Un “Neet”, è un acronimo inglese: Not-engaged in Education, Employment or Training,
letteralmente: Non-attivo in istruzione, in lavoro o in formazione.
In alcune occasioni è utilizzato anche “né-né” in italiano.
Il significato indica persone che, in un dato momento, non studiano, non hanno occupazione e non si stanno formando.
I dati relativi ai Neet, che nelle statistiche rientrano nelle persone inattive, sono utilizzati in economia e in sociologia del lavoro per indicare individui che:
generalmente non sono impegnati nel ricevere un””istruzione,
non hanno un impiego né lo cercano
non sono impegnati in altre attività assimilabili e da cui ricavano una formazione, quali ad esempio tirocini, periodi di apprendistato e corsi professionalizzanti.
In pratica chiunque non abbia comunicato allo Stato di essere impegnato in studi universitari o formativi di altro tipo o impiegato nel mondo del lavoro, con qualsiasi impiego, viene inserito in questa categoria.
Il termine Neet viene formalizzato nel Regno Unito nel luglio del 1999, introducendolo in un report “Social Exclusion Unit” del governo britannico per classificare e descrivere questa fascia di popolazione giovani (inizialmente tra i 16 e 24 anni, anche se in alcuni paesi la scuola dell””obbligo non termina necessariamente a 16 anni) che non studiano, non lavorano e non si formano.
Il concetto era già stato descritto, in un dibattito socio-culturale, in Giappone dal sociologo Katsuhiko Fujimori e ripreso in altri paesi industrializzati già negli anni ””80 e ””90, evidenziando un fenomeno di disimpegno giovanile e in riferimento a giovani giapponesi che non partecipavano a istruzione, lavoro o formazione.
Il concetto si è diffuso in Europa, in contesti nazionali, e viene adottato anche dall””Unione Europea (dal 2010) per monitorare lo spreco di capitale umano, a volte con lievi modifiche nel range di età di riferimento.
In Italia, include la fascia d””età 15-29 anni anche se a volte è anche più estesa, ampliando il fenomeno sociale fino a 35 anni, per i giovani ancora coabitanti con i genitori.
I dati Neet Eurostat/Istat sul fenomeno.
Le statistiche 2024/2025 sui Neet in Italia mostrano una situazione critica in numero assoluto con oltre 2 milioni di giovani tra i 15-34 anni coinvolti.
Il tasso nella fascia 15-29 anni posiziona l””Italia tra i paesi con incidenza percentuale più alta, circa il 15,2% superata solo dalla Romania 19,4%, il valore è comunque in calo rispetto agli anni precedenti 16,1% (2023), 19% (2022), 23,7% nel 2020.
La media europea per la fascia 15-29 anni è del 11%.
Sempre secondo i dati Eurostat, nel 2024 la percentuale di Neet nell’Unione Europea variava dal 4,9% nei Paesi Bassi al 19,8% in Romania, quindi quasi 5 volte di più.
Lituania 14,7%
Grecia 14,2%
Spagna 12,0%
Francia 12,5%
Lussemburgo 9,9%
Polonia 9,4%
Germania 8,7%
Malta 7,2%
Svezia 6,3%
Paesi Bassi 4,9%
Nonostante i segnali di miglioramento, la situazione rimane preoccupante, con l””Italia ancora lontana dall””obiettivo UE del 9% per il 2030, mentre un terzo dei paesi membri ha già raggiunto l’obiettivo.
Cresce la difficoltà dei giovani a lasciare la casa dei genitori, con un””età media di uscita di 30 anni, molto più alta della media UE.
In Italia per fasce età gli “Early Leavers” tra i 18-24 anni, gli “early leavers” rappresentano l””abbandono scolastico precoce, sono al 9,8%, con un divario di genere (12,2% ragazzi vs 7,1% ragazze) e forti differenze territoriali con il Mezzogiorno al 12,4%.
Riguardo la differenza per Genere: Il tasso è più alto tra le donne (16,6%) rispetto agli uomini (13,8%).
Un aspetto rilevante è il ruolo familiare per le giovani donne, che spesso rientrano nella categoria Neet per motivi legati alla cura familiare, anche se impegnate in attività non retribuite.
