Ho letto sui social un post di tale Rustico relativo alla figura di Bettino CRAXI e delle sue responsabilità in materia di finanziamento illecito al Partito Socialista. Non so che cosa abbia indotto l’anzidetto Rustico a tornare su un evidente fatto della storia ed a rivangare fatti torbidi del passato che hanno avuto risvolti umani e drammatici. Liquidare quel periodo “infame” con leggerezza e luoghi comuni è ingeneroso. Tangentopoli riguardó non solo i Partiti ma tutto il sistema. La questione morale all’epoca fu esigenza avvertita da tutto il Paese ed alcuni leader politici come Berlinguer ed anche, strano a dirsi, dallo stesso CRAXI. Sì proprio da Craxi che il 3 luglio 1992, in un intervento alla Camera dei Deputati sull’argomento disse, in modo responsabile ed angosciato, che “I Partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali ed associative, e, con essi, molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di Organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermato: presto o tardi i fatti si incaricheranno di dichiararlo spergiuro”. Dei deputati presenti non si alzò nessuno!
Ma Craxi non solo non si è mai nascosto, ma non ha mai negato il fenomeno che dilagava sempre più in Italia a tutti i livelli. E quando il PM Dott. Di Pietro, nell’inchiesta di Mani Pulite interrogò il Segretario del PSI, lo stesso dichiarò in modo lapidario: “Dott. Di Pietro pagavano tutti, è il sistema”. Non reticente, quindi, franco e collaborativo.
Ciò detto, voglio precisare che la mia non è una difesa di ufficio, né una giustificazione per quanto accadeva in Italia. Chi mi conosce sa come la penso e come mi sono comportato negli anni in cui ho fatto politica, la mia intransigenza è la mia disponibilità verso i più fragili e bisognosi.
Il problema del finanziamento illecito ai Partiti era molto serio e doloroso, quindi la questione non può essere liquidata sic et simpliciter con valutazioni moralistiche e grossolane. Anche perché credo che l’autore del post in parola nel periodo di Tangentopoli fosse ancora un adolescente e non penso avesse la conoscenza piena dei fatti o di cosa accadde in quel tempo terribile e buio quando persone perbene come l’Ing. CAGLIARI, l’On. MORONI e il Dott. Raoul GARDINI, finiti in buona fede nel ciclone dello scandalo, si tolsero la vita. Come non dimentico il frequente richiamo al “tintinnio delle manette“, le riprese televisive dell’On. Forlani con la bava alla bocca quando Di Pietro lo interrogò o dell’On. Citarristi, tesoriere della DC, portato in tribunale legato con le catene, al limite della civiltá e della decenza umana. Insomma una storia dai risvolti umani drammatici.
Alcune condanne furono emesse non sulla base di prove provate ma sull’assurdo presupposto che “l’imputato non poteva non sapere”.
Ma, fermo restando che il fenomeno del finanziamento occulto va di per sé condannato, senza se e senza ma, posto che la democrazia, per quanto denunciato dallo stesso Craxi il 3 luglio 1992 a Montecitorio, abbia dei costi importanti, dobbiamo deciderci ad affrontare in maniera seria, aperta e serena il problema del “sostegno” alla stessa e alle iniziative propagandistiche utili e necessarie, e trovare quindi soluzioni limpide e trasparenti per fugare ogni remora e pregiudizio sulle destinazioni e sull’utilizzo del denaro versato o donato spontaneamente ai Partiti.
Noi, però, smettiamola di fare fracasso e d’imitare il Presidente USA, Trump, che di recente, in occasione della morte del Procuratore Mueller, che indagò sul Russiagate, in modo cinico e sprezzante, ha detto: “sono contento che sia morto”. Cerchiamo di essere umani e civili, non dei cannibali.
In ogni caso Craxi non è stato solo un protagonista in negativo, ma tanto, tanto altro in positivo. Uno Statista deciso e decisionista che ha dato molto lustro all’Italia. Ma la sua smisurata ambizione politica lo portò prima a vanificare i meriti conseguiti con l’azione del suo Governo e successivamente a varcare la soglia del precipizio ed a cadere nelle strette maglie della giustizia che ebbe gioco facile per irrogare sentenze esemplari e giuste pene per i reati commessi anche sotto la spinta forcaiola e giustizialista dell’opinione pubblica pilotata dai partiti avversari non estranei al fenomeno in parola.
