Il ritorno ai propri impegni che possono essere di scuola, di lavoro o anche di relazione mi porta alla riflessione di oggi: possono le aspettative di una persona influenzare il comportamento e i risultati di un’altra che definiamo target?
Sembra proprio di sì ed è quello che viene definito come “Effetto Pigmalione o Rosenthal” dal nome dello studioso e psicologo americano tedesco di origini, che ne approfondì le caratteristiche.
È un fenomeno psicologico (psicologia sociale), una particolare forma di suggestione o condizionamento, in cui le aspettative di una persona influenzano il comportamento, le azioni e le prestazioni di un’altra persona, determinandone il risultato per cui diventando le “profezie che si autoavverano”.
Si tratta, quindi, di aspettative in grado da influenzare le azioni e i risultati, di un’altra persona che le subisce in positivo o in negativo.
Le origini del nome derivano dalla mitologia greca, nelle Metamorfosi, Ovidio racconta che il re scultore Pigmalione creò una statua di donna in avorio una donna “Galatea” talmente perfetta che finì per innamorarsene.
La dea Afrodite, commossa dalla sua sofferenza e dalle sue suppliche esaudì le preghiere e diede vita alla statua e la trasformò in una donna vera, in modo che lui potesse sposarla.
Da questa perfetta metafora, in senso esteso, deriva il significato di “essere un Pigmalione” chi scopre e alleva i talenti, ovvero un maestro capace di plasmare qualcuno di poco colto, influenzarne e modellarne il comportamento e le prestazioni.
G.B. Shaw si ispirò al mito di Pigmalione per la sua commedia omonima del 1914, in cui narra di un insegnante di dizione che scommette con un amico di poter elevare una donna molto semplice ad un membro raffinato dell’alta società; vicenda poi riproposta brillantemente nel film “My Fair Lady” del 1964 con la splendida Audrey Hepburn.
Per cui quando crediamo fermamente nelle capacità di qualcuno, questa “fede” può agire da catalizzatore, migliorando le prestazioni di quest’ultimo in tutti i suoi compiti.
Di contro c’è “l’effetto Galatea” cioè quello che vive il soggetto target delle aspettative, l’efficacia percepita e gli effetti che provoca l’aspettativa dell’altro su se stesso.
Quindi il comportamento umano è un riflesso complesso di vari fattori, tra i quali l’ambiente sociale in cui si manifesta, e può essere influenzato dalle percezioni e dalle aspettative che gli altri hanno nei nostri confronti.
Quindi, se si hanno aspettative positive verso qualcuno, questa persona tende a migliorare le proprie prestazioni e risultati, poiché le aspettative ne influenzano inconsciamente il comportamento, di contro quelle negative o basse possono portare a risultati peggiori: “Effetto Golem”.
Il ciclo dell’effetto Rosenthal:
1. Creazione delle Aspettative:
Una persona che ha potere: un insegnante, un manager, un genitore, un partner sviluppa un’aspettativa riguardo alle capacità o ai risultati di un’altra persona e contemporaneamente crea aspettative su un individuo.
2. Modifica del Comportamento:
L’individuo che ha le aspettative modifica inconsciamente il proprio comportamento nei confronti della persona target, offrendo più supporto, opportunità, o, al contrario, meno stimoli.
3. Impatto sulla prestazione:
La persona target percepisce questi segnali e viene indotta come reazione a modificare il proprio comportamento, le proprie performance e la propria autostima, influenzando le sue prestazioni e quindi spesso, in modo da confermare le aspettative iniziali fatte su di lui.
Robert Rosenthal e Lenore Jacobson, entrambi psicologi, realizzarono nel 1968 un esperimento in una scuola elementare, proprio per indagare il meccanismo alla base dell’effetto Pigmalione.
Rosenthal e Jacobson conclusero che le elevate aspettative degli insegnanti nei confronti di alcuni studenti, basate esclusivamente sulle informazioni (infondate perché basate su una selezione casuale) fornite dai due studiosi, avevano influenzato positivamente il loro rendimento.
Cioè alla fine dell’anno scolastico, questi studenti avevano effettivamente mostrato un aumento significativo del loro rendimento scolastico, solo perché, scelti come partecipanti, avevano beneficiato di maggiore attenzione e sostegno, utile a rafforzare la loro fiducia e le loro capacità.
Un esperimento, con un bluff forse poco etico ma, che ha permesso alla psicologia sociale di scoprire i potenti effetti della profezia che si autoavvera.
In sintesi, se un insegnante reputa un allievo intelligente e capace, e ne intravede il potenziale, lo tratterà in modo diverso e “speciale” favorendone la crescita e lo sviluppo.
Un chiaro esempio dell’impatto che questo fenomeno ha appunto in ambito educativo, gli insegnanti che hanno alte aspettative verso gli studenti ne possono influenzare i risultati, migliorandone le prestazioni.
Il feedback positivo, l’elogio costante nella pratica didattica, non solo rafforza l’immagine di sé del discente come persona capace, ma può anche portarlo a sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Man mano che interiorizza questa percezione positiva, si sente anche più motivato, il che spesso si traduce anche in maggiore impegno, oltre appresentare un fattore protettivo contro la eventuale e naturale insicurezza patologica.