Il percorso educativo scolastico e i divari educativi presenti possono incidere sulla futura condizione di Neet per due fattori: in primo luogo, un basso livello di istruzione, o il raggiungimento di un titolo che non corrisponde alle competenze effettive richieste o promesse (la cosiddetta dispersione implicita).
Quest””ultimo spesso comporta il non trovare sbocchi né in un percorso universitario o di istruzione terziaria, e neppure in quello occupazionale in un contesto produttivo dove le competenze tecnologiche e digitali sono sempre più richieste per aver accesso a possibilità di lavoro stabili e anche meglio retribuite.
In Italia esiste anche una situazione per cui al contrario di altre nazioni Europee
il raggiungimento del diploma delle scuole di secondo grado, le superiori, non sembra essere sufficiente per contenere il rischio Neet.
La percentuale di Neet con il diploma, infatti , è 17,8% più alta della media nazionale totale, e addirittura paradossalmente l’incidenza dei Neet è superiore tra i giovani diplomati rispetto a quelli con al massimo la licenza media 13,3%.
Il fenomeno è più accentuato, stranamente, tra chi ha un diploma professionale 24,3%, mentre è più basso tra i laureati e istruzione terziaria 11,8%.
Questi dati danno un segnale significativo, quanto particolarmente negativo, sulla incapacità del sistema di istruzione di formare adeguatamente chi conclude la scuola secondaria di secondo grado, soprattutto e paradossalmente proprio i professionali,
Le differenze territoriali risultano ancora marcate, più elevato al Sud 23,3%, più del doppio rispetto al Centro-Nord 10,7%.
Per esempio i tassi al Sud per regione sono: Calabria 26,2%, Sicilia 25,7%, Campania 24,9%, Puglia 21,4%; mentre le regioni del Nord e Centro mostrano comunque percentuali più basse: Trentino-Alto Adige 7,7% e Veneto 9%, Lombardia 8,9%, Emilia-Romagna 9,6%, già vicine agli obiettivi UE, evidenziando un forte divario territoriale.
Le regioni meridionali, pur mostrando miglioramenti significativi, continuano ad avere le quote più alte, mentre alcune regioni settentrionali (come Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto) hanno già raggiunto o sono molto vicine all””obiettivo europeo del 9%.
Esistono differenze significative tra NEET italiani e stranieri, con tassi più alti tra gli stranieri in regioni come Campania, Puglia e Abruzzo, e tassi più bassi tra gli italiani in Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna.
I dati Eurostat indicano come l’incidenza dei giovani Neet sul territorio sembri riguardare soprattutto le città che nei comuni.
Infatti rispetto alla media nazionale del 15,2%, l’incidenza massima si raggiunge nelle grandi città e nelle aree urbane più densamente popolate dove supera il 16%, mentre risulta inferiore al 15% sia nei comuni a densità intermedia che in quelli rurali.
Per cui appare come il fenomeno sia più impattante e consolidato in alcune grandi città in particolare nel mezzogiorno del paese.
I 10 capoluoghi con la più alta percentuale di Neet nel 2020 sono stati Catania (42,0%), Palermo (39,8%), Napoli (37,3%), Messina (33,7%), Caltanissetta (32,1%), Agrigento (31,7%), Trapani (31,6%), Siracusa (31,5%), Frosinone (30,5%) ed Enna (30,4%).
Le città capoluogo con la più bassa percentuale di Neet nel 2020 sono state Belluno (16,1%), Pesaro (16,4%), Rimini (17,3%), Siena (17,6%), Forlì (17,7%), Prato (17,8%), Aosta (17,9%), Ravenna (17,9%), Matera (18,0%) e Grosseto (18,4%).
Un primato, questa percentuale poco edificante, a livelli mediamente più elevati rispetto al resto d’Europa.
Questa fascia di popolazione rischia inoltre di rimanere tagliata fuori dal mondo del lavoro, ed è a forte rischio di esclusione sociale.
Anche se va specificato che molti di questi ragazzi in realtà lavorano ma, senza contratto regolare e per questo sfuggono ad ogni tipo di analisi.
Il fenomeno attuale e complesso giovani Neet e mondo del lavoro sta avendo una forte risonanza in termini di visibilità, perché a livello quantitativo ha raggiunto dimensioni tali da rischiare di compromettere in parte o, comunque, produrre gravi conseguenze per lo sviluppo economico italiano.
