La sindrome di Pinocchio

A chi non capita di dire una piccola bugia? 
Infatti, dire qualche bugia o adattare la realtà in alcuni suoi aspetti può capitare a tutti, si può mentire solo occasionalmente e con finalità benevole e protettive (le cosiddette “bugie bianche”), o avere la tendenza a non svelare certe parti di sé, appartiene a tutti noi, ed a volte può essere d’aiuto.
Non è questa la tipologia di persone che voglio approfondire ma, bensì su chi invece lo fa d’abitudine, chi non riesce proprio a farne a meno, chi vive all’insegna della menzogna, quando essa diventa una mistificazione patologica della realtà. 
A chiunque può capitare di imbattersi in bugiardi, siano essi partner, amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola. 
Tutti noi ricordiamo la fiaba di Collodi ma, al di là del proverbio e della storia, nella vita i bugiardi non hanno tutti le gambe corte e non gli si allunga il naso per cui, bisogna essere noi a capire chi e quando ci racconta le classiche “palle”.
La “Sindrome di Pinocchio” è un termine informale e non clinico, come spesso accade alle sindromi viene associata una visione che renda l’immagine immediata, una metafora che esprima l’idea del problema e così anche in questo caso.
La “Sindrome di Pinocchio” o “sindrome del bugiardo”, è nota clinicamente come mitomania o pseudologia fantastica, per cui si riferisce al bugiardo patologico o “mitomane” cioè una persona che ha la tendenza patologica a mentire abitualmente, spesso per manipolare gli altri, creando realtà fittizie e spesso elaborate, per ottenere vantaggi personali o anche senza un tornaconto materiale ma, per costruire un’immagine di sé più interessante, per nascondere insicurezze profonde, o sfuggire a esperienze negative come anche per soddisfare il proprio narcisismo.
Per chi soffre della sindrome di Pinocchio dire bugie è una malattia, una patologia, un disturbo psicologico che fa diventare la menzogna un’abitudine quotidiana, una routine di cui non può fare a meno, qualcosa di incontrollabile e di non gestibile. 
La bugia comune è occasionale e legata a situazioni specifiche, mentre la Sindrome di Pinocchio è uno stile di vita, un impulso irrefrenabile che permea la personalità del soggetto. 
Lo fa anche quando non sarebbe necessario, perché preferisce distorcere la realtà piuttosto che viverla per quella che essa è. Così mente su ogni cosa, anche la più piccola, gonfiandola nei dettagli, per renderla più credibile agli occhi degli altri. Non tutti quelli che sono affetti dalla malattia delle bugie però lo fanno per lo stesso intento.
Non tutte le bugie però sono uguali, o meglio non tutti i bugiardi sono uguali!Cerchiamo di studiare le tipologie e le differenti caratterizzanti.
BUGIARDO COMPULSIVO Un bugiardo compulsivo è una persona che mente per abitudine, in modo pervasivo e non controllabile, spesso senza un reale scopo, vantaggio o motivo apparente. A differenza del bugiardo patologico, la compulsione è il fulcro del comportamento, spesso usato per gestire l’ansia o fuggire da una realtà dolorosa. Una delle caratteristiche principali del bugiardo compulsivo è l’impulsività, lui mente senza riflettere o pianificare, talvolta consapevole delle proprie bugie ma, comunque incapace di fermarsi.Infatti lo fa spesso, mente anche su cose futili, quando la verità sarebbe più vantaggiosa, agendo per abitudine, senza una finalità chiara, solo per il gusto di farlo e sentirsi meglio.
Il bugiardo compulsivo quando dice una bugia non lo fa con uno scopo preciso e neanche manipolatorio, almeno non esplicitamente.Semplicemente è abituato a raccontare menzogne, perché questo lo fa star bene rispetto a dire la verità. La sua caratteristica principale sembra quindi essere racchiusa nella natura compulsiva della bugia, che viene attuata in risposta a una difficoltà soggettiva nell’affrontare e raccontare la realtà percepita.
