Un’antologia con un intento concreto: “Poeti da morire” pro Gaza contro la pena di morte

 

 

Marco Cinque e Vito Davoli ci riprovano. Il giornalista e attivista romano e il poeta e critico pugliese danno vita alla terza esperienza solidale internazionale dal titolo Poeti da morire. Questa volta il focus – come recita il sottotitolo – è Poesie e testimonianze contro la pena di morte. Ancora una volta, quindi, i due si cimentano in un’opera, la terza, in difesa dei diritti umani recuperando, ampliando e aggiornando un progetto iniziale dello stesso Cinque. Questo volume, oltre alle solite introduzioni, già particolarmente pregne di informazioni e d’anima, dei due curatori, vede la prefazione del prof. Giuseppe Langella, fra i più eminenti critici letterari italiani, già docente presso l’Università Cattolica di Milano e da sempre impegnato nell’ambito della poesia civile.

Il volume, uscito in settembre 2025 e disponibile sulle piattaforme Amazon di tutto il pianeta, fa seguito alle due precedenti esperienze antologiche, SignorNò! (contro l’uso delle armi, 2022, con prefazione di Margherita Hack e Phil Rushton) e Il buio della ragione (contro l’esercizio della tortura, 2024, con prefazione di Riccardo Noury, Responsabile Italia per Amnesty International) e ha già fatto registrare un notevole successo sia di pubblico che di critica.

Le tre macro-aree tematiche attorno alle quali si sviluppano i volumi, declinano, attraverso testimonianze reali e contributi poetici, tutte le possibili sfumature riconducibili a violazioni più o meno legalizzate dei diritti umani: l’uso delle armi e quindi la guerra, il diritto del più forte, l’esercizio della prepotenza del potere, gli abusi contro i più deboli da un lato come anche il rifiuto di abbracciare o continuare ad abbracciare armi e ordini provenienti dall’alto da parte di militari stessi, l’obiezione di coscienza e l’impossibilità di giustificare mistificazioni ideologiche e neoverbali con una necessità di disumanizzazione inaccettabile. Così anche l’esercizio della tortura, l’estorsione con la forza al di là della volontà dell’individuo, il sopruso e la violazione della libera scelta dell’individuo, la crudeltà di una pratica sempre più raffinata tanto quanto l’esercizio gratuito di violenze anche contro le donne e i bambini, divisioni di ricerche scientifiche autorizzate fino a testare il massimo della sopportazione umana in uno sconfortante panorama che spesso vede Stati e autorità avallare e finanziare tali pratiche fino, infine, alla pena di morte, massima pena per un condannato ma sopratutto massima colpa per chi emette la sentenza finale, quasi che – come recita l’epigrafe di Norman Mailer ad apertura del testo – «si uccidono le persone che hanno ucciso altre persone per dimostrare che le persone non si devono uccidere». E di qui, il massimo dell’aberrazione con tutto quello che ne consegue: l’assoluta mancanza del rispetto della sacralità della vita umana e di tutto il corollario dei diritti ormai sanciti su carta e forse mai come in questo momento storico calpestato dietro le peggiori forme di spocchia del potere e dei suoi interessi neppure più per decenza dissimulati.

Vero è che in quest’ultimo periodo fioccano “generose” raccolte e antologie letterarie pro Gaza, pro Ucraina, contro le guerre o per i diritti, spesso circondate da un fastidioso alone di spettacolarizzazione inutile dei protagonisti stessi. Chi scrive si è sempre domandato quanti di coloro che contribuiscono con propri scritti a un’antologia poetica o letteraria alla fine acquistino quel libro? Ma sopratutto: quali finalità avrebbe quel libro che si propone PRO qualcosa, talvolta piegato a sgradevoli sfumature politiche per cui questa guerra sì e quell’altra no oppure sì, va bene, contro tutte le guerre… ma questa di più! Senza mai nominare o provare a definire un contorno coraggioso di responsabilità ma quasi sempre dietro un velo grigio e nebbioso che azzera sfumature e colori necessari a definire la comprensione del mondo contemporaneo e a rivelare le ragioni vere per le quali si dà vita ad un’antologia. Allora è inevitabile “odiare gli indifferenti” – per dirla con Gramsci –  fossero anche penne eccelse, se ciò che basta è solo provare a lavarsi la coscienza o ad accendere un riflettore su se stessi. Certo, le espressioni di malcontento, inadeguatezza, dolore e denuncia vanno sempre bene e tutte sono sacrosante ma se si riuscissero a tradurre in qualcosa di concreto, forse avrebbero dato un senso reale alle ragioni per cui si intraprende un cammino. E qualcuno lo fa per davvero o per lo meno ci prova. Così, ormai da tre edizioni, proprio Marco Cinque e Vito Davoli che, anche ‘sta volta, decidono di devolvere tutti i diritti e gli introiti dell’antologia a Gazzella OdV, associazione senza fini di lucro che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra, essenzialmente nel territorio di Gaza, decidendo di pubblicare in chiaro nella pagina ufficiale di Poeti da morire i bonifici delle somme raccolte e inviate in favore di Gazzella OdV. Lo stesso testo, in quarta di copertina, riporta l’IBAN di Gazzella al fine di favorire donazioni volontarie anche senza passare per l’acquisto dell’antologia.

