Se nel vostro giardino coltivate pomodori ritenete, ragionevolmente di poterveli mangiare liberamente perché semplicemente sono vostri. Se poi vorrete regalarli a vostro figlio o ad un’amica, per la stessa ragione ritenete di poterlo fare. Sempre per la stessa ragione ritenete di poterli vendere ad un passante o al vicino mercato rionale. È la proprietà del frutto del vostro lavoro che è una regola universale che vi permette disporre delle cose vostre come volete senza chiedere permesso a nessuno e senza che nessuno possa impedirlo.
Se invece producete energia nello stesso luogo non potete regalarla o venderla a chi volete. Violando la regola universale della proprietà qualcuno ha ritenuto di imporre e di detenere il potere di imporre una nuova regola che è contro i diritti fondamentali di tutte le società del mondo e non solo del mondo degli umani.
Partiti e imprese, Associazioni di consumatori e sindacati, multinazionali ed economisti, si sono fatti abbindolare da una normativa evidentemente contraria ad ogni principio di diritto.
Assieme alla produzione di energia v’è il suo trasporto che ha un costo in termini di ammortamento degli impianti fissi, loro manutenzione, cali dovuti alla dispersione e distanza…ma che è cosa diversa dal costo e proprietà dell’energia stessa. Sta di fatto che se volessi vendere o donare la mia energia al vicino e ai vicini nel raggio di un chilometro -quindi senza utilizzare la rete mi scontrerei con la normativa vigente.
Su quella energia i mammasantissima delle nostre economie e gli stessi stati fanno una discreta cresta. Tra tasse e aggravi vari per ogni euro di energia i potentissimi dei giorni nostri pretendono di intascarne almeno tre a vario titolo cominciando dalle tasse.
Ma il diritto del cittadino di disporre della propria energia a proprio piacimento è un diritto più grande e più forte di ogni altro: il discrimine tra democrazia e dittatura sta proprio lì, nel diritto di disporre di ciò che è tuo; automaticamente cioè senza assolvere a orpelli burocratici di qualunque genere. Inoltre questo riconoscimento in se produrrebbe un ampliamento delle produzioni di energia “fai da te” (coi tetti fotovoltaici o altro) formidabile e, quel che più conta, diffusa, così generando un mercato vero e proprio. Una piccola nazione come l’Italia potrebbe divenire una vera e propria superpotenza economica e politica semplicemente introducendo una opportunità di questo genere. Perché il sistema delle imprese -che una forza ce l’ha- non si scatena in una battaglia certamente già vinta in partenza? Ignoranza? Certamente si, ma non solo. Banalmente forse c’è collusione…
In uno scenario di mercato più libero dell’energia avremmo che: a) lo stato percepirebbe gettito diretto ed indiretto moltiplicato senza nessun impegno, b) la rete potrebbe chiedere ed ottenere remunerazioni per il suo uso che oggi non ottiene, c) la dispersione di energia dovuta alle grandi distanze potrebbe essere fortemente ridimensionata, d) la drastica riduzione del costo dell’energia nelle aree periferiche del paese porterebbe ad un contrasto efficace al fenomeno del loro spopolamento, e) la maggiore diffusione della ricchezza prodotta potrebbe smontare certi alibi alla denatalità…la profonda ignoranza diffusa nella politica odierna è proprio questo: si discute di persone accoppiate alle poltrone e ci si bea del “potere” emanato da quelle singole poltrone e accordato a chi vi si siede sopra; ma non si ha alcuna idea di come esercitare quel potere se non con la appropriazione indebita di danaro pubblico…che è l’unica maniera ritenuta “furba” (e quindi ammirata) di essere “potente” laddove anche se non te ne sei appropriato direttamente ma solo per alimentare clientele…sempre ladro sei.
Quindi la proprietà della energia prodotta “in casa” va difesa e valorizzata a qualunque costo mentre la politica e la gente comune premia i ladri e non i produttori: c’è qualcosa che va sistemata. La questione ha altri importanti risvolti di cui ci occuperemo in seguito.