L””importante e problematico rischio Neet è di due tipi:
sociale in quanto rappresentano una fascia a rischio di esclusione e emarginazione e deprivazione finanziaria,
forte impatto sociale economico nel senso che costituiscono un “peso” per l””economia del paese.
In pratica non si tratta di un problema che riguarda solo le ragazze e i ragazzi, frustrati nelle loro aspirazioni e nelle possibilità di autonomia e di crescita personali ma, il fatto che una parte non irrilevante della popolazione giovanile resti esclusa dai percorsi di istruzione, formazione e – successivamente – dal mondo del lavoro rappresenta un vero e proprio “problema sociale” che si ripercuoterà nel futuro dei giovani e di tutta la nazione.
Ridurre questa percentuale significa mitigare la dispersione della risorsa più importante a disposizione di un paese: l’energia e il talento delle sue giovani generazioni.
I Neet sono ragazzi e ragazze che hanno terminato o interrotto gli studi ma, attenzione non sono semplicemente disoccupati, ma sono aono individui che, pur non essendo occupati, non sono impegnati in nessun percorso di istruzione o formazione professionale, universitaria o altra attività formativa, ed è proprio questa mancanza a caratterizzarli e differenziarli dai disoccupati classici.
Chi sono, quale è la tipologia di queste persone che si ritrovano in questa stagnazione?
Di sicuro non è possibile racchiuderle in un insieme omogeneo.
Gli alti tassi in Italia, indicano una difficoltà nell””inserimento nel mondo del lavoro e sociale, spesso legata a sfiducia e mancanza di opportunità, per cui possono includere chi si è scoraggiato, ma anche chi ha problemi e motivi familiari e chi è in cerca di lavoro pur senza azioni visibili concrete.
Quali le ragioni le cause, come e perché si diventa Neet?
La prima causa può essere di tipo sociale ed economica.
La mancanza di opportunità lavorative e la difficoltà nel trovare impieghi stabili, possono scoraggiare la fascia di popolazione più giovane, con conseguente rinuncia a cercare attivamente lavoro, o a intraprendere percorsi formativi.
Non possiamo neanche trascurare che le proposte lavorative talvolta scarseggiano, oltre che per quantità, per qualità dell’offerta.
Un’altra causa di rilievo è la poca conoscenza del mondo del lavoro, oltre all’assenza di un adeguato orientamento durante le scuole superiori.
Molti giovani potrebbero non essere sufficientemente informati sulle diverse possibilità di carriera o non avere chiare le proprie inclinazioni e passioni.
La difficoltà nella scelta tra proseguire gli studi universitari o intraprendere un’esperienza lavorativa tutto questo può generare un clima incerto che alimenta difficoltà e sfiducia.
Questa mancanza di conoscenza e consapevolezza può generare grande incertezza riguardo al percorso da intraprendere, sia in precedenza tra medie inferiori e superiori, che tra secondarie e terziarie.
Possono essere indicati come fattori anche i contesti sociali sfavorevoli.
La provenienza da territori caratterizzati da scarsa produttività e disuguaglianza, può influire negativamente sulle prospettive future, limitando le opportunità a loro disposizione.
Tutte queste situazioni aumentano vissuti di frustrazione e sfiducia verso la realtà che contribuisce ad un maggior ritiro sociale.
Le cause dei Neet non sono comunque limitate ai soli fattori economici e mancanza di opportunità lavorative di qualità.
Il tratto di sfiducia è ricorrente tra questi giovani spesso caratterizzati, oltre che dagli elementi sopracitati, da un “Sé fragile”.
I ragazzi non supportati o mal supportati dalle famiglie, vivono spesso sentimenti legati a frustrazione, sfiducia, scarsa autostima, e difficoltà di adattamento di tipo sociale, riconducibili anche al proprio vissuto personale
Gli aspetti psicologici sono numerosi e studi di esperti affermano che in alcuni casi, possiamo ipotizzare di incontrare un’angoscia di frammentazione dall’impatto con la realtà, riassumibile in un pensiero del tipo: “Temo di non sapere fare ed il riscontro con il reale potrebbe disintegrare la mia autostima”.