«Non si tratta certo di un testo facile – dichiara Vito Davoli – anzi, direi piuttosto duro e senza alcuna forma di edulcorazione: non è né il momento né il luogo per dedicarsi a petali, tramonti, gabbiani e svenevolezze variamente assortite. È un percorso doloroso ma che va affrontato per quello che è. Non serve a consolare il lettore, quasi che si tratti di un confessionale in cui chiedere l’assoluzione, ammesso che ci sia una qualche forma di consapevolezza anche parziale della colpa. Si tratta piuttosto di una “telecamera di parole” che non può né deve filtrare alcunché ma riportare la realtà, cruda, vera e dolorosa per quella che è realmente e che forse mai alcuna telecamera sarà in grado di trasmettere. Forse solo la poesia, invece, di tradurre». È certamente questa una delle ragioni per le quali chi scrive, avendo già affrontato questa lettura, ne sottolinea il pregio dell’accostamento dei contributi poetici a testimonianze reali di chi certe esperienze può riportarle e consegnarle al lettore per averle vissute sulla propria pelle e, quindi, con il loro carico di verità incontestabili. In questo, ben presente risulta l’attività giornalistica di Marco Cinque al quale si devono notizie, informazioni e testimonianze di prima mano fra le quali spicca il suo rapporto personale con Fernando Eros Caro, nativo americano condannato a morte, già giustiziato, nel carcere di San Quentin in California dove Marco si è personalmente recato lasciando testimonianza dell’incontro nel docufilm Il miglio verde, prodotto da FBC Media e trasmesso da La7 qualche tempo fa. Ancora oggi il giornalista romano, nelle presentazioni delle antologie tanto quanto dei suoi testi monografici, espone e propone l’acquisto delle opere pittoriche dello stesso Caro, dipinte durante il periodo di incarcerazione in attesa dell’esecuzione della sentenza, con la medesima finalità di finanziare le attività di Gazzella OdV.

«Oltre ai governi dei paesi forcaioli, – scrive Cinque nell’introduzione al testo – anche le popolazioni, in buona percentuale, sono più o meno attivamente consenzienti alle uccisioni legalizzate. Infatti, nell’immaginario collettivo, i condannati a morte assumono cliché ben determinati: killer spietati, bruti perversi, mostri assetati di sangue e via dicendo. Tale faziosità, in gran parte indotta dalle istituzioni e dai mass-media, nel rappresentare i prigionieri in attesa di esecuzione, determina anche una diffusa predisposizione a desiderarne la soppressione. È proprio sul lavoro metodico di disumanizzazione dei condannati a morte che si riesce a rendere accettabile, talvolta irrinunciabile, la pena capitale agli occhi della collettività. Ma se questi condannati venissero in qualche modo riumanizzati, se emergessero i loro sentimenti, le loro paure, le loro debolezze, allora, anche in caso di colpevolezza o responsabilità accertata del crimine di cui sono accusati, non ci sarebbe più la stessa vasta propensione popolare a volere la loro morte». Ecco un motivo fondante che rende, a nostro modesto avviso, differente e unica un’operazione come questa. D’altro canto, supportata – grazie all’operazione messa in atto da Vito Davoli, considerato il più significativo portavoce della poesia contemporanea del Sud Italia – non già dalla cerchia degli amici o dal giglio magico di cosiddetti poeti sempre e comunque consenzienti alla qualunque, quanto da una ricca e variegata selezione – certo non esaustiva – delle migliori voci del panorama letterario nazionale e internazionale accanto a un recupero di quei nomi che avevano già fatto grandi le precedenti edizioni del progetto, alcuni dei quali passati a miglior vita ma con un lascito letterario e umano che resta e deve restare.

