Anche se le giustificazioni addotte per spiegare la sostituzione dell’energia solare e eolica al posto di quella fossile fossero fondate e giustificassero l’espianto di milioni di frutteti, vigneti, uliveti, ecc ecc questo non basterebbe a convincere i produttori di petrolio.
Tra i produttori di petrolio vanno distinti i proprietari dei pozzi e le compagnie dedite al loro sfruttamento. Queste ultime sono state evidentemente risucchiate per convenienza o per forza nelle spire della politica verde e quindi le ritroviamo anch’esse entusiastiche sostenitrici e produttrici di energia solare, eolica, carburanti vegetali,…
I proprietari dei pozzi invece stanno capendo che la loro importanza e quindi i loro introiti vanno scemando sensibilmente senza che nessuno muova un dito… anzi!
La forza delle lobby della energia verde pur fondata su tecnologie sballate sotto ogni punto di vista, è evidentemente prevalente rispetto alle lusinghe e pressioni dei produttori di greggio.
Ma v’è un altro settore coinvolto in questa “transizione” ed è quello dei produttori di automobili che non si sa se sono stati “convinti” oppure si sono “convinti” da soli ma è certo che non vogliono stare fuori dalla detta “transizione”. E quindi si sono buttati a capofitto nella strana idea della produzione di auto elettriche…. Sempre che gli stati finanzino gli enormi costi connessi visto che l’esito positivo della transizione non è certo.
Così si forma un fronte verde ed uno oil… entrambi in grado di comprare la politica con una porzione modestissima dei propri attivi. Ma rimane il fatto che si sta entrando in un ginepraio molto fitto che non si capisce perché si vuole violare. Quale interesse galattico è stato in grado di immaginare una lotta ai produttori di petrolio addirittura coinvolgendo società energetiche e automobilistiche potentissime fino a “convincerle” così facilmente senza che se ne veda un vero vantaggio e senza che vi siano tecnologie pronte e cogliere l’affare?
Questi “interessi galattici” -come li abbiamo coloritamente chiamati- possono comprare interi stati e indurli a prezzolare eserciti privati sempre a spese della stessa comunità che si vorrebbe difendere; o possono direttamente armarsi (e non si vede per quale strana ragione non dovrebbero averlo già fatto segretamente) per colpire qualche capo di governo non ancora convinto della bontà della nuova fase da loro promossa.
Quindi le guerre che vediamo diffondersi potrebbero essere ricondotte ad una sola lotta tra petrolieri (nel senso di proprietari dei pozzi e dei giacimenti) e tecnologi che si affrontano per la sopravvivenza dei loro rispettivi interessi. Peraltro dal lato “sbagliato” dello scontro armato in essere non stanno gli stati produttori di petrolio e materie prime? Che peraltro scuciono miliardi e miliardi per difendere … cosa? O per ottenere cosa che valga più dei miliardi che stanno buttando dalla finestra? Dall’altro lato non stanno le economie “avanzate” e cioè tecnologicamente attrezzate e grandi consumatori di petrolio? Come mai i media non ospitano talk show che dibattano su una ipotesi che seppur nuova non è così fantasiosa come può sembrare? Questo ultimo dettaglio conferisce ad una interpretazione del genere una grande credibilità e quindi conviene pensarci.
Certo è che noi italiani del sud e italiani in genere abbiamo solo da rimetterci da una situazione del genere e quindi conviene tenersi ben alla larga da guerre motivate da argomentazioni troppo esili da giustificare un nostro coinvolgimento.
