territoriale che ha condizionato le forme e le direttrici dello sviluppo urbano regionale…”. 

Sono tante le criticità e le problematiche a Napoli, direttamente o indirettamente connesse, tali da pregiudicarne la rinascita e alle quali l”amministrazione Manfredi dovrà dare, per forza di cose, una soluzione. Tra queste, chi vive i disagi da cittadino partenopeo, non può che rivolgere l”attenzione su diverse tematiche che semplicisticamente possono riassunte in un piccolo elenco che atavicamente scioriniamo ogni qualvolta se ne presenta l”occasione: 

-come più volte osservato, Napoli da punto di vista urbanistico, soffre dell”assenza di un piano regolatore (nel 1962 è stata istituita una commissione per il piano regolatore, mentre solo nel 1972 è stato approvato un piano urbanistico generale) che avrebbe potuto realizzarsi, in maniera lungimirante, subito dopo il dopoguerra, anni di boom economico generale. 

-potenziamento delle infrastrutture e nuovo impulso all”urbanizzazione, alla viabilità e alla sistemazione delle strade dissestate; 

-situazione finanziaria del Comune in pre-dissesto, digitilizzazione della struttura amministrativa e contenimento dell”inefficienza; 

-filiera funzionante della raccolta e smaltimento dei rifiuti;

-misure contenitive per lo smog e relativo decongestionamento dei trasporti e del traffico auto; 

-recupero delle aree verdi e di quelle ai margini; 

-recupero di aree ai margini con misure stringenti verso la criminalità organizzata e microcriminalità, sia autoctona che importata; 

-sanità e lavoro. 

A queste richieste “populiste” se ne aggiungono altre molto più pertinenti e specifiche formulate da una squadra di professionisti competenti e che spingono sul potenziamento dell’area portuale con la nuova darsena di levante e il rafforzamento delle connessioni stradali e ferroviarie con le reti nazionali e internazionali e con il sistema degli interporti campani;

sulla rigenerazione fisica e funzionale delle grandi aree dismesse a Est e a Ovest, con notevoli implicazioni economiche, urbane e territoriali sulla città esistente;

sulla riqualificazione del centro storico con le prospettive aperte dai finanziamenti stanziati per la “rigenerazione urbana del centro storico di Napoli” cofinanziati da Regione Campania, fondi europei, Comune e Curia di Napoli, come supporto finanziario al riconoscimento internazionale dell’UNESCO;

sulla realizzazione di un termovalorizzatore per completare il ciclo dello smaltimento dei rifiuti al livello regionale;

sulla realizzazione nell’area Ovest di Napoli del Forum Universale delle Culture, per promuovere iniziative legate al rispetto della diversità e alla ricchezza culturale, con attività volte a migliorare l’accesso alle informazioni e alla conoscenza e favorire nuove opportunità di sviluppo. 

Traguardi che appaiono raggiungibili partendo da ragguardevoli e consolidate concretezze (concretezze raggiunte, spesso ,senza poter vantare aiuti politici di governi italiani che di Napoli poco conoscono e poco concedono):

-L’aeroporto internazionale di Capodichino è il più trafficato del Sud (anche se, pur registrando un importante incremento di viaggiatori sui voli internazionali, è stato inferiore a quello registrato negli altri principali scali italiani).

-Il porto di Napoli dal punto di vista del traffico merci è tra i primi dieci italiani con una quota di poco superiore al 4,2 per cento rispetto al totale nazionale mentre per quanto riguarda il movimento passeggeri è in maniera incontrastata il primo scalo italiano anche in virtù di una sostenuta attività legata al turismo crocieristico.

-Per ciò che attiene il sistema di trasporto,esso è costituito da 2 linee metropolitane, 4 impianti di funicolari, 4 tratte ferroviarie urbane, 8 linee ferroviarie extraurbane, 3 linee tranviarie, 7 linee filoviarie e poco meno di 200 linee automobilistiche tra urbane ed extraurbane che non sarebbe neanche male se non fosse che la Rete Ferroviaria Italiana, aldilà dei numeri che appaiono eccellenti, è una delle più basse fra le regioni metropolitane se rapportata al numero degli abitanti: 30,6 km ogni 100 mila abitanti, contro una media nazionale di 40,7.

-il distretto aerospaziale napoletano pare raggiungere soglie di eccellenza e si unisce alle numerose imprese legate al commercio all’ingrosso, al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli, seguito dalle costruzioni e dalle attività manifatturiere di rilievo,dalla farmaceutica all’industria della carta, dalla pelletteria all’industria alimentare e al tessile, capaci di proiettare il proprio campo d’azione sui mercati internazionali con successo.

Non dimenticando che l’area della ex provincia di Napoli, composta da 92 comuni e abitata da più di tre milioni di persone a fronte di un’estensione di 1.179 chilometri quadrati, la “densità urbana”(100 abitanti stanziali per ettaro, al fronte di una media nazionale che ne stima 25), ben lungi dal rappresentare un grosso limite che blocca l”evoluzione ed il miglioramento socio-economico a Napoli, potrebbe costituire, invece, un interessante valore aggiunto capace di dare slancio ad un”economia stagnante.

PATRIZIA STABILE

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