Questo effetto può avere un impatto a catena su tutti i compagni e la classe, possono iniziare a trattarlo come un modello accademico, rafforzando ulteriormente la sua autostima e la sua autoefficacia.
Si innesta una spirale positiva, un circolo virtuoso: aspettativa positiva, risultato positivo, conferma e maggiore aspettativa e così via.
Se l’effetto Pigmalione può portare grandi vantaggi e incentivi, quando funziona al contrario può essere pericoloso ed avere ripercussioni e conseguenze negative a livello individuale e sociale, esercitando una spinta in direzione opposta.
Se, ad esempio, gli insegnanti ritengono gli studenti meno dotati li tratteranno, anche se inconsciamente, di conseguenza.
I ragazzi o bambini, avvertiranno questo giudizio, che influenzerà l’idea che hanno di stessi e tenderanno ad identificarvisi e realizzare proprio queste aspettative.
Si innesta una spirale negativa, un circolo vizioso: aspettativa negativa, risultato negativo, conferma e minore aspettativa e così via.
Gli insegnanti devono riconoscere questo atteggiamento e comportamento, prestare attenzione e avere in mente che le proprie valutazioni possono essere distorte dai pre/giudizi, dai preconcetti e dalle aspettative (bias cognitivi).
Per cui devono cercare distribuire le proprie attenzioni cone feedback verbali premianti e incoraggianti, equamente tra tutti gli studenti, valorizzare i talenti soggettivi di ogni persona, anche quando sono più nascosti.
L’effetto Pigmalione può manifestarsi anche in ambito lavorativo.
I manager che nutrono aspettative, che credono nel potenziale dei propri collaboratori possono influenzare le prestazioni, aumentarne la motivazione, l’impegno e la produttività.
Ad esempio, se un dipendente è considerato molto dotato o capace dal proprio capo, tenderà probabilmente ad avere prestazioni migliori.
Al contrario, se un dipendente avverte la sfiducia del proprio capo, è probabile che sperimenti una mancanza di soddisfazione e quindi di motivazione.
L’effetto Pigmalione nella leadership si riferisce a come un manager, avendo grandi aspettative nei confronti della suo team, può fornirgli più risorse, formazione e supporto, può ispirare e motivare i suoi membri a raggiungere obiettivi più elevati e a superare sfide lavorative e, talvolta, persino problemi personali come la paura di non essere all’altezza o la “sindrome dell’impostore”.
Se invece il capo tratta i suoi dipendenti o collaboratori in maniera sottovalutante, o peggio svalutante e umiliante, non li aiuterà a sviluppare il loro massimo potenziale ma, ne depotenzierà le prestazioni lavorative.
Un buon manager dovrebbe aiutare i membri del team a a credere in se stessi, puntando sulle gratificazioni, sugli incoraggiamenti, premi e feedback positivi, prestando attenzione a non trasformare gli eventuali errori in giudizi difficili da scrollarsi di dosso, e prestando contemporaneamente attenzione ai propri preconcetti; operando così l’ambiente di lavoro può diventare più sano, produttivo e vantaggioso per tutti.
Nel rapporto genitori-figli l’effetto Rosenthal può essere ancora più insidioso.
Le aspettative che i genitori hanno sui propri figli sono parte integrante del loro stile educativo, e questi spesso vengono caricati di troppe fantasie e attenzioni.
Assomiglieranno a noi, o saranno completamente diversi, seguiranno il nostro esempio avranno caratteristiche che comprenderemo o altre con cui non riusciremo ad entrare in empatia.
I genitori devono individuare e monitorare la propria rappresentazione interna del figlio, lungo il corso di tutta la sua crescita, sarà importante prestare attenzione ai pregiudizi, che possono guidare le aspettative affinché queste non siano limitanti ma, neppure eccessive, irrealistiche e stressanti, proiettando su di loro solo i propri sogni e desideri.
Pari attenzione va posta a non caricare i propri figli di aspettative irrealizzabili, dando per scontate le sue qualità: il rischio è infatti che, dando per scontato un certo successo, non si riesca a trasmettere il valore dell’impegno necessario per raggiungere i propri sogni.
È indispensabile ascoltare, valorizzare le loro inclinazioni e i loro talenti, fornire rinforzi positivi verbali, anche quando differiscono dai nostri, per superare l’effetto Pigmalione e utilizzarlo per il bene dei propri figli.
Ne consegue che tutti noi, come adulti in un ruolo educativo (insegnanti ma, anche genitori, parenti, etc.), abbiamo una grande responsabilità verso i minori con cui siamo in relazione, poiché le aspettative che abbiamo nei loro confronti non condizionano solo il rapporto interpersonale ma, soprattutto il loro rendimento.
Nelle relazioni personali e di coppia l’effetto Pigmalione può svolgere un ruolo cruciale nella dinamica e nello sviluppo della relazione.
Se una persona ha aspettative positive verso un partner, queste possono favorire un rapporto più maturo e consapevole.
