Aspettativa e delusione

Per questa riflessione parto con un brano di Oriana Fallaci tratto da: Un cappello pieno di ciliege.

“Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. 

Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita …

E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato.

La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi.”

È già qui ce ne sarebbe da … 

ma, come abitudine parto dalle definizioni.

Aspettativa: Forte credenza che qualcosa succederà o che possa avverarsi in futuro, su come le cose dovrebbero andare o su come le persone dovrebbero comportarsi.

Le aspettative sono convinzioni o speranze ma, anche sogni, ambizioni su relazioni interpersonali o su eventi che vorremmo che si verificassero.

Sono spesso basate su esperienze passate, desideri, o modelli che abbiamo interiorizzato. 

Possono riguardare diversi ambiti della vita, come il lavoro, le relazioni, o gli obiettivi personali. 

L’aspettativa dovrebbe essere una previsione ragionevolmente realistica, cioè basarsi almeno su un minimo di confronto con la realtà, dell’individuo circa la condotta di altre persone in una relazione di famiglia, di lavoro o sentimentale seppur in un contesto di incertezza.

Il problema è che noi spesso tendiamo a pensare, a credere, a ritenere e, quindi, ci aspettiamo che qualcosa accada come se tutto fosse scontato. 

In realtà non è detto, proprio perche queste convinzioni non sono necessariamente basate sulla realtà. 

Semmai rappresentano delle proiezioni sulla realtà dettate dalle nostre idee, speranze e desideri.

Avere delle aspettative è del tutto naturale, tuttavia, quando non coerenti con la realtà, prendono la forma di aspetti illusori e fantasmatici.

Possono significare riscatto dalla propria storia e via di salvezza da ciò che si sta vivendo, oppure, come conferma di quanto temuto o già vissuto e quindi, destino ineluttabile. 

Attenzione, sta emergendo che esistano anche aspettative negative!

Questo concetto è più complesso ed è obiettivo della analisi transazionale, in pratica nella nostra infanzia, si forma 

inconsciamente, attraverso l’interazione con le figure significative, soprattutto i genitori un “copione di vita”.

I bambini interiorizzano messaggi, spesso non verbali, su come dovrebbero essere e cosa dovrebbero fare (spesso aspettative dei genitori) e questi messaggi possono diventare aspettative definite “copionali”. 

In tutte queste situazioni vi sono aspetti copionali che tendono a replicarsi: la persona non è in un reale contatto con ciò che sta vivendo, ma nella ripetizione di esperienze antiche e schemi non risolti del passato.

Che siano salvifiche o catastrofiche, le aspettative copionali diventano una nostra responsabilità, e seppure inconsciamente noi agiremo in modo da andare a confermare il copione introiettato e il suo finale.

L’analisi transazionale mira a rendere consapevoli questi schemi inconsci, così da riconoscerli e diventare consapevole di come il copione stia influenzando le nostre scelte e i nostri comportamenti. 

Ma, non era questo il tema e io posseggo solo l’esperienza e non non i titoli per addentrarmi oltre.

Tornando alle aspettative quando si anticipa mentalmente uno scenario, soprattutto se lo prefiguriamo in positivo, lo si carica emotivamente e più ci si avvicina all’evento, più la tensione e l’agitazione sale.

Le aspettative, abbiamo detto, sono proiezioni di ciò che noi speriamo accada, e quando la realtà non le rispecchia, proprio perché non basate su dati reali, si scatena una reazione emotiva negativa. 

Questo divario può generare sentimenti negativi che è importante imparare a gestire per evitare che impattino negativamente sulla nostra vita, tra queste possiamo evidenziare:

Frustrazione:

La sensazione di impotenza e rabbia nel non riuscire a raggiungere un obiettivo o soddisfare un desiderio. 

Tristezza:

Uno stato emotivo caratterizzato da malinconia e sconforto. 

Rabbia:

Una reazione emotiva intensa che può essere diretta verso se stessi o verso gli altri. 

E soprattutto 

Delusione: è il sentimento principale che deriva dal non vedere le proprie aspettative realizzate e soddisfatte. 

La delusione è il vissuto che proviamo quando le nostre aspettative non si realizzano, quando le speranze coltivate non trovano riscontro nella realtà.

Le delusioni fanno parte della vita, sono ineliminabili dall’esperienza di ciascuno di noi.

Come per ogni tipo di sofferenza, anche la ferita che ne consegue va riconosciuta, accettata ed elaborata come una parte normale dell’esperienza umana. 

Il dolore e l’intensità della delusione 

dipende da più fattori: 

– dall’importanza di ciò che viene atteso;

– da quanto più elevato è l’investimento affettivo verso la persona o la situazione che ci ha deluso;

– da quanto più elevate sono le aspettative costruite;

– dal tempo che si passa ad attendere. 

In estrema sintesi, la delusione è una reazione comune a tutti ed è la naturale risposta alle aspettative non soddisfatte. 

