L’alleanza tra Stati e Finanza

Siamo in un mondo in cui alcuni Fondi di investimento -forti di migliaia di miliardi di euro e dollari da rendere redditizi- sono costretti a prestarli agli Stati; solo gli Stati possono infatti assorbire enormi volumi di liquidità; inoltre non è possibile per quei Fondi attivare milioni di linee di credito con artigiani e fornai, contadini e negozianti che comunque non offrono -a loro dire- le stesse certezze degli Stati; quindi anche per avere garanzie della bontà e solvibilità del debitore preferibilmente prestano agli Stati.

 Gli Stati sono l’unico mercato possibile per i gestori di così tanti soldi.

 Potranno mai questi debiti essere onorati? Mai, e tutti lo sanno e tutti lo vogliono, debitori e creditori. Perché allora lo fanno? Solo per gli interessi grazie ai quali gli Stati possono non restituire mai i soldi avuti in prestito, mentre il creditore vive per sempre di rendita. I Fondi per stare tranquilli devono però controllare gli Stati. Ma perché uno Stato già oberato da debiti possa onorare i propri impegni (gli interessi previsti) è necessario combattere l’evasione. Non si tratta di puntare alla restituzione del debito -come detto- ma solo alla certezza della percezione degli interessi che è la cosa che rende redditizio l’investimento.

 Così il sistema delle banche diviene progressivamente cointeressato assieme agli Stati a controllare i cittadini e le PMI, che sono i “pagatori” di tasse; così il sistema delle banche è chiamato a diviene delatore dello stato e, per esempio, non presta più danari a chi lavora in nero come accadeva prima proprio per costringerlo ad emergere. Infatti la banca fino a tutto il ventesimo secolo non guardava ai redditi dichiarati ma alle garanzie; cioè facevano il proprio interesse a stava “dalla parte” del contribuente creatore di ricchezza. Adesso queste garanzie non bastano più e la occhiutezza del fisco è divenuta priva di scrupoli, quasi ispirata da un Dio e una teologia diversi, e non si ferma di fronte al rischio di far chiudere le imprese che senza nero non ce la fanno. Prevale prima e sopra tutto l’interesse delle casse pubbliche evidentemente perché quelle casse sono la fonte della credibilità del creditore internazionale che è il Fondo di investimenti. Accade anche che in questa ottica la credibilità della banca piccola se è legata ad una clientela piccola può incrinare la credibilità dell’intero sistema creditizio internazionale e quindi è meglio che le banche minori convergano in quelle maggiori.

Peraltro le minori non sono forse concorrenti di quelle più grandi nel rastrellamento del risparmio? Ecco che la filosofia del “meno siamo più forti siamo” prende il sopravvento. Cosa che accade in ogni altro settore. In questa “filosofia” l’evasore passa per essere una specie di “Male Assoluto” tanto da legittimare la delegittimazione del contante contro ogni regola e contro il Diritto Naturale. Laddove l’evasore vero è il dipendente pubblico che addossa il proprio debito fiscale al contribuente vero cioè il creatore di ricchezza (le PMI).

 Peccato però che la creazione fisica -e quindi vera- di ricchezza avvenga solo nelle PMI e non certo nelle grandi imprese. Queste ultime infatti nel loro insieme hanno bisogno di collocare i loro prodotti fuori dal loro circuito mentre devono approvvigionarsi di materie prime anch’esse fuori da se stesse: è quindi da fuori del loro insieme che le grandi imprese prendono il valore aggiunto del loro sistema. Oppure devono imporre agli Stati o chi per loro di creare moneta e così appropriarsi di quel valore nuovo. Dipendono dalle PMI e dallo Stato.

 Ma tutto ciò che è già evidente sotto i nostri occhi e comporta e significa la necessità per Fondi e grandi imprese, finanza e banche di controllare tutti gli Stati. Ecco quindi che ne consegue che quelli recalcitranti (Russia o arabi o altri per esempio) vanno piegati senza tentennamenti.

 Ecco spiegato chi e perché controlla i nostri Stati e perché le politiche nazionali si muovono tutte assieme come se obbediscano ad una logica unica, come questo controllo sia molto più stringente e puntuale di quello che si creda e come questa convergenza di interessi tra Stati e Finanza sia potente.

 È evidente che serve una “idea” e una posizione politica dei “pagatori” di tasse.

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