Se si crede fortemente nelle capacità e nelle qualità del proprio partner, si può verificare un aumento della fiducia e dello sforzo per raggiungere tali obiettivi, ed è probabile che quest’ultimo si senta più apprezzato e motivato a far crescere e rafforzare la relazione, in un maggiore legame emotivo tra di loro.
Diversamente se ha idea di dover forzosamente “cambiare” l’altro, si può creare una relazione sbilanciata tra il partner “forte” e quello “debole” cioè una relazione all’insegna della dipendenza affettiva, oppure a una che anche se più “paritaria”, porti solo a conflitti e inappagamento reciproco.
In definitiva è importante che le aspettative siano realistiche e basate su una conoscenza autentica dell’altro, per evitare pressioni o frustrazioni inutili.
Un’attenzione particolare, nei rapporti di coppia, deve essere posta sul fenomeno della coazione a ripetere, ovvero di riprodurre modelli e esempi, vissuti o assimilati ripetendo gli stessi schemi, anche se questi non erano del tutto positivi e non avevano portato a grandi risultati.
L’effetto Pigmalione può essere applicato e utilizzato anche a noi stessi come crescita personale, alimentando, alzando le proprie aspettative e cercando sfide e feedback costruttivi per migliorare.
Le armi sono le solite: aspettative e obiettivi realizzabili, concreti e confacenti ai nostri interessi personali, autostima e consapevolezza.
È essenziale conoscere se stessi, le convinzioni e atteggiamenti verso noi, prestare attenzione al nostro dialogo interno e mai cedere alle proprie credenze.
In tutte le relazioni verso gli altri, dovremmo anche se talvolta è difficile, mostrare fiducia nel potenziale altrui, cercando un atteggiamento reciproco aperto e fiducioso, essere consapevoli delle proprie aspettative, per evitare di influenzare negativamente gli altri.
Dovremmo praticare la comunicazione positiva
quando si interagisce con gli altri, sia al lavoro, a casa, con il nostro partner o nelle relazioni personali, cercando di utilizzare una comunicazione assertiva, che rafforzi la fiducia nelle nostre capacità e il contemporaneamente il rispetto per gli altri.
Bisogna cercare di promuovere un ambiente favorevole, di circondarsi di persone o buoni maestri che credono in noi, che desiderino il nostro bene e mantenere relazioni con persone che ci incoraggiano in maniera realistica a dare il meglio, che credono in noi e nelle nostre capacità.
Dobbiamo riconoscere e celebrare i risultati sia nostri che quelli degli altri per crescere e sentirci al meglio nei nostri legami importanti, affettivi e lavorativi.
Dobbiamo prestare attenzione invece a chi ha su di noi un effetto depotenziante: chi ci svaluta o sminuisce il nostro valore, chi ci scoraggia sempre, chi invidia i nostri successi anziché condividerne la gioia.
Per amplificare l’effetto Pigmalione può essere utile investire nel nostro sviluppo personale e professionale alimentando l’attività di formazione e apprendimento continuo, acquisendo nuove competenze e conoscenze, in questo modo, rafforziamo le aspettative positive e ci motiviamo a continuare a lottare verso obiettivi più ampi e positivi
Dobbiamo evitare aspettative non realistiche, stabilire obiettivi irraggiungibili o eccessivamente impegnativi perché questo, in caso di fallimento, può portare a frustrazione, demotivazione e bassa autostima.
In sintesi, l’Effetto Pigmalione dimostra come le aspettative altrui possano essere un potente strumento di potenziamento o di limitazione, influenzando attivamente la realizzazione del potenziale di un individuo.
L’effetto Pigmalione, come abbiamo visto, si manifesta nella vita in generale con un circolo che può essere vizioso o virtuoso.
Se una persona è considerata intelligente o capace da amici o familiari, tenderà ad avere prestazioni migliori.
Al contrario, se una persona è considerata meno intelligente o capace da chi gli sta intorno, tenderà ad avere prestazioni peggiori.
Le aspettative e i preconcetti negativi delle persone intorno a noi possono infatti convincerci di avere dei limiti, impattando inesorabilmente sul nostro futuro e sulla nostra capacità di raggiungere gli obbiettivi che ci siamo posti.
Si tenderà ad identificarsi con l’immagine negativa che ci viene rimandata dal mondo esterno e, più o meno consapevolmente, a realizzarla.
Dopo aver compreso i meccanismi e le conseguenze che può avere l’effetto Pigmalione, possiamo iniziare ad agire con più consapevolezza, prestare attenzione alle aspettative che anche noi stessi proiettiamo sugli altri, così come ai pregiudizi e ai preconcetti; chiedersi che effetto hanno su di noi le persone che ci circondano, come ci fanno sentire e quali risultati si aspettano da noi.
Conoscere il potere dell’effetto Pigmalione ci dà l’opportunità di applicarlo a noi stessi e agli altri in modo benefico.
Fissando aspettative positive, sia per noi stessi che per gli altri, possiamo favorire maggiore successo e sviluppo personale.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka
