Assassinio Kirk, radicalizzazione omicida

Tiene banco in tutto il mondo occidentale l’assassinio di Charlie Kirk, negli Stati Uniti: nel mentre teneva un comizio, in una adunata studentesca alla Università dello Utah con migliaia di studenti, un solo colpo di fucile di precisione, alla gola, sparato da un tetto (tipico negli Usa) a 200 metri di distanza, spegneva la sua vita, poco più che trentenne, di attivista politico e di padre di due figli.

E’ scoppiata subito la polemica, al solito, fra pro e contro, fra due opposte fazioni. Ciascuno dei due fronti espone le proprie opinioni, le proprie certezze, le proprie interpretazioni che sembrano, più che dalla ragione, dettate da posizioni pregiudiziali, immodificabili, che hanno, però, il sentore del marciume della radicalizzazione. Questa dicotomia, questa irriducibile opposizione bianco/nero, ha ormai saturato l’atmosfera in cui viviamo. Ed è artificiale, perché il bianco e il nero non sono colori della Natura: la Natura ha i colori dell’arcobaleno. Proprio quelli della bandiera della pace che è il simbolo più disatteso e ipocrita che si conosca.

Ci ha sorpreso l’articolo apparso su L’Inchiesta di oggi, 13 settembre, di Mario Lavia, intitolato “Opposti estremismi”. Dal titolo, sembrava un articolo di equilibrio perché cita: “intellettuali imprudenti e pacifisti settari alimentano un clima avvelenato”.  Ma, poi, ecco che tutto l’articolo trasuda di partigianeria a cominciare: “la Destra si crogiola nel populismo” e, a finire: “C’è da chiedersi se il melonismo di governo abbia davvero intenzione di intossicare il clima a due settimane dal primo voto in una Regione, le Marche, ripetendo un vecchissimo copione di decenni fa quando alla vigilia di ogni votazione il clima diventava incandescente anche con le parole”. Allora, questo è il tema: le elezioni! Tanto che si potrebbe sostenere che la “politica” è “lotta per sedersi in poltrona”. Il sapore che rimane dell’articolo è il timore che questo ignobile accadimento d’assassinio possa influenzare il voto prossimo venturo. Ecco che Destra e Meloni sono in primo piano. Con questo, non si vuol significare che chi scrive sia “meloniano”: sia perché non lo è, qualunque sia il significato di “meloniano”; sia perché non si capisce molto bene cosa sia il “melonismo”. Ci vuole una certa cultura sbrigativa e marchettara per inventarsi nuovi lemmi d’immagine più che di contenuto.

Viviamo un’era di propaganda continua e di consapevole plagio.

Invece di dibattere sul fatto reale e concreto di come mai, nella civiltà del XXI secolo, nell’Occidente fonte di cultura, la vita di qualcuno che odiamo non vale più una cicca; invece di costruire un ambiente salubre, ci dedichiamo a criticare, giudicare e irridere, con il nostro immarcescibile soggettivo punto di vista, chi esprime lo sdegno  e come lo esprime, per un assassinio che presenta i lineamenti di un gioco on line.

E, invece, è proprio l’omicidio in sé che dovrebbe essere ben analizzato e commentato, non certo dal punto di vista delle indagini tecniche, ma perché  l’omicidio è il culmine della degenerazione sociale.

Infatti, gli omicidi che nascono dall’odio verso una persona, o gruppo di persone, per una visione differente della vita, hanno un significato ben diverso da quelli che nascono per impulso incontrollato da reazione, o per interesse o altro. Ci spieghiamo meglio, riferendoci a storia nota: l’omicidio di J. F.  Kennedy è nato per un conflitto di interessi e di potere; l’omicidio di Kirk è maturato nella degenerazione sociale. Il primo si equipara a delitti di mafia; il secondo si equipara a odio razziale. Il primo è mirato e specifico: tolto di mezzo il Kennedy, si è eliminato il pericolo; è l’odio di pochi verso uno.  Il secondo è mirato ma generalista; tolto di mezzo il Kirk non si è eliminato il pericolo; è l’odio di molti contro tanti. E’ l’odio fra due fazioni, irriducibile e conflittuale; da degenerazione sociale. La degenerazione sociale è l’effetto di dinamiche sociali che hanno trasformato le tensioni, accumulate nel tempo, in disagio talmente acuto da generare reazioni incivili.  

