Stampa e Regime oggi, 17 aprile: Gino Giammarino ricorda Massimo Bordin

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Il 17 aprile del 2019, a Roma, scompariva Massimo Bordin, voce storica di “Stampa e Regime”, la rubrica che dalle frequenze di Radio Radicale faceva compagnia ed accompagnava nei meandri dei Palazzi romani del potere – ogni mattina tranne il sabato – chi amava la politica.
Una perdita gravissima, soprattutto nel momento in cui il rapporto tra stampa, regime ed opinione pubblica viene drogato ed avvelenato, cercando di eludere chi da fastidio con l’arma della verità tra le mani.

Ringraziamo Gino Giammarino e la sua storica testata Il Brigante per la gentile cortesia di consentirci la ripubblicazione di questa intervista, che risale al 2012, anno in cui la testata meridionalista organizzò il Premio “Armando De Simone – Giornalismo in libertà” che fu vinto proprio da Bordin e dalla sua trasmissione. 

Cosa significa fare “Stampa a regime” ogni giorno, con questa costanza?
Intanto, alzarsi presto la mattina che non è sempre semplice. Sono onoratissimo e lusingato dalla motivazione che mi da atto, in una Radio comunque politica, di partito, con una caratterizzazione molto marcata (che peraltro lealmente non nascondo all’ascoltatore) – di una equidistanza politica e di giudizio. Il che testimonia del tentativo di condurre con quel minimo di oggettività e assenza di polemiche troppo astiose, troppo sopra le righe, che cerco – spero riuscendoci ogni tanto – di dare come caratteristica ad una rubrica che, di per sé, potrebbe facilmente scivolare via in situazioni del genere. E questo mi fa molto piacere, intanto, perché riuscire a catturare l’interesse di un ascoltatore per un’ora – che non è uno spazio breve – e quindi bisogna cercare di non essere aridi, di essere brillanti, quanto l’argomento della quotidianità consenta, stando però attenti ad evitare cadute di stile che, contrariamente alla carta stampata, in una diretta non si possono rivedere e correggere prima di passarle a chi ascolta. 

Questo per quanto riguarda la motivazione della giuria. Per gli ascoltatori, invece, l’apprezzamento è venuto per la sua capacità di leggere e far leggere i messaggi subliminali tra le righe di un giornalismo sempre più politicizzato…
Beh, io mi sono dedicato da tanti anni alla cronaca politica e giudiziaria, pertanto si tratta di due realtà che conosco molto bene; poi oggi, molto della stampa è legato all’incrocio tra politica e giustizia, quindi mi riesce agevole decrittare alcuni passaggi di una realtà che non sempre è semplice. Ancora più complicato è far emergere le notizie in tanti mezzi di informazione con tanti diversi criteri di evidenza nella posizione della foliazione a seconda del proprio punto di vista.

Il giornalismo attuale si schiera a priori: ma può bastare dichiararsi di parte da subito, per non chiedere di essere assolti nel dare un giudizio fazioso a quella che è la notizia della giornata?
No, non può bastare! È fondamentale tenere separati i fatti dalle opinioni.
Altrimenti, facendo scelte faziose, si perde credibilità. Io faccio una rassegna stampa con tutti i giornali da tanti anni: se ho ancora un pubblico che mi segue è un darmi atto del non applicare censure nei confronti di alcuni rispetto ad altri. Per quanto mi riguarda, io mi sento libero di dare un giudizio personale solo quando ho dato il panorama completo dei punti di vista riportati dalle varie testate.

Durante il convegno legato al Premio De Simone è emerso il pericolo paradossale di una informazione talmente variegata, soprattutto nella rete web, da far correre il rischio al consumatore di non riconoscere più quella che si può bere da quella salata: qual’è la sua opinione su questo tema?
Ah, non c’è dubbio. Lo ha dimostrato anche il sistema dell’ informazione americano con l’attentato alle twin towers: le telefonate degli attentatori che preparavano il piano erano state intercettate da cosi tanta gente da non essere più prese nella giusta considerazione. Non c’è dubbio che proprio i nuovi media costringono ad operare una selezione e a scegliersi dei percorsi. Questo può portare al rischio di sbagliare la strada, di perdersi delle cose, ma, in realtà, non mi sento di escludere che ci si possa difendere.

Chiudiamo, allora, sulla dinamica della delegittimazione in Italia: partiti delegittimali, cosi come per la politica e, naturalmente, anche per la stampa in modo da essere “legittimati” a comportarsi scorrettamente senza dover rendere conto a niente e a nessuno.
Quali sono, dunque, gli spazi che può crearsi l’informazione, oggi, nel paese dei furbetti e dei prezzoliniani?
Beh, oddio, c’è qualche esempio di furbetti anche nel mondo dell’ informazione. Non è questo un Paese dove ci sono categorie di soli pessimi o di soli galantuomini: sarebbe scioccante e corporativo dire una cosa del genere. E’ vero, però, che la stampa per la sua stessa funzione ha la possibilità di controllare il potere, se è capace, e dunque può controllarne anche gli abusi.
Quanto questo compito venga svolto serenamente, poi, è tutto da vedersi se subentra e la fa da padrona la cattiva polemica faziosa e fine a sé stessa. Ma i pericoli che corre l’informazione libera sono sotto gli occhi di tutti, e non sempre vengono evitati, purtroppo.

GINO GIAMMARINO

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