Ha delle serie difficoltà ad essere sincero, così finisce per raccontare bufale per ogni cosa. Dire la verità per queste persone diventa un’impresa psicologicamente difficile, complicata, che genera disagio e sofferenza, così utilizzano delle “euristiche” (strategie mentali che hanno lo scopo di semplificare un concetto, un’azione, un’elaborazione di uno stimolo) per semplificarsi la vita.Aggirano l’ostacolo del dover affrontare il rischio di essere giudicati male, e/o di affrontare situazioni spacevoli che prevedono l’ammissione del proprio torto, o una fatica maggiore nel fornire spiegazioni. 
E così facendo la bugia diventa una risposta istintiva, irrefrenabile, immediata, automatica, e compulsiva, è un disturbo caratterizzato da una bugia che diventa uno stile di vita, invalidante per chi ne soffre e per chi gli sta intorno.
La bugia compulsiva in genere si sviluppa e viene appresa nell’infanzia e come esperienza in ambienti familiari in cui la menzogna è ritenuta necessaria e “normale” stile di vita intra familiare. In estrema sintesi una persona che tende ad alterare la realtà non per ottenere specifici benefici, ma per una tendenza interiorizzata in risposta a determinati stimoli esterni.
Scheda del BUGIARDO COMPULSIVO:– Mente solo se in difficoltà, o a disagio, in modo costante e ripetitivo– È insicuro.– Non è manipolativo nei confronti degli altri– Tollera le critiche solo se poste in modo che lascino “via d’uscita”– Prova rimorso delle bugie dette, ma non riesce a non mentire– È capace di relazioni affettive mature.

BUGIARDO PATOLOGICOUn bugiardo patologico (definito anche bugiardo cronico o abituale) è una persona che mente continuamente per abitudine, in modo continuo, sistematico e pervasivo, mente per deformare e manipolare la realtà, spesso costruendo realtà alternative in cui arriva a credere, 
Menzogne frequenti e gratuite: Mente anche quando non è necessario, senza preoccuparsi delle conseguenze.
Il bugiardo patologico è generalmente manipolativo, usa la bugia per controllare gli altri e raggiungere i propri scopi.Può mentire per cercare di ottenere uno scopo preciso, o senza un motivo specifico o anche senza un apparente beneficio materiale esterno, l’obiettivo è piuttosto manipolare la percezione altrui per ottenere validazione o protezione dal giudizio.
La sua personalità lo porta ad agire in modo egocentrico e autocentrista, usa le bugie per ottenere attenzione e cerca di creare e mantenere un’immagine idealizzata di sé cercando anche l’adulazione.
È narcisista per cui mente per costruire e preservare la propria immagine grandiosa davanti a se stesso o agli altri, o per ottenere vantaggi personali più o meno marcati.
Il bugiardo patologico utilizza le bugie, solitamente molto credibili, per sembrare più interessante agli occhi degli altri. L’obiettivo principale non è tanto quello di imbrogliare gli altri, quanto piuttosto quello di deformare la realtà a proprio piacimento.
Per questo, il bugiardo patologico tende a mentire, per mostrare agli altri di avere una vita emozionante, di aver vissuto esperienze incredibili e avventurose o, in ogni caso, di avere una vita migliore di quella che ha e che, al contempo, faccia ingelosire l’altro.
Il suo egocentrismo e la sua scarsa empatia lo porta ad avere un focus orientato esclusivamente sui propri bisogni, per cui fatica a comprendere o a preoccuparsi dell’impatto emotivo delle loro bugie sugli altri, sulle persone che lo circondano, non si sente in colpa e non  prova rimorso.
Questo comportamento è spesso “egosintonico”, cioè il soggetto non percepisce il problema, è poco sensibile alle conseguenze delle sue bugie sugli altri, anche se queste creano problemi significativi e difficoltà nelle relazioni e nella vita quotidiana 
Lo fa non preoccupandosi delle ricadute che provoca sugli altri quest’atteggiamento, fossero anche “solo” spiacevoli conseguenze emotive. 