Questo è la nostra opinione, non partigiana, che accusa i comportamenti dei due fronti.

Ma chi è l’omicida? Si chiama Tyler Robinson, 22 enne. Il padre, è veterano del Washington County Sheriff’s Department; la madre, già studentessa della Utah Valley University, lavora per una società che si occupa di assistenza ai bambini disabili. Famiglia dignitosa e fiera, d’orientamento repubblicano ma civile.

Tyler, è il maggiore di tre figli, senza precedenti penali.

 Studente capace, si è diplomato alla Pine View High School di St George nel 2021. Per i suoi voti eccellenti, ha vinto una borsa di studio per frequentare la Utah State University. Però, dopo appena sei mesi, ha abbandonato gli studi. Eppure, tutti sappiamo che senza studi il futuro è molto incerto.

Ecco la prima questione: che cultura di vita è mai questa?

E’ il padre che ha identificato il figlio assassino dalle foto diffuse dall’Fbi. Lo ha convinto a costituirsi, aiutato da un religioso, un amico “pastore”, che aveva chiamato in aiuto. Ciò mostra la rettitudine della famiglia. Ma mostra anche lo scombussolamento di Tyler che, benché assassino consapevole, si è adeguato.  

I parenti hanno riferito che il giovane, in una cena familiare, dichiarava che “non gli piaceva lui (Kirk) e le sue opinioni … Kirk era pieno di odio e diffondeva odio”.

Questa è la semplice storia che non faceva, tuttavia, presagire un omicidio.

Ma vediamo ii fatti. Su tre bossoli rimasti nel fucile di precisione, recuperato in un bosco, sono incise frasi come: “Hey fascist! Catch!” (Ehi, fascista, beccati questa!) e  come: “Oh bella ciao, bella ciao, ciao, ciao” e, ancora: “If you read this you are gay, Lmao” (Se stai leggendo questo, sei gay, Lmao).

Lmao è, nel gergo dei social, “laughing my ass off” (sto morendo dal ridere).

Commesso l’assassinio, Tyler è sparito come se nulla fosse accaduto. Ma, come è sparito, è semplicemente riapparso, dopo l’intervento della famiglia.

Ecco, questo è il tema: come è possibile che un ragazzo di buona famiglia, non killer di professione e, presumibilmente, non tiratore scelto, abbia potuto pianificare questa efferatezza per motivi “politici”?

Allora, assume consistenza la nostra opinione, per quello che vale. L’atmosfera di odio in cui viviamo, non certo naturale ma indotta da comportamenti di politicanti e intellighenzia che nulla hanno di politico, ha impregnato la società civile. Il richiamo al “fascismo” e a “bella ciao”, come descritto nelle frasi incise, ci dice che questa atmosfera venefica è diffusa in tutto l’Occidente; si è internazionalizzata. Ma che ne sa Tyler di “fascismo” e di “bella ciao”? A mala pena, ne sa qualcosa qualcuno in Italia. La politica dovrebbe fare un “profondo mea culpa” perché l’origine di tutto questo andazzo non è  altro che la crisi delle democrazie liberali. Il disagio delle genti è palpabile fra la conservazione di uno scenario obsoleto e l’ineludibile dinamiche evolutive della società.

Quello che, però, appare irritante è che l’Italia si propone, anche qui, nel bene e nel male, come un faro di trasferimento culturale con il suo “fascismo” e la sua “bella ciao”.  

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