Riconoscere e gestire queste emozioni è fondamentale per il benessere psicologico e per affrontare la vita con maggiore equilibrio. 

Come affrontare le delusioni: 

– riconoscerle e accettarle per imparare che è naturale si presentino nel corso della propria esistenza e riconoscere, nel contempo, le proprie emozioni;

– cercare di viverle senza tentare di reprimerle anche perché sarebbe inutile; 

– valutare le proprie aspettative con maggiore obiettività;

– verificare se le aspettative erano realistiche, cioè basate su dati di realtà; 

– rivedere e adattare le proprie aspettative e renderle più realistiche;

– utilizzare le esperienze di delusione e gli errori commessi, per crescere e sviluppare una maggiore resilienza, perché esse posseggono, comunque, un valore evolutivo, una spinta ad una necessità di cambiamento.

Per alcune persone la delusione è un vissuto frequente, quasi generalizzato che diventa convinzione è che può portare al ritiro, alla chiusura e a forme di passività che bloccano la realizzazione di sé.

Questa situazione può caratterizzare drammaticamente tutte le relazioni, anche lo studio, il lavoro e far precipitare il valore e la stima di sé, andando a rafforzare i preconcetti e portare ad uno spegnimento depressivo dei propri bisogni e desideri.

Volere recuperare una situazione di qualunque tipo e avere una aspettativa di questo tipo, significa continuare a vivere imprigionato in una realtà legata al passato, in una proiezione della realtà che ti impedisce di vivere il presente e di andare avanti con la tua vita.

Le aspettative spesso ci allontanano da noi stessi, ci fanno focalizzare e dipendere dall’esterno distraendoci dai nostri bisogni e dai nostri interessi. 

Aspettarsi che una cosa vada in un certo modo, o che una persona faccia certe cose implica il bisogno ed il desiderio di avere il controllo sugli eventi, ritenere inconsapevolmente, di poter cambiare l’altro o il corso degli eventi e che questi si comportino secondo le nostre regole i nostri pensieri.

Il tentativo di avere il controllo su ciò che accade o potrebbe accadere, porta ad un sovraccarico di responsabilità ed espone, in caso di fallimento, alla delusione, alla frustrazione e al dolore ed innesca un circolo vizioso in cui ci si sente sempre meno capaci e sempre più in balia degli eventi esterni.

Le sole aspettative che possiamo, in qualche modo, “controllare” sono quelle verso noi stessi ed è fondamentale che sia su queste che concentriamo le maggiori aspettative di cambiamento, nonché i nostri sforzi. 

Per cui facciamo focus su noi stessi e abbandoniamo la pretesa di:

– far andar bene le cose,

– poter cambiare l’altro,

– poter cambiare le situazioni,

– poter cambiare gli eventi. 

Le aspettative sono basate su ciò che pensi che gli altri dovrebbero fare per te, dobbiamo ridurre a zero questa variabile.

Perché se non hai aspettative tutto diventa un bonus, e apprezzi maggiormente tutto ciò che ti accade e che hai.

Quando smetti di avere aspettative sulla vita, sugli altri, quando non ti aspetti più che qualcosa di “altro” faccia il lavoro per te, allora sei solo e puoi scegliere di lavorare per te stesso e aumentare il tuo potere sulla realtà esterna. 

E dagli altri non aspettarti:

– spiegazioni; 

– approvazione o conferme;

– comprensione;

– che qualcuno creda in te;

– scuse dall’altra parte.

E di contro cosa fare:

– Credere in se stessi!

– Tener fede agli impegni e alle promesse che hai fatto a te stesso.

– Costruire, con il lavoro quotidiano, fiducia in te stesso.

– Fare liberamente scelte più autentiche e funzionali. 

– Sviluppare una maggiore autostima.

– Costruire un’immagine di sé più positiva e realistica, svincolata dalle aspettative irrealistiche del copione.

Le persone crederanno in te se tu per primo crederai in te stesso.

Se non guardiamo nella realtà ciò che “vorremmo vedere”, ma ci basiamo su quello che realmente vediamo, significa iniziare a nutrire solo aspettative sane verso i contesti e verso le persone.

– Riconoscere e accogliere gli eventi, imparando ad attribuire loro la giusta importanza.

– Basarsi sui fatti, compiendo un esame oggettivo della realtà. 

Concludendo: Le cose non sempre vanno come noi vorremmo, i risultati che otteniamo nella vita non dipendono solo dal nostro impegno e dalla nostra volontà, perché fattori esterni come la fortuna, le circostanze, le azioni degli altri e persino eventi casuali possono entrare in gioco in maniera significativa o determinante.

Se vogliamo aspettarci qualcosa, aspettiamocelo da noi stessi!

“La vita non è come dovrebbe essere. 

È quello che è. 

È il modo in cui l’affronti che fa la differenza.” 

Virginia Satir

Buona riflessione

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