Come detto non ha nessun senso di colpa, non prova vergogna o rimorso quando viene scoperto, ma semplicemente smentisce o continua la sua narrazione.È incapace di ammettere la verità, anche di fronte all’evidenza, e molto raramente ammette di aver mentito.
La bugia patologica, è la risultante di un atteggiamento tendenzialmente consapevole e manipolativo. Infatti, mentre nel caso di bugiardo compulsivo questo è sensibile agli effetti che la bugia può esercitare su coloro che la circondano, il bugiardo patologico non si interessa delle conseguenze delle proprie azioni.
La bugia patologica viene quindi vissuta dalle persone in modo egosintonico, perché affonda le sue radici nella personalità del soggetto. Appare evidente quindi come sia difficile per il bugiardo patologico percepire tale atteggiamento come problematico o disfunzionale.
Scheda del BUGIARDO PATOLOGICO:– Mente gratuitamente, anche se non è necessario– È impaziente– È manipolativo nei confronti degli altri– È seduttivo e disinibito– Sono intolleranti alle critiche– Pretende perché è tutto dovuto a lui– Non prova nessun rimorso– È incapace di relazioni affettive mature
All’interno della categoria del bugiardo patologico c’è una figura ancora più particolare il “MITOMANE”.
La definizione di mitomane è questa: creare una realtà fittizia, un mito, una storia, dando adito alle proprie bugie e cercando di imporre questa visione anche agli altri, convincendoli della sua fondatezza.
La etimologia del termine deriva dal greco mythos (favola, racconto) e mania (follia, ossessione). 
Il mitomane è una persona affetta da mitomania, (o bugia patologica), un disturbo psicologico noto come “pseudologia fantastica”, che lo porta a mentire in modo compulsivo e abituale, creando costantemente storie false, spesso vicende grandiose o fantastiche, su se stessi (di frequente si pone nel ruolo di eroe o di vittima),  quasi a voler costruire una specie di vita parallela, o comunque inventando bugie elaborate per attirare l’attenzione, ammirazione o compassione. 
Nel caso del mitomane è più calzante la definizione di sindrome di PINOCCHIO, infatti le bugie sono spesso non necessarie e, sebbene fantastiche e inventate, possono essere complesse e dettagliate alle quali, il mitomane non mente per ottenere un vantaggio materiale immediato, ma per modificare la realtà, attirare l’attenzione, inventare storie fantastiche, avventure, successi o legami con persone importanti per migliorare la propria immagine, per apparire più interessante, desiderabile o importante.
Se però la maggior parte di noi quando mente è cosciente della nostre bugia, per chi soffre di mitomania il confine fra bugia e realtà diventa piuttosto labile: frequentemente il mitomane crede queste alle sue stesse storie inventate che raccontano e che distorcono la realtà 
Il mitomane perde il controllo sulla menzogna, trasformando il mentire in uno stile di vita e non in un semplice strumento per evitare punizioni.
Per questo, continua a portare avanti le proprie bugie e a non ritornare mai indietro sui propri passi, creando così un circolo vizioso, una specie di vera e propria dipendenza dalle menzogne che si autoalimenta.
La mitomania è stata descritta per la prima volta da Anton Delbrück nel 1891 e approfondita da Ernest Dupré agli inizi del Novecento, ma resta un concetto ancora dibattuto in psichiatria. Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-5 non figura come una precisa condizione patologica, ma come un sintomo riscontrabile in molteplici disturbi mentali. 
A differenza di altri disturbi, come l’effetto Mandela, in cui dioende da un difetto della memoria, la mitomania implica una deliberata manipolazione della realtà: i soggetti mitomani dichiarano il falso con la consapevole intenzione di ingannare.