Le dinamiche psichiche che sono alla base del rifiuto o della difficoltà di agire e reagire, di adattamento al contesto sociale, lavorativo, di appartenenza, spesso hanno a che fare con aspetti depressivi, quote di ansia, con difficoltà nel contattare gli oggetti interni, cioè avere un “locus of control” (o luogo di controllo) esterno, anziché interno, e conseguenza complicazione nel trovare quella motivazione profonda che li spinga ad attivarsi.
Per questa situazione che, potenzialmente, esprime già una profonda sofferenza, i NEET rappresentano, quindi, una categoria a rischio rispetto ad una spirale depressiva.
Per gli psicologi e sociologi la fascia di età 18-29 incontra a volte, anche, resistenze all’adultizzazione, laddove per “adultità” intendiamo un atteggiamento di presa di responsabilità e di maggiore autonomia rispetto al nucleo genitoriale.
Nei giovani Neet in Italia, come abbiamo visto, uno dei problemi è la formazione scolastica.
Investire in modo mirato sul percorso scolastico può contribuire ad arginare il fenomeno dei Neet, perché una formazione adeguata risulta più coinvolgente e contrasta la dispersione scolastica.
Un problema è anche la scarsa valorizzazione di scuole e corsi che permettano di acquisire anche competenze tecniche, le hard skill, allenando nel contempo quelle trasversali o soft skill, che completano non solo la figura professionale ma anche l’aspetto umano, rendendo una persona più pronta per il mercato del lavoro.
Per inquadrare in modo più completo il fenomeno, tuttavia, occorre considerare anche che in Italia a fronte delle elevate percentuali di Neet troviamo una spesa pubblica per l’istruzione che è più bassa rispetto ad altri Stati in cui la dispersione scolastica è inferiore e i giovani non occupati sono molto meno.
Nel 2021, secondo dati Istat, l’Italia ha speso infatti circa 8,8 miliardi di euro, pari al 4,1% del Pil, contro il 4,9% della media europea. Evidentemente non è solo una questione “di quanto si investe”, ma anche “di come si utilizzano le risorse pubbliche”, che devono essere impiegate in modo mirato, consapevole, e soprattutto controllato e verificato nei risultati.
Abbiamo letto notizie anche di indagini relativamente alla formazione che viene vista come una possibilità di occupazione e di finanziamento, in pratica di business, da parte di organizzazioni anche legate agli enti statali o pubblici, grandi proposte, progetti, parole che all””atto pratico per i giovani non hanno portato a nulla.
Al contrario invece per gli organizzatori e i pseudo formatori, consulenti, accompagnatori e impiegati di queste imprese, messe su spesso ad hoc, dove si sarebbe dovuto fare aggiornamento, reinserimento e che invece hanno soltanto raccolto montagne di dati e informazioni per creare supporto alla loro esistenza, e rendicontare sulla validità del loro lavoro e degli investimenti fatti.
Il termine della scuola superiore è il momento più delicato, anche dal punto di vista psichico, in questo periodo il percorso individuativo e la strutturazione della personalità è in fase di definizione.
In questo senso, va valutato l’altro fattore chiave: ovvero le difficoltà di scelta nei percorsi educativi e le possibilità di orientamento in questo senso.
Una delle principali cause emerse è il fatto che, nel nostro Paese, troppi alunni ricevono indicazioni vaghe o non sufficienti in merito al percorso di scuola superiore.
Manca un orientamento svolto da esperti, che sappiano supportare singolarmente i ragazzi nelle loro scelte, dopo averli aiutati a valutare i propri punti di forza, di debolezza e le proprie aspirazioni.
Accade spesso gli alunni ricevono indicazioni vaghe o insufficienti rispetto a scelte importanti come queste, con il rischio di fare scelte inconsapevoli.
La carenza di orientamento può essere alla base di decisioni che non rispecchiano le proprie attitudini e di uscita dal sistema formativo.
Abbiamo visto che i Neet sono un gruppo eterogeneo di giovani che vivono una condizione di inattività sia formativa che lavorativa, un fenomeno che necessita di processi e procedure attive per reinserirli nel percorso di crescita e produttività sociale
Come sostenere l’occupazione giovanile?