Accanto, pertanto, alle testimonianze di Mumia ABU-JAMAL, Ray ALLEN, Fernando Eros CARO, Caryl CHESSMAN, Charles CULHANE, Joe DUNCAN, Kenneth Eugene FOSTER JR., Dominique GREEN, Karl L. GUILLEN, Richard WAYNE JONES, Robert HARRIS, Anthony HAYNES, Bobby Ray HOPKINS, Adnan KAHN, Lynda LYON, Reginald SINCLAIR LEWIS,  MARKAYLA, Roger W. MC GOWEN, Scotty MOORE, Joseph Roger O’DELL III, Shawn ROGERS, Paul ROUGEAU, Jack RUZAS, Carlos SANTANA, e Dean D. THOMAS, i poeti contemporanei nazionali e internazionali: Ennio ABATE, Harold ALVA VIALE, Maria Teresa BARI, Alessandra BAVA, Bartolomeo BELLANOVA, Marco BELOCCHI, Alberta BIGAGLI, Paolo Maurizio BOTTIGELLI, Tagrid BOUMERHI, Michele BRANCALE, Brhan TESFAY, Vito BRUNO, Francesco CAGNETTA, Emilio CAPACCIO, Mircea C?RT?RESCU, Roberto CASATI, Davide CHINDAMO, Nguyen CHI THRUNG, Marco CINQUE, Emilio COCO, Giuseppe CONTE, Elio CORIANO, Vittorino CURCI, Maria Antonella D’AGOSTINO, Mahmood DARWISH, Vito DAVOLI, Graziella DE CILLIS, Francesco Paolo DELLAQUILA, Francesco DI TOMMASO, Giovanni DI LENA, Tania DI MALTA, Lillo DI MAURO, Maurizio EVANGELISTA, Ashraf FAYADH, Léo FERRÉ, Alessandro FO, Giusy FRISINA, Susy GILLO, Ilaria GIOVINAZZO, Lance HENSON, Jack HIRSCMAN, Maria JATOSTI, Rossana JEMMA, David LA MANTIA, Vivian LAMARQUE, Giuseppe LANGELLA, LEGESSE, Daniela LUPI, Mauro MACARIO, Vladimir MARTINOVSKY, Roberto MARZANO, Alberto MASALA, Vincenzo MASTROPIRRO, Carlos MAURICIO,, Annalisa MERCURIO, Anna Rita MERICO, MING DI, Ibrahim NASRALLAH, Guido OLDANI, Gianni Antonio PALUMBO, Sotirios PASTAKAS, Alfredo PÉREZ ALENCART, Umberto PIERSANTI, Janine POMMY VEGA, Alberto RAMUNDO, Margherita RIMI, Valeria SANDI, Anna SANTOLIQUIDO, Nenad ŠAPONJA, Sandro SARDELLA, Igiaba SCEGO, Andrew SCHELLING, Imma SCHIENA, Pio E. SERRANO, Massimo TETI, Marcia THEOPHILO, Adam VACCARO, Geoge WALLACE, Daisy ZAMORA e Raquel ZARAZAGA.

L’antologià è già stata presentata in diverse sedi nazionali e internazionali, a partire da Salamanca, in Spagna, grazie alla collaborazione del poeta prof. Alfredo Pérez Alencart, docente presso la medesima Università ed egli stesso poeta presente nell’antologia, per continuare fra le città di Savigliano, Caldarola e Recanati, grazie alla collaborazione del poeta Alberto Ramundo in occasione del Festival delle Scomodità di Macerata. Nell’attesa della presentazione ufficiale a Roma, seguiranno altre tappe che, ad oggi, prevedono le città di Bari, Matera, Noci, Bisceglie ed altre.

 

Angelo Selletti

 

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