Ogni tanto mi piace ricordare una pagina di storia italiana dolosamente dimenticata e rimossa completamente cancellata.
Dedicato ai miei Genitori e a tutti gli Italiani di Fiume.
Oggi 106 anni fa, alle 11 del 12 settembre del 1919, una colonna di 35 autocarri guidata da Gabriele D’Annunzio entra in Fiume nella città contesa tra Italia e Jugoslavia dopo la fine della Prima guerra mondiale.
Ne nascerà un laboratorio politico e sociale unico ben diverso da come è stato tramandato nella memoria, che lo ricorda come un’impresa fascista.
Fu molto di più e molto altro.
Ha inizio così la leggendaria «Impresa di Fiume».
Un esperimento di vita collettiva, una fabbrica di sovversione, teatro di un mondo nuovo, dove si fondono idee rivoluzionarie comuniste, tesi patriottiche e nazionalistiche e avanguardie del fascismo.
Un’avventura contraddittoria, intrisa di violenza, di arditismo e idee progressiste.
Fiume anticipa la fantasia al potere sessantottina, è una sarabanda libertaria e libertina, dove l’omosessualità è tollerata, le donne votano, il divorzio è consentito, la droga e il sesso sono liberi e si combatte in difesa dei popoli oppressi, con una delle costituzioni più avanzate del mondo.
106 anni dopo, mentre la città di Fiume, ora Rijeka capitale europea della cultura 2020, è tempo di togliere la polvere che ha coperto una pagina importante della storia, rimossa per decenni dall’Italia che l’ha considerata un’impresa fascista, ma anche dalla stessa città di Rijeka, che nel dopoguerra ha assistito all’esodo degli italiani, alle foibe e alla dominazione di Tito.