Molto si potrebbe fare dal punto di vista delle “politiche attive”, in particolare modo quando termina la scuola superiore per quei giovani che non proseguono con gli studi universitari.
Per “politiche attive” si intendono proprio quel supporto nell’analizzare le competenze trasversali maturate, le caratteristiche personali, le ispirazioni, i valori professionali. Al fine di strutturare in maniera maggiormente funzionale la ricerca del lavoro.
Per favorire l’occupabilità dei giovani Neet, quindi, sono nate di recente iniziative che prevedono corsi di formazione: sia per promuovere la ricerca attiva del lavoro, che per creare figure da inserire nei diversi ambiti professionali.
Un esempio istituzionale è il pacchetto legislativo “A Bridge to Jobs” proposto dalla Commissione Europea, per sostenere l’occupazione giovanile e combattere l’aumento della disoccupazione nelle nuove generazioni.
Un altro esempio dei servizi offerti è il tour “AL Lavoro”, format di career fair che ha l’obiettivo di coniugare le attività di recruiting e l’employer branding delle aziende, oltre a supportare i laureandi e laureati nell’orientamento al lavoro.
Attualmente è in corso un progetto di Unicef Italia che porta attenzione sul tema e sulla sua complessità.
Lo Stato ha creato “bonus Neet cerca di andare incontro ai problemi di questa fascia di popolazione offrendo degli incentivi, ai datori di lavoro che volessero assumere Neet per favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro.
Ovviamente ci sono dei requisiti soggettivi come la qualifica di “svantaggiati” da rispettare ad esempio: avere meno di 30 anni, mancanza di rapporti di lavoro regolare in corso da almeno 6 mesi, non essere iscritti a corsi di studio o di formazione,
non possedere un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o una qualifica di istruzione e formazione professionale,
avere terminato la formazione a tempo pieno da non più di due anni ed essere ancora in attesa del primo impiego lavorativo regolarmente retribuito.
Nel sostegno a questa fascia di popolazione non bisogna sottovalutare l’aspetto mentale e dunque, da un punto di vista normativo, la possibilità di ricorrere al “bonus psicologo” per affrontare le loro difficoltà.
Secondo gli esperti che studiano il fenomeno, è importante portare avanti progetti in grado di valorizzare i giovani, smettendo di considerarli come un’emergenza sociale o una categoria svantaggiata e iniziando invece a far leva sui loro interessi per stimolare impegno e curiosità.
Istituzioni, imprese, iniziative di privati, associazioni hanno una grande responsabilità in questo e sono chiamati a creare opportunità e strumenti per far crescere i giovani.
In questo percorso è fondamentale anche la presenza di reti e dialogo tra imprese, mondo accademico e giovani, per superare il “mismatch” tra competenze offerte e richieste.
Come approccio e strategia può essere importante e utile anche la psicoterapia, per lavorare sulla costruzione di un contatto profondo con gli oggetti interni per favorire una competenza emotiva più strutturata e anche per un diverso esame di realtà.
Resta importante non banalizzare e sottovalutare il fenomeno, di questi comportamenti di ritiro, di disinvestimento, di scarsa motivazione, per evitare un ulteriore irrigidimento a livello di pensiero e di paura.
Gli psicologi affermano che, in presenza di pensieri disfunzionali, e quindi di sofferenza, il non essere ingaggiati in alcuna attività li priva del rapporto con la propria progettualità, con deprivazioni socio-economiche, aumenta il rischio di aggravare maggiormente le problematiche della propria situazione, in questi casi non è utile “spingere al fare” ma aiutare a crescere dal punto di vista emotivo.
Non è solo una generazione “apatica”, di “sdraiati”, di “comodi” come sarebbe fin troppo facile classificarli, anche se c””è ne sono e non pochi ma, bisogna impegnarsi come rivalutare e riprendere questo insieme di risorse che non sempre la società e il mondo del lavoro sono capaci di valorizzare.
Ovvio la scuola e lo stato devono fare qualcosa e di più ma, è mia opinione che in questa responsabilità resta sempre primario e di importanza fondamentale il rapporto con la famiglia, i genitori per primi che devono offrire sempre, sulla base della loro preparazione esperienza e cultura, di qualsiasi livello sia, il loro massimo possibile come: guida, supporto, modello ed esempio.
Buona riflessione.
