Lo avevamo detto fin da subito, la dinamica degli eventi racconta che non rispettando l’alt polizia dei carabinieri per un legittimo controllo, i fuggitivi avevano innescato la catena degli eventi che ha portato alla drammatica morte del giovane Ramy, nonostante i colleghi dell’Arma si fossero attenuti a quanto disposto dalla legge. Ora le motivazioni del Gup di Milano che ha condannato a 2 anni e 8 mesi il giovane che guidava la moto confermano i fatti. Il giudice ha evidenziato che l’epilogo dell’inseguimento dei carabinieri in cui morì Ramy Elgaml era “legale e doveroso”, considerato “adempimento di un dovere istituzionale” nei confronti di chi, con guida pericolosa, ha messo in pericolo la propria vita, quella dei cittadini e quella degli stessi militari.
Ancora un volta dunque, ribadiamo che eventi drammatici, come quello di una giovane vita spezzata, non vanno branditi per cinico calcolo e prescindendo dai fatti, solo perché utili ad invocare lo stato di polizia o la deriva autoritaria a discapito di chi lavorando in uniforme compie il proprio dovere.
Giuseppe Tiani – Segretario Generale Siap Sindacato Italiano Appartenenti Polizia