Si pensava che, morto e sepolto Craxi, la stagione del peccato e degli scandali fosse finita e che non ne avremmo più sentito parlare. E magari si sperava che, calato il sipario ed il silenzio sui fatti in narrativa, quando le acque agitate si fossero calmate, tutto sarebbe ripreso come prima: per me è andata così. Tutto è ripreso come prima ed anche peggio. E, allora, è stato Craxi il mostro di quel tempo oscuro o l’agnello sacrificale? A voi il giudizio! Tutto il resto è fuffa.
Cicero pro domo sua fu il Dott. Di Pietro che, liberatosi della toga, non perse tempo per infilarsi nella bolgia della politica, che aveva tanto combattuto e fatto condannare, per candidarsi al Mugello nelle file del PCI, prima, e successivamente per far vita al suo Partito personale chiamato “l’Italia dei valori”. Evviva! Mi sarebbe piaciuto scoprire se il referendum sulla giustizia, svoltosi nei giorni scorsi, si fosse svolto ai tempi di Tangentopoli, come si sarebbe schierato il Dott. Di Pietro.
Purtroppo la storia della Sinistra è la storia delle sue divisioni e delle continue scissioni. Ma tutto ciò non ci ha insegnato proprio nulla. Continuiamo a farci male tra noi. Eppure, oggi c’è tanta carne al fuoco di cui occuparsi, ci sono tanti fatti allarmanti e raccapriccianti che ci impensieriscono e preoccupano, anziché pensare al dileggio Bettino Craxi.
Se, poi, il problema sia la nomina di Stefania Craxi a Capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, penso che la stessa abbia fatto una scelta umana ma non giusta. I risentimenti per la vicenda paterna hanno avuto il sopravvento su quella politica e l’hanno portata a chiedere “asilo politico” a Forza Italia.
Ma non credo che il richiamo al nome di Craxi possa avere successo elettorale.
La scarsità di risorse finanziarie, l’alto debito pubblico, gli onerosi costi di petrolio e gas, oltre che delle relative bollette (+19,2), che, a causa delle guerre in corso e della chiusura dello stretto di Hormuz, sta mettendo a dura prova la resistenza delle imprese ed il bilancio delle famiglie, tutto ciò sta determinando meno PIL e più inflazione, ovvero quella che in economia si chiama stagflazione.
Pensiamo al presente, quindi, e non al passato remoto. Pensiamo allo shock ed all’ansia che il mondo intero sta vivendo ed al come uscirne. È questo che interessa le popolazioni e lasciamo stare i morti. A meno che non abbiamo paura di loro o del loro passato. Noi abbiamo il dovere di occuparci del presente e di come viviamo oggi, di quali siano i problemi attuali e quali le esigenze dei cittadini e della democrazia. Tutto il resto interessa relativamente. Di Craxi sarà la storia a dare il suo giudizio. Ai posteri, quindi.
Non è comunque giusto propalare notizie di cui non ci sono stati riscontri reali. Rustico parla di una mazzetta da 160 miliardi di lire data a Craxi da Berlusconi per ringraziarlo della legge sulle televisioni, Pino Arlacchi all’epoca dei fatti parlò di un tesoretto di 1500 miliardi di lire di Craxi nascosto in un paese asiatico. Di certo ad oggi non è stata ancora trovata alcuna traccia di quel denaro.
Smettiamola, pertanto, una volta per tutte di dare notizie che non hanno fondamento. In ogni caso penso sia doveroso riferire che la figura di Bettino CRAXI oggi viene rivalutata da quei leader politici che ieri lo hanno accusato e condannato, a cominciare da Massimo D’Alema.
Spero che il mio sereno e modesto contributo venga recepito con serietà e che non venga frainteso. Per me che ho vissuto quel periodo violento e traumatico e che ricordo la furia emotiva del Paese, la condanna giustizialista ed il linciaggio feroce del popolo verso gli indagati, oltre alle vittime che ci furono, è stato difficile e doloroso raccontare. Ma, a distanza dei tanti anni trascorsi dall’accaduto, lavoriamo per un futuro migliore e per un clima diverso e senza inutili tensioni.
(Piero LA ROSSA)