Va precisata la differenza sostanziale tra gli atteggiamenti del mitomane, e quelli del “megalomane” che invece si valuta in modo esagerato, esprime senso di superiorità e comunque tenta di mettere in atto azioni che sono al di sopra delle proprie possibilità.
Esaminiamo le cause che portano a questi comportamenti e atteggiamenti dei bugiardi patologici al di là del loro volersi mostrare e sembrare sempre i più forti, i più bravi: i meglio,
Le cause che portano a diventare un bugiardo patologico o un mitomane spesso sono antiche e legate all’infanzia. Questo comportamento può derivare da esperienze infantili, da una trascuratezza emotiva, da bisogni emotivi non soddisfatti, e dove le dinamiche interne sono state disfunzionali e il bambino ha dovuto attivare una strategia inconscia per proteggersi o per ottenere una sorta di “gratificazione” affettiva, bambini a cui non è stato insegnato ad amarsi, e che per questo si sono sentiti sempre in difetto e diversi dagli altri. 
Alcuni bambini hanno avuto genitori ansiosi e insicuri, che li hanno fatti sentire oppressi ed eccessivamente controllati e hanno così iniziato a dire bugie per bassa autostima o per sfuggire a ogni forma di controllo, creandosi un mondo tutto loro, una realtà che non esiste ma in cui si sentono a proprio agio. 
Molti bambini hanno difficoltà a gestire le frustrazioni o le aspettative dei genitori rigide e le critiche implacabili e per questo possono ricorrere alle bugie per evitare castighi o delusioni. 
Bambini che provengono da una famiglia in cui le potrebbero sviluppare una necessità patologica di nascondere la loro vulnerabilità, attraverso il racconto di storie fittizie o dalla necessità di preservare la propria immagine. 
Cosa c’è dietro questo comportamento? Il comportamento affonda le radici in un profondo disagio psicologico, profonda insicurezza da nascondere o compensare, carenza o bassa autostima, grande senso di inferiorità, svalutazione di sé, paura del giudizio, ansia, stress, fattori e stimoli ambientali/genetici, predisposizione biologica, tutti fattori che la bugia cerca di compensare costruendo un’identità più “forte”. 
Quindi utilizza la menzogna a scopo sifensivo, come una forma di protezione, creandosi una realtà alternativa in cui spesso si sente più sicuro.
Spesso, quindi, chi mente lo fa perché è alla ricerca di attenzioni, approvazione o per farsi accettare, un bisogno di approvazione e il tentativo di nascondere debolezze.
Le persone che si trovano spesso a mentire possono avere difficoltà nell’accettarsi, una visione negativa di sé, avere una bassa autostima per quello che sono, insicurezza, fragilità e per questo tendono a inventarsi una realtà parallela, attraverso il racconto di storie straordinarie, cercano di migliorare la propria immagine, sembrare più interessanti, più affascinanti agli occhi degli altri, attirare l’attenzione e ottenerne l’approvazione, per riuscire a “farsi piacere” agli occhi degli altri.
Esperienze di frustrazione, esperienze traumatiche, fallimenti, dolori, perdite, eventi negativi nella vita di un individuo possono portare le persone a sviluppare stress e ansia e, come meccanismo di difesa, a creare storie fittizie per evitare la realtà o per cercare consolazione nelle menzogne.
La mitomania si sviluppa spesso a causa di giudizio sociale in individui che provano vergogna per la propria famiglia, la loro storia o il loro passato, la paura di essere giudicato per una vita “semplice”, o per non appartenere a uno status che si desidera, e maturano dunque la tendenza a dire delle menzogne distorcendo la verità in modo da evitare il rifiuto sociale, per nascondere la verità e per impressionare gli altri.
Questa rappresentazione metaforica del mentire dovrebbe far riflettere sulle insicurezze e angosce interiori che molte persone vivono quotidianamente, dove la verità e l’inganno spesso coesistono in dinamiche complicate. 
