‘Il Terzo Paradigma’ – Una luce inedita per la Questione Meridionale

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Tra le nuove uscite letterarie va sicuramente menzionato  Il Terzo Paradigma, che affronta la spinosa – ma sempre attuale – Questione Meridionale. La particolarità, però, è che lo fa in un modo nuovo, affrancandosi dai condizionamenti storici per ragionare con maggiore lucidità su come fare per donare una nuova identità al Mezzogiorno d’Italia.

Questo saggio di Sabino Morano e Sergio Barile si districa in una serie di incognite che definiscono il nostro futuro e da cui non possiamo scappare, men che meno fingere che non abbiano urgenza di essere risolte. L’obiettivo è riuscire a mettere il sud nelle condizioni di divenire una realtà forte e competitiva. 

Dalla prefazione: 
Il  sopravanzare  di  una  tecnologia  sempre  più  all’avanguardia  nel  campo  della  robotica  e dell’intelligenza artificiale porta le dinamiche economiche verso una condizione nella quale non solo  i  settori  industriali  ma  anche  quelli  terziari  hanno  sempre  meno  bisogno  di  risorse  umane, generando  in  maniera  inesorabile  la  polverizzazione  di  milioni  e  milioni  di  posti  di  lavoro. Allo  stesso tempo si va affermando un nuovo paradigma produttivo in cui i singoli individui che vivono nel mondo “reale” (mondo uno) attraverso la loro partecipazione alle dinamiche della rete (ma anche  solo  vivendo  gli  sviluppi  della  società  e  facendo  parte  della  sua  eredità  di  conoscenza) producono  valore  nel  mondo  parallelo  virtuale  (mondo  due)  nel  quale  ogni  giorno  ognuno  di  noi non può non essere immerso nell’espletare le proprie attività (motori di ricerca, negozi online, navigatori e così via). Questo valore prodotto nel “mondo due” non ritorna in alcun modo nel “mondo uno”. Nelle  potenziali  e  formidabili  conseguenze  di  tale  ultima  evoluzione  paradigmatica risiedono  gravi  pericoli  che,  in  mancanza  di  un  elemento  decisore  capace  di  esercitare  un  potere sovrano   in   funzione   di   regolamentazione,  potrebbero   determinare   scenari   potenzialmente catastrofici. Uno Stato capace di un vero esercizio di sovranità, invece, potrebbe imporre ai grandi operatori del “mondo due” di restituire una parte del valore di cui quotidianamente si appropriano attraverso la partecipazione dei suoi cittadini. Questo Stato potrebbe quindi istituire un “reddito di riconoscenza”.  Un  reddito  che  in  effetti  vada  a  remunerare  la  funzione  di  “produttore  di conoscenza” svolta da ogni singolo cittadino a cui il “mondo due” giornalmente attinge producendo valore.

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