Mentire può essere, quindi, solo un’abitudine che ha imparato fin da piccolo, un meccanismo di difesa sviluppatosi in età infantile per affrontare e gestire la realtà.Tuttavia, quando questo comportamento diventa un tratto caratteristico che persiste in età adulta, e l’abitudine alla menzogna continua ad essere vista come meccanismo per affrontare la realtà, creando una realtà fittizia parallela inventata, alla quale si arriva persino a crederci allora il comportamento si è evoluto in un atteggiamento patologico che a lungo andare, questo può portare a un conflitto interiore e, in alcuni casi, ad una perdita di identità. 
In questi casi patologici la sindrome del bugiardo patologico o mitomane spesso è associata ad altri disturbi psicologici quale il disturbo istrionico di personalità, il disturbo narcisistico di personalità o una personalità borderline, disturbo Fittizio (Sindrome di Münchhausen). 
Anche se la gratificazione che la persona ottiene nell’inventare parti di sé che non esistono è immediata, la conseguenza a lungo andare potrebbe essere devastante infatti spesso porta, una volta scoperto l’inganno, ad allontanare le persone, alla perdita di fiducia, isolamento.Questo ha un impatto notevole sulla persona, la sua percezione negativa di sé si intensifica, alimentando ancora di più il bisogno di mentire per nascondere la verità e farsi ancora accettare. 
Il bugiardo spesso è in continuo conflitto con sé stessa, in lotta tra la vergogna e il senso di colpa, alimentando il suo senso di inadeguatezza.Anche il costantemente essere costretto a recitare una parte oltre al timore di essere scoperto gli provoca ansia e stress.
Gli studi fatti affermano che il bugiardo patologico non è consapevole di ciò che mette in atto, vive in una realtà parallela, dove finzione e vita reale combattono quotidianamente una dura battaglia. 
Come affrontare il problema la prima cosa è fargli riconoscere di avere un problema, spesso il bugiardo patologico non ammette di avere un problema, è è intollerante a qualsiasi critica e non accetta i propri difetti e reagendo male.
La menzogna può creare dipendenza (tanto quanto la droga, l’alcol, …), ed è quindi un comportamento difficile da estirpare, il primo passo è quindi l’autoconsapevolezza, poi serve la volontà del bugiardo e la sua fortissima motivazione a smettere, e come per le tossicodipendenze, a lasciare modalità di comportamento e personalità.
Il trattamento psicoterapeutico, eventualmente più indicato, è quello cognitivo comportamentale, tramite il quale è possibile portare la persona a una ristrutturazione cognitiva, rinforzando l’autostima e le abilità sociali. le relazioni.
Nonostante la tassonomia proposta, spesso è difficile tracciare una reale differenza fra questi due o tre tipi di persona, in quanto (come tutti noi) anche il bugiardo compulsivo può mentire in maniera finalizzata ad ottenere un risultato, facendogli “invadere” il campo del bugiardo patologico. Oltretutto chi vive a contatto con questo tipo di persone ha ben poco interesse a etichettarli con una o in un’altra categoria; semplicemente è difficile vivere con un bugiardo e basta.
Il vero lavoro, casomai, va fatto innanzi tutto su voi stessi ponendovi per prima cosa una domanda fondamentale:“Posso riuscire a perdonare SEMPRE le sue bugie e vivere bene lo stesso?” Se la risposta è SI siete fortunati, se invece è “NO” allora siete in una strada cieca e state solo procrastinando la crisi vera e propria del rapporto con la persona bugiarda.
E per ultimo noi siamo del tutto sinceri?O anche noi pur non arrivando alle patologie esposte raccontiamo le nostre storie…Essere consapevoli di come agiamo e del perché lo facciamo, ci permettere di conoscerci meglio e modificare alcuni comportamenti. 
Impariamo a volerci bene e ad accettarci per quello che siamo: potrebbe essere un buon inizio per riuscire a comunicare con gli altri in modo sincero, autentico, vero. Vedrete che le relazioni che nasceranno saranno molto più soddisfacenti!
Buona riflessione 
Roberto Kudlicka 

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